Radio Gaga – Queen

Forse non tutti si accorgono che è la vigilia della notte di Halloween; oppure non sentono Orson Welles dichiarare che si tratta della trasposizione radiofonica del romanzo “La guerra dei mondi del – quasi omonimo – George Herbert Wells, del 1897.

Il risultato è che il 30 ottobre 1938 milioni di persone si riversano nelle strade e invadono le chiese, terrorizzate dagli annunciatori radiofonici che interrompendo i programmi di musica informano la popolazione che i marziani sono sbarcati nel New Jersey e stanno attaccando gli Stati Uniti d’America.

I marziani? E quando sono comparsi??

E’ il 1877 quando Giovanni Virginio Schiaparelli dalla Cupola dell’Osservatorio di Brera a Milano con il suo nuovissimo e potentissimo telescopio riesce per la prima volta a guardare la superficie di Marte e osserva che :

“Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso di una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro. Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte.” E con minuzioso e paziente lavoro Schiaparelli disegna le splendide e dettagliatissime mappe ormai passate alla storia.

Ma che tipo di canali sono? Canali naturali per lo scolo delle acque o canali artificiali costruiti da qualcuno per provvedere al bisogno idrico di una popolazione marziana?

Schiaparelli non si sbilancia e ribadisce che “Non occorre supporre qui l’opera di esseri intelligenti.”

Tuttavia, alla fine dell’800 quando buona parte della comunità scientifica si sta entusiasmando all’idea dell’esistenza dei marziani, anche Schiaparelli  – ma solo sulla rivista divulgativa Natura e Arte  – si lascia andare alla fantasia e  scrive:

“Concediamo ora alla fantasia un più libero volo: […] l’idea che da qualche parte almeno secondaria vi possa avere una razza di esseri intelligenti non può essere considerata come interamente assurda.

Non sarà difficile disegnare con l’immaginazione i grandi argini necessari per contenere nei giusti limiti l’inondazione boreale; Marte dev’esser certamente il paradiso degli idraulici.

E passando ad un ordine più elevato di idee interessante sarà ricercare qual forma di ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose; se l’intreccio onde son tra loro inevitabilmente legati gli abitanti d’ogni valle, non rendano qui assai più pratica e più opportuna, che sulla terra non sia, l’istituzione del socialismo collettivo, per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti.”

E’ il 1895.

Due anni dopo, nel 1897, Herbert George Wells pubblica La guerra dei mondi, in cui i marziani sbarcano sulla Terra pronti a conquistarla; un racconto così vivido, terrificante ed efficace da essere riprodotto in due vesioni cinematografiche (1953 e 2005) e nella celebre versione radiofonica di Orson Welles che, forse più di ogni altra, riscuote successo e reazioni di pubblico, seminando il panico negli Stati Uniti.

Ma è andata veramente così?

Quella del panico scaturito della trasmissione di Orson Welles pare essere una leggenda dura a morire; ad alimentarla sotto, sotto sembra ci sia il contenzioso tra l’informazione scritta e quella radiofonica.

Tra gli anni ’20 e gli anni ’30 i giornali perdono molti introiti pubblicitari per colpa della radio e sfruttano la trasmissione de “La guerra dei mondi” per screditare il mezzo sonoro, reo di puntare  più sul sensazionalismo che sulla veicolazione di corrette informazioni.

Il New York Times  il 31 ottobre 1938 nell’editoriale “Terror by radio” depreca l’uso del notiziario a mo’ di finzione drammatica accusandolo di creare un precedente che esautori il notiziario di autorità e onestà.

Dopotutto la radio è appena nata e la sua comparsa non è ancora stata assorbita ed accettata.

Figlia del fonografo e del telegrafo, negli anni ’20, la radio entra in molte case, come strumento di informazione e di svago (la prima trasmissione di un codice morse avviene nel 1895 ad opera del ventunenne Guglielmo Marconi, mentre prima trasmissione radiofonica è considerata quella di Frank Conrad dal proprio garage a Pittsburgh, in Pennsylvania nel 1916), registrando un boom di vendita nel 1922 nei soli Stati Uniti di 400.000 unità.

