La voce del padrone – Franco Battiato

tumblr_lr6232sB1B1qee8wwIl 1981 è l’anno di Simon & Garfunkel che tengono al Central Park di New York il celebre concerto gratuito poi pubblicato come The Concert in Central Park.

Al di qua dell’Oceano il 1981 è l’anno di pubblicazione del primo Greatest Hits dei Queen che venderà 45 milioni di dischi in tutto il mondo; non solo, il 25 ottobre 1981, sette giorni prima dell’uscita dell’album (2 novembre 1981) i Queen e David Bowie pubblicano il singolo Under pressure.

E in Italia?

In Italia è l’anno della vittoria di Alice al 31° Festival della Canzone Italiana con il brano Per Elisa; tra gli autori del brano Carla Bissi, Giusto Pio e un semi-sconosciuto Franco Battiato.

Franco_Battiato_nel_1972

Ma il 1981 è per Franco Battiato (Francesco all’anagrafe) l’anno della svolta.

Con l’etichetta EMI Italiana l’istrionico artista italiano pubblica in quell’anno l’album La voce del padrone; dopo un timida accoglienza, dal febbraio del 1982, grazie al successo del primo singolo Bandiera bianca, l’album scala le classifiche di vendita posizionandosi al primo posto dalla primavera all’autunno, raggiungendo e superando tra settembre e ottobre 1982 il record del milione di copie vendute, primo album italiano di tutti i tempi a raggiungere tale risultato.

franco-battiato-la-voce-del-padrone

La voce del padrone è un album praticamente perfetto; ricco di citazioni colte e popolari, musicalmente complesso e completo (con rimandi al pop, all’elettronica, al punk, alla musica classica e alla new wave) ma orecchiabile e leggero.

Rolling Stone – Italia lo piazza al secondo posto dei dischi italiani più belli di sempre, preceduto dal solo Bollincine di Vasco Rossi.

Battiato nell’album non risparmia all’ascoltatore un’accalorata e intelligente critica sociale attingendo alla sua vastissima cultura classica, orientale, musicale e scientifica.

Il disco (e l’intera sua discografia) è infatti costellato di immagini e citazioni scientifiche:

A nessuno di noi è servita la formula della legge di gravitazione universale per capire e canticchiare  “cerco un centro di gravità permanente”; avevo probabilmente 2 anni la prima volta che ascoltai quella canzone (ovviamente non per scelta); a sei anni non sapevo nemmeno far di conto ma avevo già una vaga idea di cosa Battiato intendesse con quelle parole.

e ancora…

FRANCO_BATTIATO_GLI_UCCELLI_62361639_thumbnail“Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.

Aprono le ali
scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.”

Battiato immagina leggi scientifiche che, come delle trame, regolano il volo degli uccelli e per estensione l’intero divenire; di degna nota il riferimento a “questa parte di universo” che sottointende una violazione delle proporietà di isotropia e simmetria dell’universo e l’accostamente tra il concetto di “geometria”,  oggettivo,  e l’aggettivo “esistenziale”, soggettivo e antropocentrico.

Ma la canzone che più di ogni altra si serve di immagine scientifiche nell’album è Segnali di vita: qui Battiato accosta il quotidiano vivere umano alle meccaniche celesti stravolgento il punto di vista e lasciando in primo piano l’evoluzione del cosmo e mettendo l’errare umano come “sottofondo per le stelle”. La conspevolezza delle dimesioni del cosmo e della continua espansione dell’universo offre all’autore la possibilità di ampliare il proprio pensiero e dargli un più ampio respiro

Sistema_solare_2006

Il sistema solare;
le dimensioni non sono in scala

Oggi noi sappaimo di abitare il terzo pianeta del sistema solare, la Terra, che ruota atono ad una stella medio-piccola (il Sole) della nostra galassia, la Via Lattea.

La Via Lattea è composta da centinaia di miliardi di stelle.

Attorno alla Via Lattea a milioni, miliardi di anni luce di distanza ci sono altre miliardi di galassie, composte a loro volta da centinaia di migliaia di stelle.

