The Sky is a Neighborhood – Foo Fighters

Metti due settimane di vacanza alle Hawaii.

Metti la sgradevole sensazione di non aver chiuso per bene il proprio lavoro: che ci sia ancora qualcosa in sospeso.

Metti una sera sull’erba a guardare il cielo stellato cercando di non pensarci…

Metti Dave Grohl al centro della scena e un video postato su You Tube di Neil deGrasse Tyson, uno dei più famosi e frizzanti astronomi e divulgatori scientifici.

“Ero sdraiato sull’erba guardando la notte stellata delle Hawaii” dice Dave Grohl a Rolling Stonee mi sono ricordato di un video di Neil DeGrasse Tyson che avevo visto, intitolato “The most astounding fact”. Sono sempre stato un osservatore del cielo sin da quando ero piccolo; fissavo il cielo aspettando un segno. E così ho scritto la canzone The Sky is the Neighborhood

Non si perde in fronzoli Neil deGrasse Tyson, il concetto del suo video è semplice: noi siamo polvere di stelle. Gli atomi che compongono il nostro corpo – ossigeno, carbonio, fosforo, azoto… – sono stati creati all’interno delle stelle.

Ogni elemento chimico è composto da un atomo cosiffatto: un nucleo – in cui stanno protoni e neutroni – e gli elettroni che ruotano attorno al nucleo. Ciò che caratterizza ogni elemento chimico è il numero di protoni nel nucleo.

L’elemento più semplice ha 1 protone ed è l’idrogeno – poi troviamo l’elio con 2 protoni, poi il litio con tre, berillio con 4,  boro con 5, carbonio con 6 e così via…

Resti dell’esplosione di supernova osservata nel 1604 – SN1604

A partire da idrogeno e un po’ di elio le stelle, nel loro cuore, in milioni o miliardi di anni cucinano gli elementi chimici più complessi; le stelle più massicce concludono poi la loro vita con una grande esplosione disperdendo gli elementi chimici nell’universo.

E’ andata più o meno così: circa 5 miliardi di anni fa, da una nube di gas e polveri composta da quegli elementi è nato il Sole e attorno a lui otto pianeti; su uno di quei pianeti, che noi chiamiamo Terra, utilizzando gli elementi chimici disponibili – ossia carbonio, azoto ecc.  – è nata la vita.

Ecco come lo spiega Dave Grohl “Sostanzialmente – il video di Neil deGrasseTyson –  parla del fatto che gli atomi che compongono la vita sulla Terra e che costituiscono il corpo umano sono rintracciabili agli albori dell’universo. Stelle che diventano instabili e collassano, esplodono e buttano fuori le proprie viscere e i loro ingredienti fondamentali per la vita vengono sparpagliati per tutto l’universo; nuovi sistemi solari si formano e i pianeti che orbitano attorno alle stelle hanno gli ingredienti per formare la vita. E quando guardi il cileo stellato realizzi che non sei una parte dell’universo, ma l’universo è parte di te. Mi ha davvero toccato”

In soldoni: il 70% del nostro corpo è composto di acqua; l’acqua è un elemento la cui molecola è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno; l’ossigeno è stato sintetizzato in qualche stella che era qui nei “paraggi” miliardi di anni fa e che è esplosa. L’idrogeno no, non deriva dalle stelle; l’idrogeno è arrivato a noi direttamente del Big Bang… Gli atomi di idrogeno che compongono il nostro corpo hanno… 13,7 miliardi di anni.

Che Dave Grohl fosse un attento scrutatore del cielo ce ne eravamo accorti fin dal 1994: chiusa drammaticamente la sua esperienza con i Nirvana (l’8 aprile 1994 Kurt Cobain verrà trovato morto nella sua casa a Seattle), Grohl decide di non darsi per vinto e di provare a dare luce alle più di 40 canzoni che ha già scritto.

In una settimana incide 15 canzoni: Dave Grohl alla voce, Dave grohl alla batteria, Dave Grohl alla chitarra, Dave Grohl a qualunque strumento compaia… ora serve un nome, un nome che abbia il suono di una band – perchè Dave non ha intenzione di far tutto da solo per sempre –

And I called it ‘Foo Fighters’ ‘cause I wanted people to think it was a group.