Lo sviluppo della radio  – e dei programmi musicali –  vengono salutati con diffidenza e rabbia sia dalla carta stampata che dalle compagnie produttrici di dischi e apparecchi musicali.

Tuttavia col tempo (e mezzi più o meno leciti) le industrie discografiche individuano nella radio un’alleata nella veicolazione e nella sponsorizzazione della musica da loro prodotta. E nessuno la fermerà più…

Negli anni ’60 lo scenario si ripete … Solo che queste volta è la radio da difendere e il nuovo mezzo di cui diffidare è la televisione.

Alla fine degli anni settanta si fa strada un nuovo mezzo di diffusione della musica: il video clip (per altro già sperimentato con successo dai Beatles quindici anni prima per far fronte a tutte le richieste di partecipazione). Più lungo della semplice pubblicità ma più breve di un corto metraggio, il video clip permette di accostare immagini a suoni e parole senza la necessità di un racconto razionale ma onirico e allusivo; tra i primi video realizzati c’è Bohemian Rapsody” dei Queen (1975).

A pochi anni di distanza dalla  disincanta risposta dei Buggles con “Video killed the radio star “(1979), nel 1981, nasce un intero canale televisivo dedicato alla trasmissione dei video musicali: MTV.

E sono proprio i Queen, così protagonisti del mezzo televisivo, a lasciarsi prendere dalla maliconia per quello strumento che lascia la fantasia libera di volare.

Scritta nel 1983 da Roger Taylor, batterista del gruppo, ispirandosi alle parole del figlio, la canzone Radio gaga entra nell’album The Work del 1984 e raggiunge il numero uno in classifica in 19 paesi.

I primi  versi della canzone sono dedicati proprio alla trasmissione de “La guerra dei mondi” di Orson Welles.

You gave them all those old time stars
Through wars of worlds – invaded by Mars

Il video – nel 1984 non si poteva già più fare a meno del mezzo televisivo – si sviluppa sulle scene del celeberrimo film di fantascienza Metropolis di Fritz Lang del 1927.

Radio gaga è la seconda canzone cantata dai Queen al Live Aid allo stadio di Wembley, sul ritmo di 72000 persone che battono le mani all’unisono.

E’ l’incoronazione del mezzo televisivo a diffusore di musica: il 13 luglio 1985 si stima che ben due miliardi di persone sparse su centocinquanta paesi assistano alla diretta del concerto rock Live Aid, tenutosi allo scopo di ricavare fondi per le popolazioni colpite dalla carestia in Etiopia: uno dei programmi televisivi (se non il programma televisivo) più seguito di tutti i tempi.

… E 72000 persone cantano insieme:

Radio, sai che c’è di nuovo?

Radio, qualcuno continua ad amarti…

 

Radio Gaga – Queen

Radio – radio
I’d sit alone and watch your light
My only friend through teenage nights
And everything I had to know
I heard it on my radio

You gave them all those old time stars
Through wars of worlds – invaded by Mars
You made ‘em laugh – you made ‘em cry
You made us feel like we could fly
Radio

So don’t become some background noise
A backdrop for the girls and boys
Who just don’t know or just don’t care
And just complain when you’re not there
You had your time, you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

All we hear is radio ga ga
radio goo goo
radio ga ga
All we hear is radio ga ga
radio blah blah
Radio what’s new ?
Radio, someone still loves you

We watch the shows – we watch the stars
On videos for hours and hours
We hardly need to use our ears
How music changes through the years

Let’s hope you never leave old friend
Like all good things on you we depend
So stick around ‘cos we might miss you
When we grow tired of all this visual
You had your time – you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

All we hear is radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
All we hear is radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
All we hear is radio ga ga
Radio blah blah
Radio what’s new ?
Someone still loves you

Radio ga ga (ga ga)
Radio ga ga (ga ga)
Radio ga ga (ga ga)