O, per dirla con le immagini, ecco quello si nasconde in un angolo di cielo grande quando un decimo della luna piena: in questa immagine ogni singolo punto luminoso (tranne due sole stelle) è una galassia…

Galassie-pilastri

L’Hubble ultra deep fied – Campo molto profondo di Hubble:
10000 galassie in un angolo di cielo grande quanto un decimo della luna piena.

Ti accorgi di come vola bassa la mia mente?

Segnali di Vita

Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità.
Segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti.
Rumori che fanno sottofondo per le stelle
lo spazio cosmico si sta ingrandendo
e le galassie si allontanano
ti accorgi di come vola bassa la mia mente?
E colpa dei pensieri associativi
se non riesco a stare adesso qui.
Segnali di vita ecc.

Le riflessioni su cosmo, sul tempo e lo spazio sono in quest’album il seme che germoglierà nei suoi lavori successivi (ad esempio No Time, No Space e Via Lattea 1985, L’oceano di silenzio, 1988)

Ma intanto l’anno successivo è il 1983 ed è l’anno di Thriller  di Michael Jackson (pubblicato in realtà il 30 novembre 1982) che irromperà in tutte le classifiche del mondo diventando l’album più venduto della storia con i suoi 115 milioni di dischi venduti. Anche in Italia Thriller è l’album più venduto del 1983. Ma alle spalle del grande Michael è di nuovo Franco Battiato a con il nuovo album l’Arca di Noe.

Symptom of the universe – Black Sabbath

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“Conducimi attraverso i secoli, verso anni supersonici”

La frase che apre la canzone Symptom of the universe della rock band inglese Black Sabbath non vuol dire assolutamente nulla!

Eppure…

Eppure la band regina dell’occulto, i Black Sabbath  nel loro sesto album Sabotage (1975) dedica ben due canzoni a temi più o meno scientifici (più pecisamente astronomici): Symptom of the Universe e Hole in the sky inserendo nei testi alcune intuizioni geniali.

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Queste due tracce di Sabotage , grazie al loro originario stile heavy metal, diventano canzoni di culto dei fans, mentre il resto dell’album viene accolto freddamente: Sabotage  segna infatti la svolta musicale del gruppo sempre più legato ad effetti elettronici e psichedelici.

Nel testo di Symptom of the universe troviamo riferimenti visionari alla cosmogonia e alla mitologia ispirati da un sogno fatto dal bassista Geezler Butler.

Al di là delle immagini sconnesse è rilevante  l’associazione nel nostro satellite all’idea di Madre, un’identificazione che trae le sue origini in antichissime mitologie; la Luna nasce infatti come divinità femmiile sulle coste del Mediterraneo e con le fasi di nascita, crescita e morte viene associata alla Grande Madre che presiede il perenne ciclo di vita-morte-vita.

Non a caso il nome del dio frigio associato alla Luna è Mene, nome che  contiene  la radice indoeuropea -me (che troviamo ad esempio un po’ “sporcato” nella parola “Moon”)  che significa misura, computo ed è la stessa che ritroviamo nella parole mensis, mentruus:  la  ciclicità della Luna aveva infatti l’ indispensabile funzione di arcaico calendario mensile.

Ecco come si presenta la Luna a Lucio nelle Metamorfosi di Apuleio:

“[…] eccomi qui, Lucio, mossa dalle tue preghiere, io ,

la genitrice del mondo naturale,

la signora di tutti gli elementi,

l’origine prima delle generazioni,

la somma delle divinità,

la regina dei mani,

il volto unico degli dei e delle dee […]”

Lucio Apuleio, II sec d.C.

Oggi sappaimo che sebbene non sia la Luna origine della vita, il nostro satellite ha avuto un ruolo fondamentale per il suo sviluppo: la sua presenza ha infatti permesso di mantenere stabile l’asse terrestre evitando stravolgimenti e shock termici (avvenuti ad esempio su Marte) che non avrebbero consentito l’evoluzione per come oggi la conosciamo.

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Notevole è anche il riferimento nell’album Sabotage al buco nel cielo – Hole in the sky proprio negli anni (la canzone è del 1975) in cui viene trovata la prima prova empirica dell’esistenza dei buchi neri: nel 1974 la comunità scientifica riconosce in Cignus X-1 una sorgente a raggi X nella costellazione del Cigno per la prima volta nella storia un buco nero stellare.