Il termine foo fighters venne utilizzato dai piloti dell’aeronautica militare della seconda guerra mondiale per indicare quei fenomeni di Unidentified Flying Object (UFO) sospettati di essere armi segrete impiegate dal nemico.

“I’ve always been kind of a UFO nut, but also, it almost sounded like a gang, you know, like a karate gang or something. Foo Fighters! So yeah, it worked!

Yes Dave, it worked! Dave forma la sua band e porta a compimento 9 album in studio, mischiando pop, metal e punk, scalando le classifiche e diventando un vero e proprio rappresentante della cultura rock

ll 15 settembre 2017 esce Concrete and Gold ultimo capolavoro della band preceduto dai singoli Run e The Sky is the Neighborhood

Per il video di The Sky is the Neigborhood Dave Grohl ritorna agli UFO e ingaggia come protagoniste le sue due figlie:

“E’ strano perchè buona parte del video si base su un sogno che ho fatto 20 anni fa in cui stavo camminando lungo la costa italiana al tramonto; le stelle iniziavano a comparire nel cielo e tutt’a un tratto il cielo si è riempito di milioni di UFO che sciamavano in giro. Poi ognuno è caduto sulla terra e gaurdava in alto e c’erano dei film proiettati in cielo sull’evoluzione dell’uomo , su nuovi territori e su come li avrebbero divisi e perchè noi siamo qui e come siamo stati creati; questo sogno è rimasto con me per tutta la vita…”

Finchè Dave, la connettivina del rock, ha preferito condividerlo con noi…

 

The sky is a neighborhood
So keep it down
The heart is a storybook
A star burned out

The sky is a neighborhood
Don’t make a sound
Lights coming up ahead
Don’t look now

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Mind is a battlefield
All hope is gone
Trouble to the right and left
Whose side you’re on?

Thoughts like a minefield
I’m a ticking bomb
Maybe you should watch your step
Don’t get lost

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t get lost

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

The sky is a neighborhood

The heart is a storybook
A star burned out
Something coming up ahead
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

(The sky is a neighborhood)
Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
(The sky is a neighborhood)
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

“Noi e l’Universo”

“Noi e l’universo”

Consapevoli e felici del nostro posto nel cosmo

– conferenza di Ilaria Arosio –

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Ad ogni nostro battito di ciglia la Terra compie centinaia di chilometri; lo fa da quando è nata, miliardi di anni fa, silenziosa e costante; e noi con lei.

Sopra le nostre teste nell’azzurro del cielo, in un angolo grande quanto l’unghia del nostro pollice, si nascondono migliaia di galassie; ognuna di loro è formata da centinaia di miliardi di stelle; stelle e galassie che nascono, vivono, evolvono e si trasformano.

Noi siamo parte di questa immensità; la consapevolezza di quanto ci avvolge, del suo profondo e continuo mutare, ci restituisce orizzonti ampi verso cui volgere il pensiero e il respiro.

È stato spesso detto che l’astronomia è un esercizio di umiltà: non siamo che minuscoli punti dell’infinito cosmo; eppure lo sforzo umano di comprensione dell’universo, il tentativo di spingere sempre un po’ più in là le colonne d’Ercole della conoscenza è un’impresa grandiosa e commovente.

La consapevolezza delle enormi distanze e degli astronomici tempi ci mette tra le mani una grande responsabilità: “quella di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto” (cit. Carl Sagan).

Sarà un viaggio con i piedi radicati a Terra e lo sguardo rivolto al Cielo.

“L’universo è pieno di cose magiche in paziente attesa che le nostre facoltà mentali si affinino”. (Bertrand Russell).

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Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

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Orion – Metallica

Che il basso sia lo strumento in grado di conquistare e catturare l’attenzione più di ogni altro lo dice la scienza. Uno studio condotto da psicologi, neuroscienziari, biologi, ingegneri e medici di diverse Università degli Stati Uniti ha dimostrato che il ritmo viene guidato dai suoni a più bassa frequenza (mentre la melodia viene condotta principalmente dai suoni più acuti).

Un suono a bassa frequenza è caratterizzato da onde sonore con una grande lunghezza d’onda (il trucco è ricordarsi che frequenza e lunghezza d’onda sono inversamente proporzionali: se una cresce, l’altra diminuisce – grande lunghezza – bassa frequenza), onde lunghe  che hanno bisogno – perdonate la banalità –  di corde più lunghe

Ora, che Orion, brano interamente strumentale dei Metallica, sia uno dei pezzi più amati, emblematici e significativi della band invece ce lo dice la storia della musica.