You had your time – you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

***

Sedevo da solo a guardare la tua luce
La mia unica amica nelle notti da adolescente
E tutto ciò che dovevo sapere
Lo sentivo alla radio
Radio
Hai portato loro tutte quelle stelle dei vecchi tempi
Attraverso guerre dei mondi – invasioni da Marte
Li facevi ridere – li facevi piangere
Ci facevi sentire come se potessimo volare
Allora non diventare
un qualsiasi rumore di sottofondo
Uno sfondo per ragazze e ragazzi
Che semplicemente non sanno
o semplicemente non gliene importa
E sanno solo lagnarsi quando non ci sei
Hai fatto il tuo tempo, hai avuto potere
Devi ancora vivere la tua ora migliore
Radio
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio bla bla
Radio, che c’è di nuovo
Radio, qualcuno ti ama ancora!
Guardiamo gli spettacoli – guardiamo le stars
In video per ore e ore
Non abbiamo quasi bisogno di usare le orecchie
Com’ è cambiata la musica nel corso degli anni
Speriamo che tu non ci lasci mai, vecchia amica
Abbiamo bisogno di te come di tutte le buone cose
Dunque rimani perché potremmo sentire la tua mancanza
Quando saremo stufi di tutte queste cose in video
Hai fatto il tuo tempo, hai avuto potere
Devi ancora vivere il tuo momento d’ oro
Radio – Radio
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è Radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è Radio ga ga
Radio bla bla
Radio che c’è di nuovo?
Radio, qualcuno ti ama ancora!

Rivestirsi di cielo

Immaginario scientifico e tecnologia da indossare

 – Conferenza di Ilaria Arosio –

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La moda è un balletto, è lo spruzzo d’acqua nel parco, l’orchestra più sublime dell’eleganza intuitiva… (C. Dior)

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O un drappo di cielo stellato…Stilisti come Armani, Yves Saint Laurent, Vivienne Westwood, Dolce e Gabbana, Valentino non hanno resistito al fascino del cosmo e hanno fatto sfilare sulle passerelle di tutto il mondo pianeti, stelle, galassie, persino buchi neri e un pizzico di cosmologia; complice un rinnovato interesse per l’astronomia che dalla cinematografia alla letteratura, celebra la potenza visionaria di viaggi interplanetari, tunnel spazi-temporali e onde gravitazionali.

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Giacca della collezione “Zodiaco” – Elsa Schiaparelli

 

E non è una novità. La moda assorbe tutto l’interesse per lo spazio e l’astronomia già alla fine degli anni sessanta: PierreCardin, Andre Courrèges e Paco Rabanne inaugurano la “spaceage” della moda lasciandosi ispirare da tecnofibre e nuovi materiali sfruttati nella corsa allo spazio; e già Elsa Schiaparelli, 30 anni prima, sfida la rivale Coco Chanel a colpi di giacche astronomiche e stravaganze surrealiste, sfruttando cellophane, vetro e plexiglass per abiti e accessori.

Insomma, da sempre l’uomo ha fatto della necessità di coprirsi un’arte che ha assorbito le più grandi innovazioni culturali e tecnologiche, comunicando attraverso gli abiti nuove idee e nuovi orizzonti.

Come pensare che l’astronomia, la più visionaria delle scienze, ne sia rimasta fuori?

“La moda nasce da fatti poco importanti, da una tendenza o anche dalla politica, ma mai dal tentativo di creare piccole pieghe o balze o da ninnoli. Il mondo viene tirato da ogni parte come un vecchio pallone; bisogna intuire il corso della storia e anticiparlo.” (Elsa Schiaparelli)

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Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

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Ziggy played guitar

Io credo… Credo che alcuni nascano con un dono da fare all’umanità e li ringrazio commossa per non essersi risparmiati, per essersi donati fino alla fine e aver avuto il coraggio di illuminare la vita di milioni di persone. Grazie David.

Ziggy played guitar…

Space oddity

Life on mars

Altre forme di vita – Bluvertigo

E’ il 29 dicembre 1993 e tra un panettone e uno spumante Roberto O’Dell cattura al telescopio Hubble questa foto:

Immagine della Nebulosa di Orione distante 1500 anni luce dalla Terra.  I globuli di materia sono ritenuti dischi protoplanetari in formazione.

Immagine della Nebulosa di Orione distante 1500 anni luce dalla Terra. I globuli di materia sono ritenuti dischi protoplanetari in formazione.