Che sia un caso o no ai Black Sabbath viene addirittura in mente che questo buco nel cielo sia anche (lo leggiamo nel loro testo) una “finestra del tempo” … Non so cosa loro avessero in mente ma l’idea di uno stavolgimento spazio-temporale è la base della teoria dei buchi neri.

Come al solito il rock ha la vista lunga!

SYMPTOM OF THE UNIVERSE:

Take me through the centuries to supersonic years
Electrifying enemy is drowning in his tears
All I have to give you is a love that never dies
The symptom of the universe is written in your eyes

Mother moon she’s calling me back to her silver womb
Father of creation takes me from my stolen tomb
Seventh advent unicorn is waiting in the skies
A symptom of the universe, a love that never dies

Take my hand my child of love come step inside my tears
Swim the magic ocean I’ve been crying all these years
With our love we’ll ride away into eternal skies
A symptom of the universe, a love that never dies

Woman child of love’s creation, come and step inside my dreams
In your eyes I see no sadness, you are all that loving means
Take my hand and we’ll go riding through the sunshine from above
We’ll find happiness together in the summer skies of love

SINTOMO DELL’UNIVERSO

Conducimi attraverso i secoli,verso anni supersonici

Il nemico elettrificante, sta affogando nelle sue lacrime

Tutto ciò che ho da dartiè un amore che non muore mai

Il sintomo dell’universoè scritto nei tuoi occhi

La madre luna mi sta richiamando al suo ventre argentato

Il padre della creazione toglimi dalla mia tomba rubata

La settima notte l’unicorno sta aspettando nei cieli

Un sintomo dell’universo, un amore che non muore mai

Prendimi la mano, mio bambino dell’amore, sali dentro le mie lacrime

Nuota per l’oceano magico Ho pianto per tutti questi anni

Quando il nostro amore cavalcherà nei cieli eterni

Un sintomo dell’universo, un amore che non muore mai

Oh, figlio mio dell’amore per la creazione, vieni e sali dentro i miei sogni

nei tuoi occhi no vedo nessuna cattiveria, tu sei tutto ciò che significa amare

Prendimi la mano ed andremo cavalcando attraverso la luce del sole da lassù

Insieme troveremo la felicità nei cieli estivi dell’amore

The final countdown – Europe

E’  il 1985 quando il bassista John Leven suggerisce a Joey Tempest di incidere un singolo con un riff registrato tra l ’81 e l ’82.

Quando il gruppo sente la demo i pareri sono discordanti ma sono tutti d’accordo sul fatto di includere il singolo nell’album ed usarlo esclusivamente come apertura dei concerti.
Nasce così The final countdown il singolo più famoso del gruppo svedese Europe pubblicato nel 1986 in occasione del loro (omonimo) terzo album.
Così ricorda Joey Tempest:

“It was over six minutes long and was never meant to be a hit or anything like that. It was meant to be an opening for the “live” show. We were putting out our third album and we wanted a really “grand” opening for the show. So, I had that “riff” tucked away in a drawer since my college years and I took it out, found a tempo for it, wrote lyrics and it turned out to be a great opening for that album and for the show as well.”

Ma la compagnia Epic Records è assolutamente convinta che  quello debba essere il singolo di apertura dell’album.

Il risultato sarà che  The final countdown arriva al numero  1 delle chart in 27 stati vendendo quasi 12 milioni di copie; in Italia il singolo è rimasto al numero 1 per 9 settimane consecutive.

L’inizio della canzone con il famosissimo conto alla rovescia e il tema del viaggio spaziale ricordano Space Oddity di David Bowie alla quale Joey Tempest dichiara apertamente di essersi ispirato.