Nata con l’idea di rendere sempre più potente e veloce il sound metal,  contaminandolo con la scena hardcore, la band capitanata da James Hetfield  rivoluziona la musica – la musica in generale, non solo il metal –  già 1983 con l’album Kill ‘em all, consolida le sue intenzioni con Ride The lightning (1985)… e conquista la fama mondiale con Master of puppets.

Un successo epocale per un “sotto-genere” del rock che incontrerà la stanchezza, il pessimismo, le ire di giovani  – e non – pronti ad urlare il proprio dissenso e la propria rabbia verso il “sistema” e a cercare un po’ di conforto in un disagio collettivo.

“E’ inutile attendere l’Apocalisse, perchè è già in corso e promette di essere lunga ed estenuante. I Metallica la narrano con chirurgica freddezza, sulla scorta di un sound poderoso e avvolgente, cupo oltre i limiti, vero archetipo di gotico moderno”. Guaitamacchi E., La storia del rock

I metallica offorno un’immensa evoluzione stilista al metal con brani lunghissimi e strutturati, caratterizzati da cambi tempo che danno poche possibilità di commercializzazione. Eppure la loro fama vola… E’ il passa parola a vincere.

Costruito come opera in tre tempi (la canzone parte in 4/4, poi passa a  6/8, per tornare ai 4/4) in cui l’ultima riprende la prima, Orion celebra le capacità visionarie di Cliff Burton; il basso è il vero protagonista del brano che dopo aver costruito il riff si prende due spazi da solista nel brano dalla durata di 8:33 minuti.

Pubblicato il 3 marzo con l’album Master of puppets il brano non viene mai eseguito dal vivo da Cliff Burton a causa della sua prematura morta avvenuta per un incidente stradale nel settembre del 1986. Solo con l’arrivo del bassista di Robert Trujillo il brano viene proposto interamente nei concerti: nel 2006, ventennale di Master of Puppets, il brano è riproposto interamente in tutti i concerti.

Non avendo un vero e proprio titolo ed essendo un’opera un po’ “nebulosa” il brano viene  intitolato Orion in onore della famosissma Nebulosa di Orione, uno degli oggetti  celesti più fotografati e sorprendeti del cielo.

La Nebulosa di Orione è uno – strano – oggetto celeste apparentemente posto sotto la cintura di Orione; si tratta di una zona di formazione stellare ad una distanza di circa 1300 anni luce dalla Terra: la più vicina al Sistema Solare.

Le nebulose sono chiamate così fin dall’antichità per via del loro aspetto biancastro e lattiginoso, simile ad una nuvola. Una delle più belle descrizione della Nebulosa di Orione è contenuta nel Sidereus Nunicus di Galileo Galieli che, grazie all’uso del canocchiale, per primo nella storia, documenta lo stupore di scoprire che

(meraviglia ancor  maggiore) gli astri chiamati finora dagli astronomi NEBULOSE son raggruppamenti di piccole stelle disseminate in modo mirabile: e mentre ciascuna di esse, per la sua piccolezza e cioè per la grandissima distanza da noi, sfugge alla nostra vista, dall’intrecciarsi dei loro raggi risulta quel candore” Galileo Galilei, Siederus Nuncius, 1610

Oggi sappiamo che si tratta di una vera e proprio nursery celeste al cui interno gli astronomi hanno trovato migliaia di giovani stelle, dischi protoplanetari e immensi movimenti di gas e polveri.

Ma soprattutto, essendo così vicina e facile da osservare (nel cielo invernale la si può distinguere persino ad occhio nudo) il telescopio spaziale Hubble l’ha fotografata più e più volte regalandoci immagini di straordinaria bellezza e potenza…

Potenza comunicativa, potenza visionaria, potenza musicale…

Pronti per il viaggio?

ORION!

 

 

 

 

Radio Gaga – Queen

Forse non tutti si accorgono che è la vigilia della notte di Halloween; oppure non sentono Orson Welles dichiarare che si tratta della trasposizione radiofonica del romanzo “La guerra dei mondi del – quasi omonimo – George Herbert Wells, del 1897.