Si tratta di una piccola porzione della Nebuolosa di Orione in cui si possono osservare cinque stelle che stanno nascendo in un inviluppo di gas e polveri; gas e polveri che, legati gravitazionalmente alla stella, andranno a formare con ogni probabilità dischi protoplanetari.

Questa immagine chiude un secolo di dibattiti sulla possibilità e la probabilità di formazione di dischi planetari attorno ad altre stelle: per decenni nel corso del 1900 scienziati e astronomi, hanno cercato, leggi della fisica alla mano, di giustificare l’esistenza di un Sistema Solare come il nostro e di prevedere l’esistenza di altri simili; ma il compito sembrava più arduo del previsto.

Ed ecco che dei puntini in un’immagine segnano una svolta… Sì i sistemi planetari  non solo sono possibili ma addirittura abbastanza probabili. Alla fine del 1993 il Telecopio Hubble osserverà dischi portoplanetari attorno a 56 delle 110 stelle giovani della Nebulosa di Orione.

31 gennaio 1997, esce il secondo album della trilogia chimica dei BluvertigoMetallo non metallo.

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La rivista Rolling Stone posiziona l’album tra i 100 più belli della musica Italiana. Un album ricco di sperimentazione, di cultura musicale, a metà starda tra il rock d’avanguardia di David Bowie e l’introspezione pungente di Franco Battiato. Una ventata di novità nella stagnate cultura musicale italiana.

Suoni elettronici – per l’appunto metallici –  la fanno da padrone accostandosi al decadentismo new wave e a ritmi funcky rock e pop anni ottanta costruendo la base su cui cucire gli acuti testi di Fuori dal tempo, Cieli Neri  e Altre forme di vita.

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Altre forme di vita in particolare coglie in pieno il clima di fine XX secolo: il trionfo dell’evoluzionismo di Darwin da una parte e dall’altra la consapevolezza che  l’universo è immenso:  esistono miliardi di galassie, ognuna formata da centinaia di milardi di stelle e Hubble ci sta dicendo che – con ogni  probabilità – attorno a molte stelle si possono sviluppare dischi planetari…

I pianeti ci sono. I Bluvertigo anche.

Ma i pianeti sono abitabili? Cosa significa abitabile? Cos’è la vita?

Per rispondere a queste domande servirebbe un intero corso di laurea in astrofisica e biologia e forse ancora non basterebbe.

L’unico punto di partenza che abbiamo è questo: noi (esseri animali e vegetali abitanti del pianeta Terra) viviamo. E al momento conosciamo solo questo tipo di vita. Tutto ciò che possiamo metterci a cercare è qualcosa di simile a “noi” e pertanto riteniamo abitabile un pianeta che abbia una certa forma, dimensione, composizione, temperatura, pressione atmosferica ecc.

Con molta onestà la scienza si occupa di ciò di cui si può occupare: cercare indizi di vita come la nostra.

In altre parole non possiamo cercare ciò che non conosciamo: non possiamo cercare Mario Rossi in uno stadio pieno di persone sconosciute se non sappiamo come è fatto Mario Rossi.

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Restringiamo quindi il campo alla vita così come noi la conosciamo: già nel 1953 in laboratorio Urey e Miller sono riusciti a sintetizzare amminoacidi, mattoni base della vita, partendo da una miscela di elementi chimici presenti sulla Terra alle origini; abbiamo trovato composti organici – tra cui ammoniaca (NH3), aldeide formica ( H2Co) e persino un composto simile alla citosina, base del DNA – in comete, pianeti , meteoriti e nubi molecolari.

Abbiamo inviato sonde, studiato composizione chimica, scattato immagini, portato a casa materiale dalla Luna e da Marte ma… Al momento non abbiamo trovato alcuna traccia di vita.

A dirla tutta … non sappiamo nemmeno come esattamente la vita si sia formata sulla terra; è come se  avessimo a disposizione tutti i mattoni necessari alla costruzione della vita (un pianeta roccioso abbastanza grande da avere un’atmosfera, una stella – il sole – ora abbastanza tranquilla, la giusta distanza dal sole, la temperatura giusta, l’acqua, il campo magnetico giusto, il satellite – La luna – in grado di stabilizzare l’orbita, le molecole organiche, ecc. ecc.) e casualmente ad un certo punto quei mattoni si siano ordinati e abbiano formato una casa.