E così ritroviamo  il conto alla rovescia come emblema della partenza verso nuovi mondi e scopriamo cha ancora negli anni ’80, sulla scia della conquista della Luna e sull’onda della paura per la guerra fredda, il viaggio interplanetario rappresenta uno scenario futuribile… [*]

E’ curioso notare il riferimento a Venere che nei primi anni ’80 è stato protagonista incontrastato delle esporazione spaziale; se Marte infatti dopo il successo delle sonde americane Viking (1975-76) è stato dimenticato fino al 1988 dall’Unione Sovietica (programma Phobos) e fino al 1996 dalla NASA (Mars Globas Surveyor) , tra il 1980 e il 1986 attorno a Venere hanno orbitato ben 6 sonde russe ( 4 del programma Venera e 2 del programma Vega) ,  quattro delle quali hanno condotto atterraggi di successo.

We’re leaving together,
But still it’s farewell
And maybe we’ll come back,
To earth, who can tell ?
I guess there is no one to blame
We’re leaving ground
Will things ever be the same again?

It’s the final countdown…

We’re heading for Venus and still we stand tall
Cause maybe they’ve seen us and welcome us all
With so many light years to go and things to be found
I’m sure that we’ll all miss her so

IL CONTO ALLA ROVESCA FINALE

Stiamo partendo insieme
ma è sempre un addio
e forse torneremo sulla Terra
chi può dirlo?
penso che non si possa incolpare nessuno
stiamo lasciando il terreno
le cose potranno mai
essere di nuovo le stesse?

è il conto alla rovescia finale…

Ci stiamo dirigendo a Venere
e ancora stiamo in piedi
perchè forse ci hanno visto
e ci hanno dato il benvenuto
con così tanti anni luce da percorrere
e cose da trovare
sono sicuro che ci mancherà molto…

www.angolotesti.it

[*] anche se lo stesso Bowie nel singolo Ashes to ashes, già nel 1980, abbandonerà il Major Tom a se stesso tornando ad una visione decisamente disincantata e disillusa dello spazio e del viaggio interplanetario. Ma Bowie, si sa, è un’altra storia…

’39 – Queen

Pubblicata nel 1975 , ’39 è la quinta traccia dell’album A night at opera dei Queen considerato il loro lavoro più rappresentativo, per intenderci quello che contiene Bohemian Rhapsody.

’39 parla di un gruppo di astronauti che, imbarcati in una navicella per un viaggio di un anno ad una velocità prossima a quella della luce, ritornano sulla terra, consapevoli del fatto che mentre per loro è trascorso un solo anno, per i terrestri sono passati migliaia di anni.

Questo che va sotto il nome di  dilatazione dei tempi è un fenomeno previsto dalla relatività speciale di Einstein.

Il punto di partenza  (dimostarto sperimentalmente) è che la luce ha sempre la stessa velocità rispetto a qualunque osservatore, sia esso fermo o in moto: circa 300000 km/sec nel vuoto.

Quando si ha a che fare con velocità prossime a quella della luce non è possibile comporre le velocità con semplici trasformazioni galileiane ma è necessario ricorrere alle trasformate di Lorenz.

Se cammino a 5 km orari  su un treno che va a 100 km orari la mia velocotà rispetto ad un uomo sulla banchina della stazione sarà di 105 km orari.

Questa legge di composizione delle velocità  non è più utilizzabile  se le velocità sono paragonabili alla velocità della luce.

Qualitativamente, la velocità è definita come spazio percorso / tempo impiegato; se la velocità della luce deve rimanere costante per tutti sia che si stia camminando, o si stia fermi o si stia guidando o si sia su un aereo o un treno (quindi sempre con una velocità diversa) qualcosa nel tempo o nello spazio deve cambiare.

In altre parole tempo e spazio non sono grandezze fisiche assolute come voleva la meccanica classica ma dipendono dal sistema di riferimento.

Nell’idea della canzone è ovviamente presente lo zampino di Brian May,  dottorato in astrofisica nel 2007 con una tesi su “Un’analisi delle velocità radiali della nube zodiacale”. Nell’album la canzone è cantata da lui.