Il risultato è che il 30 ottobre 1938 milioni di persone si riversano nelle strade e invadono le chiese, terrorizzate dagli annunciatori radiofonici che interrompendo i programmi di musica informano la popolazione che i marziani sono sbarcati nel New Jersey e stanno attaccando gli Stati Uniti d’America.

I marziani? E quando sono comparsi??

E’ il 1877 quando Giovanni Virginio Schiaparelli dalla Cupola dell’Osservatorio di Brera a Milano con il suo nuovissimo e potentissimo telescopio riesce per la prima volta a guardare la superficie di Marte e osserva che :

“Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso di una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro. Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte.” E con minuzioso e paziente lavoro Schiaparelli disegna le splendide e dettagliatissime mappe ormai passate alla storia.

Ma che tipo di canali sono? Canali naturali per lo scolo delle acque o canali artificiali costruiti da qualcuno per provvedere al bisogno idrico di una popolazione marziana?

Schiaparelli non si sbilancia e ribadisce che “Non occorre supporre qui l’opera di esseri intelligenti.”

Tuttavia, alla fine dell’800 quando buona parte della comunità scientifica si sta entusiasmando all’idea dell’esistenza dei marziani, anche Schiaparelli  – ma solo sulla rivista divulgativa Natura e Arte  – si lascia andare alla fantasia e  scrive:

“Concediamo ora alla fantasia un più libero volo: […] l’idea che da qualche parte almeno secondaria vi possa avere una razza di esseri intelligenti non può essere considerata come interamente assurda.

Non sarà difficile disegnare con l’immaginazione i grandi argini necessari per contenere nei giusti limiti l’inondazione boreale; Marte dev’esser certamente il paradiso degli idraulici.

E passando ad un ordine più elevato di idee interessante sarà ricercare qual forma di ordinamento sociale sia più conveniente ad un tale stato di cose; se l’intreccio onde son tra loro inevitabilmente legati gli abitanti d’ogni valle, non rendano qui assai più pratica e più opportuna, che sulla terra non sia, l’istituzione del socialismo collettivo, per cui Marte potrebbe diventare anche il paradiso dei socialisti.”

E’ il 1895.

Due anni dopo, nel 1897, Herbert George Wells pubblica La guerra dei mondi, in cui i marziani sbarcano sulla Terra pronti a conquistarla; un racconto così vivido, terrificante ed efficace da essere riprodotto in due vesioni cinematografiche (1953 e 2005) e nella celebre versione radiofonica di Orson Welles che, forse più di ogni altra, riscuote successo e reazioni di pubblico, seminando il panico negli Stati Uniti.

Ma è andata veramente così?

Quella del panico scaturito della trasmissione di Orson Welles pare essere una leggenda dura a morire; ad alimentarla sotto, sotto sembra ci sia il contenzioso tra l’informazione scritta e quella radiofonica.

Tra gli anni ’20 e gli anni ’30 i giornali perdono molti introiti pubblicitari per colpa della radio e sfruttano la trasmissione de “La guerra dei mondi” per screditare il mezzo sonoro, reo di puntare  più sul sensazionalismo che sulla veicolazione di corrette informazioni.

Il New York Times  il 31 ottobre 1938 nell’editoriale “Terror by radio” depreca l’uso del notiziario a mo’ di finzione drammatica accusandolo di creare un precedente che esautori il notiziario di autorità e onestà.

Dopotutto la radio è appena nata e la sua comparsa non è ancora stata assorbita ed accettata.

Figlia del fonografo e del telegrafo, negli anni ’20, la radio entra in molte case, come strumento di informazione e di svago (la prima trasmissione di un codice morse avviene nel 1895 ad opera del ventunenne Guglielmo Marconi, mentre prima trasmissione radiofonica è considerata quella di Frank Conrad dal proprio garage a Pittsburgh, in Pennsylvania nel 1916), registrando un boom di vendita nel 1922 nei soli Stati Uniti di 400.000 unità.

Lo sviluppo della radio  – e dei programmi musicali –  vengono salutati con diffidenza e rabbia sia dalla carta stampata che dalle compagnie produttrici di dischi e apparecchi musicali.

Tuttavia col tempo (e mezzi più o meno leciti) le industrie discografiche individuano nella radio un’alleata nella veicolazione e nella sponsorizzazione della musica da loro prodotta. E nessuno la fermerà più…

Negli anni ’60 lo scenario si ripete … Solo che queste volta è la radio da difendere e il nuovo mezzo di cui diffidare è la televisione.