 

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Come? Non sappiamo spiegarcelo. Un banale calcolo delle probabilità fatto dal biochimico Robert Shapiro che si formi per tentativi casuali l’RNA con 20 nucleootidi è di 1 su 10^992. Anche mettendo insieme miliardi di miliardi di galassie formate da miliardi di stelle arriviamo ad avere circa 10^30 stelle: la possibilità che attorno ad una stella di formi l’RNA è praticamente nulla.

Eppure noi ci siamo, seppur improbabili. La scienza deve partire da qui e qui ritornare.

E mentre la scienza e la tecnologia conducono la loro estenuante ed elettrizzante ricerca noi siamo liberi di giocare con le immagini e con i suoni, creando cultura, divertimento e regalando piccole gioie quotidiane alla nostra – così improbabile – vita.

Altre forme di vita

 

Un uomo intelligente

Mettendosi gli occhiali

Ha fatto distinzione

Tra gli esseri animali

E quelli vegetali

In terza media scopro

Che i regni sono 5

Fatti a loro volta

Da generi molto diversi tra loro

Diversi tra loro

Diversi tra loro

Se non esistessero i fiori

Riusciresti ad immaginarli

Se non esistessero i pesci

Riusciresti ad immaginarli

In altre zone di questo universo

È facile da realizzare

Che esiste tutto ciò che io non riesco

Ancora ad immaginare

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano altre forme di vita

Oggi ho fatto tardi

Però mi sembra strano

Che solamente noi

Siamo stati generati dal caso

Questo è un po’ egoista

E poco fantasioso

E forse un po’ cattolico

E poco divertente

Molto presuntuoso

molto limitante.

 

Se non ci fossero i funghi

Riusciresti ad immaginarli

Se non esistessero le alghe

Per esempio

Riusciresti ad immaginarle

Le stelle che riesco a vedere

Sono una piccola percentuale

Esiste tutto ciò che io non riesco

Ancora ad immaginare

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

Forme di vita

Altre forme di vita

Altre forme di vita

Altre forme di vita.

“Tutte le stelle… del Rock!”

“Tutte le stelle del rock”

50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale

 – Conferenza di Ilaria Arosio –


RNS chitarra

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.

Qualche anno più tardi, l’8 giugno 2010, in un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole “supermassive black hole”. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio G. Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

David Bowie e i Muse non sono i soli: dai Pink Floyd ai Genesis, passando per i Queen, Pearl Jam, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

Le canzoni e gli album pubblicati tra gli anni 1950 ed oggi rimangono infatti impregnati di quelle tematiche scientifiche che sono state in grado di influenzare il pensiero collettivo nel contesto dei cambiamenti culturali avvenuti nell’ultima metà del secolo scorso: la corsa allo spazio, l’esistenza dei buchi neri, l’espansione dell’universo, l’evoluzionismo di Darwin o la scoperta del bosone di Higgs.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce a tempo di rock!

***

Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

***

 

2+2=5 – Radiohead

“Se proprio si ha da lodar tutto, anche il due per due cinque,

a volte è una cosuccia graziosissima”

F.Dostoevskij, 1864

 

Che due più due possa, delle volte, far cinque non è certo una novità

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russellVe n’è traccia nella feroce critica di Victor Hugo del 1852 alla presa di potere da parte di Napoleone III, in una lettera del 1871 del drammaturgo norvegese Ibsen  al critico George Brandes, nelle Memorie del sottosuolo di Dostoevskij, 1864, nella raccolta di racconti umoristici di Alphonse Allais del 1895,  o in una lettera di Nietzche a sua sorella…

Il logico matemaico Bertrand Russell è persino riuscito a dimostrare che se 2+2=5, lui è  il Papa.