’39

In the year of thirty-nine
Assembled here the volunteers
In the days when lands were few
Here the ship sailed out into the blue and sunny morn
The sweetest sight ever seen
And the night followed day
And the story tellers say
That the score brave souls inside
For many a lonely day
Sailed across the milky seas
Ne’er looked back never feared never cried

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
Write your letters in the sand
For the day I’ll take your hand
In the land that our grand-children knew

In the year of thirty-nine
Came a ship in from the blue
The volunteers came home that day
And they bring good news
Of a world so newly born
Though their hearts so heavily weigh
For the earth is old and grey
to a new home we’ll away
But my love this cannot be
Oh so many years have gone
Though i’m older but a year
Your mother’s eyes from your eyes cry to me

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
Write your letters in the sand
For the day I’ll take your hand
In the land that our grand-children knew

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
All your letters in the sand
Cannot heal me like your hand
For my life’s still ahead, pity me.

’39
Nell’ anno ’39
I volontari si riunirono qui
Nei giorni in cui le terre erano scarse
Proprio da qui la nave salpò verso il blu di un mattino di sole
Era il più dolce spettacolo mai visto
E dopo la notte seguiva il giorno
E i narratori narrano
Che quel gruppo di spiriti audaci
Per molti giorni navigarono solitari attraverso i mari lattei
Senza mai guardare dietro, senza avere paura, senza mai piangereNon senti la mia chiamata
Anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Scrivi le tue lettere sulla sabbia
Per il giorno in cui ti prenderò per mano
Nella terra che i nostri nipoti avranno conosciutoNell’anno ’39
Giuse una nave dal blu
Quel giorno i volontari tornarono a casa
Portarono buone notizie
Di un mondo nato da poco
Sebbene i loro cuori fossero pesanti
Poichè la terra è vecchia e grigia
Piccola mia noi andremo via
Ma, mio amore questo non è possibile
Oh sono passati tanti anni,
Sebbene io non sia invecchiato che di un anno
Gli occhi di tua madre dentro ai tuoi piangono per meNon senti la mia chiamata
Anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Scrivi le tue lettere sulla sabbia
Per il giorno in cui ti prenderò per mano
Nella terra che i nostri nipoti avranno conosciutoNon senti la mia chiamata,
anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Tutte le lettere scritte sulla sabbia
Non possono guarirmi come potrebbe fare la tua mano
Per la mia vita a venire abbi pietà di me

Watcher of the skies – Genesis

Tratto dall’album Foxtrot (1972), Watcher of the sky è una canzone dei Genesis ispirata al poema di John Keats  “On first looking into chapman’s homer” (1816):

Then felt I like some watcher of the skies
When a new planet swims into his ken;

L’idea del testo venne a Banks e Mike Rutherford mentre erano a Napoli in tournè. Osservando l’ampio panorama  attorno a loro durante le prove si chiesero cosa potesse sembrare ad un alieno una terra disabitata  in quello stato.

Così rievoca Tony Banks, nella biografia:

“Eravamo seduti sul tetto di un edificio, a Napoli: c’era tanto sole e tanto caldo, e guardando davanti a noi, in un grande spazio di case e campi, notammo che in giro non c’era nessuno, come se tutta la popolazione avesse abbandonato il pianeta… Non a caso io impazzisco per libri come Childhood’s End  di Arthur C.Clarke!”.

La canzone venne spesso utilizzata dal gruppo per l’apertura dei concerti; in merito all’intro, considerato uno dei più potenti intro strumentali del rock, Tony Banks dichiara:

“It was intentionally melodramatic to conjure up an impression of incredible size. It was an extraordinary sound. On the old Mellotron Mark 2 there were these two chords that sounded really good on that instrument. There are some chords you can’t play on that instrument because they’d be so out of tune. These chords created an incredible atmosphere. That’s why it’s just an incredible intro”
 

Durante i concerti Peter Gabriel indossava ali di pipistrello ai lati della testa ed un trucco luminescente attorno agli occhi.

WATCHER OF THE SKIES

Watcher of the skies watcher of all
His is a world alone no world is his own,
He whom life can no longer surprise,
Raising his eyes beholds a planet unknown.

Creatures shaped this planets soil,
Now their reign has come to an end,
Has life again destroyed life,
Do they play elsewhere, do they know
More than their childhood games?
Maybe the lizards shed its tail,
This is the end of mans long union with earth.

Judge not this race by empty remains
Do you judge God by his creatures when they are dead?
For now, the lizards shed its tail
This is the end of mans long union with earth.