Alla fine degli anni settanta si fa strada un nuovo mezzo di diffusione della musica: il video clip (per altro già sperimentato con successo dai Beatles quindici anni prima per far fronte a tutte le richieste di partecipazione). Più lungo della semplice pubblicità ma più breve di un corto metraggio, il video clip permette di accostare immagini a suoni e parole senza la necessità di un racconto razionale ma onirico e allusivo; tra i primi video realizzati c’è Bohemian Rapsody” dei Queen (1975).

A pochi anni di distanza dalla  disincanta risposta dei Buggles con “Video killed the radio star “(1979), nel 1981, nasce un intero canale televisivo dedicato alla trasmissione dei video musicali: MTV.

E sono proprio i Queen, così protagonisti del mezzo televisivo, a lasciarsi prendere dalla maliconia per quello strumento che lascia la fantasia libera di volare.

Scritta nel 1983 da Roger Taylor, batterista del gruppo, ispirandosi alle parole del figlio, la canzone Radio gaga entra nell’album The Work del 1984 e raggiunge il numero uno in classifica in 19 paesi.

I primi  versi della canzone sono dedicati proprio alla trasmissione de “La guerra dei mondi” di Orson Welles.

You gave them all those old time stars
Through wars of worlds – invaded by Mars

Il video – nel 1984 non si poteva già più fare a meno del mezzo televisivo – si sviluppa sulle scene del celeberrimo film di fantascienza Metropolis di Fritz Lang del 1927.

Radio gaga è la seconda canzone cantata dai Queen al Live Aid allo stadio di Wembley, sul ritmo di 72000 persone che battono le mani all’unisono.

E’ l’incoronazione del mezzo televisivo a diffusore di musica: il 13 luglio 1985 si stima che ben due miliardi di persone sparse su centocinquanta paesi assistano alla diretta del concerto rock Live Aid, tenutosi allo scopo di ricavare fondi per le popolazioni colpite dalla carestia in Etiopia: uno dei programmi televisivi (se non il programma televisivo) più seguito di tutti i tempi.

… E 72000 persone cantano insieme:

Radio, sai che c’è di nuovo?

Radio, qualcuno continua ad amarti…

 

Radio Gaga – Queen

Radio – radio
I’d sit alone and watch your light
My only friend through teenage nights
And everything I had to know
I heard it on my radio

You gave them all those old time stars
Through wars of worlds – invaded by Mars
You made ‘em laugh – you made ‘em cry
You made us feel like we could fly
Radio

So don’t become some background noise
A backdrop for the girls and boys
Who just don’t know or just don’t care
And just complain when you’re not there
You had your time, you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

All we hear is radio ga ga
radio goo goo
radio ga ga
All we hear is radio ga ga
radio blah blah
Radio what’s new ?
Radio, someone still loves you

We watch the shows – we watch the stars
On videos for hours and hours
We hardly need to use our ears
How music changes through the years

Let’s hope you never leave old friend
Like all good things on you we depend
So stick around ‘cos we might miss you
When we grow tired of all this visual
You had your time – you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

All we hear is radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
All we hear is radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
All we hear is radio ga ga
Radio blah blah
Radio what’s new ?
Someone still loves you

Radio ga ga (ga ga)
Radio ga ga (ga ga)
Radio ga ga (ga ga)

You had your time – you had the power
You’ve yet to have your finest hour
Radio – radio

***

Sedevo da solo a guardare la tua luce
La mia unica amica nelle notti da adolescente
E tutto ciò che dovevo sapere
Lo sentivo alla radio
Radio
Hai portato loro tutte quelle stelle dei vecchi tempi
Attraverso guerre dei mondi – invasioni da Marte
Li facevi ridere – li facevi piangere
Ci facevi sentire come se potessimo volare
Allora non diventare
un qualsiasi rumore di sottofondo
Uno sfondo per ragazze e ragazzi
Che semplicemente non sanno
o semplicemente non gliene importa
E sanno solo lagnarsi quando non ci sei
Hai fatto il tuo tempo, hai avuto potere
Devi ancora vivere la tua ora migliore
Radio
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio bla bla
Radio, che c’è di nuovo
Radio, qualcuno ti ama ancora!
Guardiamo gli spettacoli – guardiamo le stars
In video per ore e ore
Non abbiamo quasi bisogno di usare le orecchie
Com’ è cambiata la musica nel corso degli anni
Speriamo che tu non ci lasci mai, vecchia amica
Abbiamo bisogno di te come di tutte le buone cose
Dunque rimani perché potremmo sentire la tua mancanza
Quando saremo stufi di tutte queste cose in video
Hai fatto il tuo tempo, hai avuto potere
Devi ancora vivere il tuo momento d’ oro
Radio – Radio
Tutto ciò che ascoltiamo è radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è Radio ga ga
Radio goo goo
Radio ga ga
Tutto ciò che ascoltiamo è Radio ga ga
Radio bla bla
Radio che c’è di nuovo?
Radio, qualcuno ti ama ancora!