Il punto è qui:

“In filosofia, nella religione, nell’etica o nella politica, poteva anche accadere che due più due facesse cinque, ma quando si trattava di progettare un fucile o un aeroplano, due più due doveva fare quattro

1984_george_orwellQuesta illuminate frase compare nel  libro che più di ogni altri ha fatto del 2+2=5 un paradigma di controllo: 1984 di Geoge Orwell.

Checchè se ne voglia discutere 2+2=4 è una certezza e negarlo significa mettere in discussione tutto; e così nel capolavoro distopico di Orwell controllando una banale somma, il Grande Fratello controlla passato, presente e futuro, azioni, sentimenti e pensieri: il Grande Fratello  cancella o modifica  la Verità.

Una verità, quella del 2+2=4, che non è banalmente matematica: è un’intuizione che ci permette da centinaia di migliaia di anni di distinguere il concetto di nessuno, uno e molti

Esiste (nonostante l’intuitività) una definizione matematica per il concetto di numero naturale (numeri interi non negativi) che si basa sulla teoria degli insiemi:

Un numero naturale è definito come una classe di insiemi aventi  la stessa cardinalità (ossia lo stesso numero di elementi): tra due insiemi aventi lo stesso numero di elementi si può stabilire una corrispondenza biunivoca (cioè 1 a 1).

E , per farla breve, la cardinalità del “gruppo rock artisticamente più rilevante dai tempi dei Beatles” (Alex Ross) è 5.

radiohead

Si parla dei Radiohead: cinque ex compagni di scuola con competenze che spaziano dalla letteratura inglese,  alle belle arti, all’economia, in grado di assorbire qualsisi tipo di suggestione e contaminazine, digerirla e trasformarla in suono e idea. “Quello che facciamo è pura evasione” dichiara Phil  Selway, batterista del gruppo.

“Le conversazioni tra loro sono un caos intelligente che salta da temi alti a bassi e ritorno.”  dichiara Alex Ross in Senti questo, 2011.

Nessuno come loro è stato in grado di rappresentare in musica “il disagio esistenziale di fine millennio” (Ondarock).

E così tra androidi depressi, perdenti e disadattati i Radiohead si ritrovano a cavalcare l’onda del rinnovamento e vincere la sfida dei nuovi mezzi di comunicazione.

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Infatti, mentre artisti e discografici gridano allo scandalo per fenomeni come Napster prima e ITunes poi,  la loro voce si alza fuori dal coro: nel 2007 i Radiohead mettono a disposizione su internet il loro ultimo album In Rainbow ad un prezzo a scelta dell’acquirente (anche gratis) e realizzano solo in un secondo momento la versione in cd; nell’ottobre 2008 i Radiohead dichiarano di aver venduto tre milioni di copie del cd con buona pace di Thom Yorke il cui principale guadagno è la libertà dalle logiche di mercato delle major (http://www.rollingstone.com/music/news/radiohead-publishers-reveal-in-rainbows-numbers-20081015).

Attingendo a qualcunque campo dello scibile umano i Radiohead sfruttano commistioni con la scienza, la tecnologia, arte, storia, politica e letteratura; e proprio dalla letteratura, da 1984 di Geoge Orwell, nasce 2+2=5, singolo di apertura di Hail to the thief pubblicato nel 2003 (il titolo dell’album potrebbe contentere una denuncia alle controverse elezioni vinte da Bush nel 2000).

Radiohead,_2+2=5_(Gastón_Viñas)

In un mondo in cui la propria coscienza è sottomessa  a dettami prestabiliti e viene costantemente controllata dalla Psicopolizia, 2+2=5 diviene  metafora del Bipensiero ossia della resa ad un meccanismo che consente di credere con genuina convinzine a un’ idea  e al suo esatto contrario dimenticando, di volta in volta, l’esistenza stessa del contrario.