From life alone to life as one,
Think not now your journeys done
For though your ship be sturdy, no
Mercy has the sea,
Will you survive on the ocean of being?
Come ancient children hear what I say
This is my parting council for you on your way.

Sadly now your thoughts turn to the stars
Where we have gone you know you never can go.
Watcher of the skies watcher of all
This is your fate alone, this fate is your own.

GUARDIANO DEI CIELI

Guardiano dei cieli, guardiano di ogni cosa
Il suo è un mondo solitario, nessun mondo è il suo,
Colui la cui vita non può più sorprendere,
Alzando gli occhi scorge uno sconosciuto pianeta.

Creature hanno plasmato il suolo di questo pianeta,
Ora il loro regno è giunto alla fine,
La vita ha di nuovo distrutto la vita,
Agiscono ancora altrove? Conoscono forse
Qualcosa in più rispetto ai loro giochi d’infanzia?
Forse la lucertola ha perso la coda,
Questa è la fine della lunga unione dell’uomo con la terra.

Non giudicate questa razza da vuote rovine,
Giudicate forse Dio per le sue creature quando sono ormai morte?
Perché ora la lucertola ha perso la coda
Questa è la fine della lunga unione dell’uomo con la terra.

Da una vita solitaria a una vita come uno,
Non pensare che ora il tuo viaggio sia finito
Perché sebbene la tua nave sia robusta,
Il mare non ha alcuna pietà,
Sopravviverai nell’oceano dell’esistenza?
Venite anziani bambini a sentire cosa dico
Questo è il mio ultimo consiglio per te sulla tua strada.

Tristemente ora i tuoi pensieri si rivolgono alle stelle
Dove noi siamo andati sai che non potrai mai andare.
Guardiano dei cieli, guardiano di ogni cosa,
Questo è il tuo destino solitario, questo è il tuo destino.

http://spazioinwind.libero.it/macman/musica/sim/foxtrot.html

The dark side of the moon – Pink Floyd

Il concept album più famoso della storia o un semplice capitolo di un libro di astronomia?

The dark side of the moon è entrambe le cose!

E assolutamente vero: la Luna ha una faccia nascosta che noi uomini non possiamo mai vedere; o meglio, quasi mai.

Esattamente come in walzer la donna mostra sempre il viso al compagno mentre insieme girano sulla pista da ballo, nella sua rotazione attorno alla Terra, il nostro satellite ci mostra sempre lo stesso volto.

Terra e Luna ballano questo walzer da quasi 5 miliardi di anni e solo nel 1959 l’uomo è riuscito a vedere la parte nascosta

Per la precisione il 7 ottobre 1959 la sonda russa Luna 3  fotografò per la prima volta la faccia oscura della Luna

.

17 Marzo 1973 – I Pink Floyd pubblicano il concept album “The dark side of the moon”.

Per i Pink Floyd si tratta più che altro di un’allusione alla pazzia, all’alienazione, non all’astronomia.

Finalmente, dopo miliardi di anni un concetto scientifico viene assimilato, fatto proprio e  interiorizzato a tal punto da risultare l’emblema di uno stato umano.

L’album termina con il brano Eclipse e una rilfessione sul concetto di alterità.

La scienza diventa cultura! Cultura rock, cultura pop, semplicemente cultura.

Esattamente come quando definiamo una persona “lunatica” senza nemmeno chiederci che diavolo c’entri la Luna.

Non solo, la copertina dell’album rappresenta un prisma che diffrange la luce e la scinde nelle sue componenti
cromatiche.

L’intento del gruppo era semplicemtne quello di trovare un’immagine pulita ed elegante: scelsero all’unaninità il prisma tra le sette proposte dai grafici.

Quell’immagine è la base di tutta la ricerca astrofisica: grazie alla divisione nelle diverse componenti della luce proveniente dalle stelle è possibile indagare la strutture chimica e fisica degli oggetti celesti.