Rivestirsi di cielo

Immaginario scientifico e tecnologia da indossare

 – Conferenza di Ilaria Arosio –

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La moda è un balletto, è lo spruzzo d’acqua nel parco, l’orchestra più sublime dell’eleganza intuitiva… (C. Dior)

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O un drappo di cielo stellato…Stilisti come Armani, Yves Saint Laurent, Vivienne Westwood, Dolce e Gabbana, Valentino non hanno resistito al fascino del cosmo e hanno fatto sfilare sulle passerelle di tutto il mondo pianeti, stelle, galassie, persino buchi neri e un pizzico di cosmologia; complice un rinnovato interesse per l’astronomia che dalla cinematografia alla letteratura, celebra la potenza visionaria di viaggi interplanetari, tunnel spazi-temporali e onde gravitazionali.

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Giacca della collezione “Zodiaco” – Elsa Schiaparelli

 

E non è una novità. La moda assorbe tutto l’interesse per lo spazio e l’astronomia già alla fine degli anni sessanta: PierreCardin, Andre Courrèges e Paco Rabanne inaugurano la “spaceage” della moda lasciandosi ispirare da tecnofibre e nuovi materiali sfruttati nella corsa allo spazio; e già Elsa Schiaparelli, 30 anni prima, sfida la rivale Coco Chanel a colpi di giacche astronomiche e stravaganze surrealiste, sfruttando cellophane, vetro e plexiglass per abiti e accessori.

Insomma, da sempre l’uomo ha fatto della necessità di coprirsi un’arte che ha assorbito le più grandi innovazioni culturali e tecnologiche, comunicando attraverso gli abiti nuove idee e nuovi orizzonti.

Come pensare che l’astronomia, la più visionaria delle scienze, ne sia rimasta fuori?

“La moda nasce da fatti poco importanti, da una tendenza o anche dalla politica, ma mai dal tentativo di creare piccole pieghe o balze o da ninnoli. Il mondo viene tirato da ogni parte come un vecchio pallone; bisogna intuire il corso della storia e anticiparlo.” (Elsa Schiaparelli)

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Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

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Across the universe – The Beatles

“Messaggio personale da parte di Filippo, Duca di Edimburgo :

Il 21 dicembre 1967 si è tenuto a Buckingam Palace un meeting del WWF […] Tra le tante persone del mondo dello spettacolo presenti, Spike Milligan  ha suggerito la realizzazione di un album per il quale artisti, compositori e case discografiche avrebbero rinunciato agli introiti. Questo album è il risultato di quella idea […] I ricavi delle vendite andranno a sostegno degli animali in pericolo di estinzione. […] Non posso fare altro che augure a questo progetto un grande successo”.

diapositiva1E’ quanto si legge sul retro dell’album No one’s gonna change our world, pubblicato nel 1969  e composto da vari artisti, sotto la guida di Spike Milligan, attore, scrittore e musicista irlandese; la canzone che apre l’album è Across the universe dei Beatles, fortemente voluta dallo stesso Milligan dopo essersi recato negli studi di registrazione dei Fab Four nel febbraio 1968.

In preda al fascino delle dottrine orientali, la canzone celebra l’interesse dei Beatles per la meditazione trascendentale con immagini che si susseguono incessantemente ma lasciano imperturbata la mente e il cuore di chi ripete no one’s gonna change my world; nel testo compare anche il mantra “Jai guru deva om” che significa “grazie, ti saluto maesto divino” a cui viene aggiunta la sillaba sacra “Om“.

I Beatles pensano ad una uscita della canzone mentre sono in viaggio per l’India, ma cedono all’invito di Milligan pubblicando il singolo Lady Madonna e lasciando Across di Universe come inedito e pronto per essere inserito in un progetto benefico.