Sottotitolo del singolo è The lukewarm, il tiepido, un riferimeno agli ignavi della Divina Commedia; dichiara Tom Yorke «Loro [gli ignavi] non hanno fatto nulla di sbagliato, semplicemente non hanno fatto niente di niente. E così lui [Dante] li giudica e li mette lì, e questo penso sia in effetti un ottimo modo di spiegare il concetto di 2 + 2 = 5»

2+2=5 – Radiohead

 

Are you such a dreamer
To put the world to rights
I’ll stay home forever
Where two and two always makes a five
I’ll lay down the tracks
Sandbag and hide
January has April showers
And two and two always makes a five
It’s the devil’s way now
There is no way out
You can scream and you can shout
It is too late now
Because you’re not there
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention
yeah I feel it, I needed attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Yeah I need it, I needed attention
I needed attention
I needed attention
I needed attention
Yeah I love it, the attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Payin’ attention
Soon oh
I try to sing along
But the music’s all wrong
Cos I’m not
Cos I’m not
I’ll swallow up flies?
But like flies the bugs keep coming back
But I’m not
Oh hail to the thief
Oh hail to the thief
But I’m not
But I’m not
But I’m not
But I’m not
Don’t question my authority or put me in the box
Cos I’m not
Cos I’m not
Oh go up to the king, and the sky is falling in
But it’s not
But it’s not
Maybe not
Maybe not

 

Sei un tale sognatore
Da voler mettere a posto il mondo?
Io resterò per sempre a casa
Dove due più due fa sempre cinque
Giacerò lungo linee già tracciate
Mi mimetizzerò
Gennaio ha piogge d’aprile
E due più due fa sempre cinque
E’ il regno del diavolo, ora
Non c’è via d’uscita
Puoi urlare e puoi gridare
E’ troppo tardi, ormai
Perché
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Cerco di cantare ma sbaglio tutto
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Li schiaccio come mosche
Ma come le mosche, tornano a perseguitarmi
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Tutti salutano il ladro
Tutti salutano il ladro
Ma io non lo sono!
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Non mettere in dubbio la mia autorità, non mettermi sul banco degli imputati
Perché non lo sono
Perché non lo sono
Va’ dal re a dirgli che il cielo sta crollando
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Forse no
Forse no

 

 

2000 Man – Rolling Stones

 

Hill Valley, California.

Marty McFly entra in un bar alla disperata ricerca di una cabina telefonica.

Barista: “Ragazzo che ne diresti di ordinare qualcosa?

McFly: “Ok..Dammi una Fanta…”

Barista: “Un fanta che? Vuoi della fantascienza da bere?”

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E’ il 6 novembre 1955, la Fanta non esiste ma la fantascienza si, eccome! Nessuno ne è immune!

La fantascienza ha  – da sempre – l’affascinante e insostituibile compito di esplorare e immaginare l’impatto che le scoperte scientifiche e tecnologiche possono avere sulla società e sull’individuo; per prevenire i problemi futuri, affrontare sotto  mentite spoglie i problemi attuali o per puro, semplice e indispensabile divertimento.

Amazing_stories_192809Se la prima opera di fantascienza appare già nel II secolo d.C con il romanzo “La storia vera” di Luciano, la sua nascita è fissata all’aprile 1926 con l’uscita negli Stati Uniti della prima rivista di fantascienza Amazing Stories, una rivista che secondo l’editore Hugo Gernsback avrebbe dovuto raccogliere “quel tipo di storie scritte da Jules Verne, H.G. Wells ed Edgar Allan Poe, in cui si mescolino fatti scientifici e visioni profetiche”

Passando attraverso la meraviglia per il progresso degli anni ’40 , i risvolti sociali degli anni ’50 e la new wave anni ’60 la fantascienza invade tutti i mass media diventando un genere di successo nei fumetti, cinema, letteratura, televisione e musica.

 

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Nel 1964 Isaac Asimov visita il New York World’s Fair e prova ad immaginare la stessa fiera 50 anni dopo : nel 2014.