Senza il prisma l’astrofisica non esisterebbe. Tout court. Più pulito ed elegante di così…

Space oddity – David Bowie

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.Apollo 11 Astronaut Neil Armstrong set foot on the moon 40 years ago

 

 

La canzone in effetti parla del Maggiore Tom (Major Tom) e del suo viaggio spaziale; tuttavia, sebbene la vicinanza temporale con l’allunaggio sia sorprendente Bowie dichiarerà di non aver voluto celebrare l’impresa spaziale ma di essersi ispirato principalmente al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio (1968) e al suo senso di alienazione

Odissea

Alla fine della seconda guerra mondiale e fino agli anni ’70 lo spazio diventa teatro della guerra fredda tra Russia e America, lo scenario perfetto per dimostrare la propria forza e la capacità di conquista di nuovi mondi.

La Luna diventa più vicina  e Marte e Venere diventano tappe possibili.

Lo spazio, il cielo perde il suo ruolo mistico e divino e diventa una strada da percorrere;  per ostentazione di forza, per ricerca di nuove speranze o, come per Bowie, per stanchezza.

In contrapposizione alla euforia mondiale di conquista l’atteggiamento del Maggiore Tom è quello della rassegnazione, rinuncia  e accettazione di un destino imposta da altro e altri. Bowie presenta una visione assolutamente disillusa e disincantata del potere e della fama.

Nonostante questo iniziale pessimismo David Bowie tornerà sul tema dello spazio  e della presenza aliena per buona parte della sua carriera creando personaggi come Ziggy Stardust, l’album The rise and fall of Ziggy Stardust and the spider from Mars (1972) e come protagonista nel film di fantascienza L’uomo che cadde sulla terra (1976).

Ground Control to Major Tom
Ground Control to Major Tom
Take your protein pills
and put your helmet onGround Control to Major Tom
Commencing countdown,
engines on
Check ignition
and may God’s love be with you(spoken)
Ten, Nine, Eight, Seven, Six, Five, Four, Three, Two, One, LiftoffThis is Ground Control
to Major Tom
You’ve really made the grade
And the papers want to know whose shirts you wear
Now it’s time to leave the capsule
if you dareThis is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating
in a most peculiar way
And the stars look very different todayFor here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can doThough I’m past
one hundred thousand miles
I’m feeling very still
And I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much
she knows

Ground Control to Major Tom
Your circuit’s dead,
there’s something wrong
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you….

Here am I floating
round my tin can
Far above the Moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do.

SPACE ODDITY – traduzione

Centro di Controllo a Maggiore Tom,
Centro di Controllo a Maggiore Tom,
Prendi le tue pillole di proteine e mettiti il casco.Centro di Controllo a Maggiore Tom
comincia il conto alla rovescia,
accendi i motori,
controlla l’accensione
e che Dio ti assista.(parlato)
Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque,
quattro, tre, due, uno, PartenzaQuesta è il Centro di Controllo
a Maggiore Tom,
ce l’hai proprio fatta
e i giornali vogliono sapere per che squadra tieniE’ arrivato il momento di lasciare la capsula,
se te la senti.

Qui è il Maggiore Tom a Centro di Controllo,
sto uscendo dalla porta
e sto galleggiando nello spazio
nel modo più singolare
e le stelle hanno un aspetto molto diverso, oggi.

Perché
sto seduto in un barattolo di latta,
lontano sopra il mondo,
il pianeta Terra è azzurro e triste
e non c’è niente che io possa fare.

Malgrado sia lontano
più di centomila miglia,
Mi sento molto tranquillo,
E penso che la mia astronave sappia dove andare

Dite a mia moglie che la amo tanto,
lei lo sa

Centro di Controllo a Maggiore Tom
Il tuo circuito si è spento,
c’è qualcosa che non va
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci, Maggiore Tom?
Puoi sentirci…

Sono qui che galleggio
attorno al mio barattolo di latta,
lontano sopra la Luna,
il pianeta Terra è azzurro e triste
e non c’è niente che io possa fare”.

44 anni dopo…

Il 13 maggio 2013 il comandante della stazione spaziale, Chris Hadfield, prima di lasciare  il comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) realizza il primo video musicale dallo spazio. Un omaggio a Bowie!

Il duca bianco approva e ritwitta con un “Hello Spaceboy” (ovviamente autocitandosi).