Il rock’n’roll non è nuovo al coinvolgimento in ambito sociale: fin dagli esordi ha insegnato ai giovani a fare rete, ad imbracciare le chitarre come fossero armi per distruggere un vecchio sistema valoriale celebrando i valori di pace, amore, libertà, uguaglianza e rottura contro gli schemi pestabiliti. Nel 1962 Bob Dylan pubblica Blowin ‘in the wind: il rock si fa impegnato. E si impegna.

Si impegna ad attirare l’attenzione sui problemi ambientali, delle popolazioni in difficoltà (George Harrison per il Bangladesh nel 1971 e i Rolling Stones per le popolazioni colpite dal terremoto del Nicaragua 1973) , a raccogliere soldi per il sistema scolastico (San Francisco 1975), per l’Unicef (New York 1979) o Amnesty International (Londra 1976, 1979, 1981). Ma è ancora poco…

live_aid_wembleyIl 13 luglio 1985  il rock’n’roll dimostra tutta la sua potenza con l’evento benefico che registra il più grande coinvolgimento della popolazione a livello mondiale: il Live Aid, un concerto rock tenutosi al Wembley Stadium di Londra e al JFK di Filadelfia, i cui proventi sono destinati alle popolazioni vittime della carestia in Etiopia. Frutto della genialità di  Bob Geldof e di Midge Ure, il Live Aid, sfruttando l’enorme potenzialità del mezzo televisivo, è il primo evento planetario, simbolo dell’imminente fenomeno della globalizzazione.

Come superare un tale successo? Estendendo l’invito oltre il pianeta Terra.

Il 4 febbraio 2008 per festeggiare i 40 anni della canzone, i 45 anni del Deep Space Network e i 50 anni dalle NASA, Across The Universe viene trasmessa via radio nell’universo in direzione della Stella Polare e il feb four diventa l’Across the universe day

full111351_986d96066005cf0c3a83456c46dab95fOra, un rapido calcolo ( 2008 – 50= 1958) mostra che la NASA non era ancora nata quando, il 4 ottobre 1957, il satellite russo Sputnik 1 vola sopra le teste degli americani. In quegli anni gli Stati Uniti sono persi in diversi istituti tra esercito e marina che si occupano in maniera indipendente e un po’ confusa di razzi e missili. E’ l’Unione Sovietica a dare il via alla corsa allo spazio: lei c’è e sta dettando le regole del gioco. 0_0_579_462Preoccupato dai progressi russi in campo tecnico scientifico, il Congresso degli Stati Uniti chiede un intervento decisivo alle forze in gioco: il 29 luglio del 1958 il presidente Eisenhower firma l’atto con cui costituisce la National Aeronautics and Space Administration sulle ceneri della NACA di cui erediterà gli 8000 impiegati e il badget annuale di 100 milioni di dollari. La NASA assorbirà i maggiori laboratori dispersi sul suolo statunitense, unendo le forze in un unico progetto di conquista dello spazio che, iniziato a rilento, porterà tra gli anni ’60 e gli anni ’70 ben 12 uomini sulla Luna.

goldstoneFin da subito la NASA comprende la fondamentale importanza della comunicazione via radio e dà il via alla realizzazione di una rete di antenne – leggi radiotelescopi – di supporto per le missioni interplanetarie e di esplorazione del sistema solare. Nel 1963 viene istituito ufficialmente il Deep Space Network; il temine deep  – profondo – sta ad indicare che la rete, composta da tre antenne situate in California, Madrid e Canberra, è pensata per funzionare al meglio con le sonde inviate nello spazio profondo: ad una distanza minima di 30000 km dalla Terra una sonda è visibile sempre da almeno uno degli apparecchi di radiocomunicazione.mouser-space-article-figure-3

Partite alle 19:00 di sera del 4 febbraio (orario della costa Est degli Stati Uniti – 1:00 di mattino del 5 febbraio orario italiano) dall’antenna di 70 metri sita nei pressi di Madrid, le onde radio della canzone dei Beatles viaggeranno  – nemmeno a dirlo – across the universe e arriveranno alla stella polare tra circa 325 anni (stime precedenti  davano la stella più lontana a 431 anni luce), dopo aver compiuto un viaggio di circa 3 milioni di miliardi di chilometri.