Nero su bianco, tra le pagine del New Work Times  del 16 agosto 1964 Asimov afferma che nel 2014 la comunicazione non sarà più solo sonora ma anche e, soprattutto, visiva, esisteranno pannelli “elettroluminescenti” che cambieranno colore premendo un bottone, vetri in grado di opacizzarsi automaticamente,  elettrodomestici in grado di preparare il caffè per l’indomani mattina  e veicoli guidati da un cervello computerizzato ; che altro? ah si… che la popolazione mondiale avrebbe raggiunto i 6 miliardi e mezzo di persone…

Certo non abbiamo colonie  sulla Luna, non abbiamo convertito i deserti dell’Arizona  e del Kazakistan a immense distese si pannelli solari, non abbiamo (ancora) treni e autobus volanti e non siamo (forse) distrutti dalla noia…

Quello di Asimov tutto sommato era un gioco; ma giocando, si sa, si rischia anche di imparare…

Ed ecco allora che anche Il Gruppo Rock per eccellenza, i Rolling Stones lanciano qualche provocazione…

rolling_stones_1967

Nel 1967, nell’invasione della psichedelia britannica (iniziata dalle sonorità beatlesiane di Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band) I Rolling Stones pubblicano  “Between the buttons” e “Their Satanic Majesties request“.

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rolling_stones2Jagger risponde così al mito dei guru indiani e dei santoni che in quegli anni è tanto di moda dichiarando in realtà che “Their satanic Majesties request” è un disco pieno di robaccia: “Avevamo avuto troppo tempo a disposizione, troppe droghe…”; tuttavia questo album poco appezzato dal pubblico e dalla critiche contiene due perle nere: 2000 light years from home”, un viaggio spaziale  verso la desolazione (tema ripreso l’anno successivo da  Kubrick in  “2001: Odissea nello spazio”) e  la visionaria “2000 Man”.

E se pensate che possa essere una trasgressione dei tempi attuali avere una “storia” (s)oggetti della realtà virtuale (vedi Lei di  Spike Jonze) sappiate che Mick Jagger l’ha gia fatto, circa 47 anni fa…

Ascoltare per credere…

2000 Man

 

Well, my name it is a number
It’s on a piece of plastic film
And I’ve been growin’ funny flowers
Outside on my little window sill

And don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all

You know, my wife still respects me
Even though I really misuse her
I am having an affair
With the Random computer

But don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all

Oh daddy, proud of your planet
Oh mommy, proud of your sun
Oh daddy, proud of your planet
Oh mommy. proud of your sun
Oh daddy, your brain’s still flashin’
Like they did when you were young
Or did they come down crashin’
Seeing all the things you’d done
Spacin’ out and havin’ fun

Oh daddy, proud of your planet
Oh mommy. proud of your sun
Oh daddy, proud of your planet
Oh mommy. proud of your sun

Oh daddy, your brain’s still flashin’
Like they did when you were young
Or did they come down crashin’
Seeing all the things you’d done
Spacin’ out and havin’ fun

But, don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all
But don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all
Understand me, u-understand me, u-understand me, now understand me
But don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all
But don’t you know I’m a 2,000 man
And my kids, they just don’t understand me at all
I’m a 2,000 man, I’m a 2,000 man
I’m a 2,000 man, I’m a 2,000 man, yeah, 2,000

 

Uomo del 2000
Il mio nome è un numero,
un pezzo di celluloide
E coltivo minuscoli fiori
sul davanzale della mia finestrina
Non sai che sono
l’uomo del 2000
E i miei ragazzi ,
proprio non mi capiscono
Anche se mia moglie ancora mi rispetta,
non ne faccio davvero buon uso
Ho una storia
con un computer a caso
Non sai che sono
l’uomo del 2000
E i miei ragazzi
proprio non mi capiscono
Oh papà, sii orgoglioso del tuo pianeta
Oh mamma sii fiera del tuo sole
Oh papà sii orgoglioso del tuo pianeta
Oh mamma si fiera del tuo sole
Oh papà il tuo cervello è ancora lampeggiante
Come quando eri giovane?
O crolli giù rovinosamente
Guardando tutte le cose che hai fatto?
Oh, è una grande messa in scena
Oh papà sii fiero del tuo pianeta
Oh mamma sii fiera del tuo sole
Oh papà sii fiero del tuo pianeta
Oh mamma sii fiera del tuo sole
Non sai che sono
l’uomo del 2000
E i miei ragazzi
proprio non mi capiscono

P.S. per il presente post si ringrazia sentitamente mister Diego Tiziani per tutte le connessioni che è riuscito a trovare – anche a sua insaputa!