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“Ben fatto! Mandate il mio amore agli alieni”  – così saluta l’impresa Paul McCartney. Yoko Ono è ancora più visionaria: “Credo sia l’inizio di una nuova era in cui comunicheremo con miliardi di pianeti across the universe“. Di sicuro, viste le distanze astronomiche, dovremo essere molto pazienti.

Chissà… Potrebbe essere che il primo contatto con gli alieni avvenga attraverso note musicali, come aveva già previsto Spielberg in “Incontri ravvicinati del terzo tipo”; abbiamo centinaia di anni  per prepare la risposta… Imbracciamo gli strumenti  e cantiamo…

ACROSS THE UNIVERSE – THE BEATLES

Words are flowing out like endless rain into a paper cup
They slither while they pass, they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind
Possessing and caressing me

Jai Guru Deva Om

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world

Images of broken light which dance before me like a million eyes
They call me on and on across the universe
Thoughts meander like a restless wind inside a letter box
They tumble blindly as they make their way across the universe

Jai Guru Deva Om

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world

Sounds of laughter shades of life are ringing through my open ears
Inciting and inviting me
Limitless undying love which shines around me like a million suns
It calls me on and on across the universe

Jai Guru Deva Om

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Jai Guru Deva Om
Jai Guru Deva Om

***

Le parole scivolano come pioggia senza fine in una tazza di carta
Scivolano mentre passano, scivolano attraverso l’universo
Pozzanghere di dolore, onde di gioia scorrono nella mia mente aperta
Si impossessano di me e mi accarezzano

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Immagini di luce spezzata mi danzano davanti come un milione di occhi
Mi chiamano ancora attraverso l’universo
pensieri si snodano come un vento irrequieto dentro una cassetta delle lettere
Inciampano ciecamente mentre seguono la loro strada attraverso l’universo

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Suoni di risate di vite sfumate risuonano attraverso le mie orecchie aperte
Mi incitano e mi invitano
Amore senza fine mi splende intorno a me come un milione di Soli
Mi chiama attraverso l’universo

Jai Guru Deva Om

Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo
Niente cambierà il mio mondo

Jai Guru Deva Om
Jai Guru Deva Om

Ziggy played guitar

Io credo… Credo che alcuni nascano con un dono da fare all’umanità e li ringrazio commossa per non essersi risparmiati, per essersi donati fino alla fine e aver avuto il coraggio di illuminare la vita di milioni di persone. Grazie David.

Ziggy played guitar…

Space oddity

Life on mars

Altre forme di vita – Bluvertigo

E’ il 29 dicembre 1993 e tra un panettone e uno spumante Roberto O’Dell cattura al telescopio Hubble questa foto:

Immagine della Nebulosa di Orione distante 1500 anni luce dalla Terra.  I globuli di materia sono ritenuti dischi protoplanetari in formazione.

Immagine della Nebulosa di Orione distante 1500 anni luce dalla Terra. I globuli di materia sono ritenuti dischi protoplanetari in formazione.

Si tratta di una piccola porzione della Nebuolosa di Orione in cui si possono osservare cinque stelle che stanno nascendo in un inviluppo di gas e polveri; gas e polveri che, legati gravitazionalmente alla stella, andranno a formare con ogni probabilità dischi protoplanetari.

Questa immagine chiude un secolo di dibattiti sulla possibilità e la probabilità di formazione di dischi planetari attorno ad altre stelle: per decenni nel corso del 1900 scienziati e astronomi, hanno cercato, leggi della fisica alla mano, di giustificare l’esistenza di un Sistema Solare come il nostro e di prevedere l’esistenza di altri simili; ma il compito sembrava più arduo del previsto.

Ed ecco che dei puntini in un’immagine segnano una svolta… Sì i sistemi planetari  non solo sono possibili ma addirittura abbastanza probabili. Alla fine del 1993 il Telecopio Hubble osserverà dischi portoplanetari attorno a 56 delle 110 stelle giovani della Nebulosa di Orione.

31 gennaio 1997, esce il secondo album della trilogia chimica dei BluvertigoMetallo non metallo.

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La rivista Rolling Stone posiziona l’album tra i 100 più belli della musica Italiana. Un album ricco di sperimentazione, di cultura musicale, a metà starda tra il rock d’avanguardia di David Bowie e l’introspezione pungente di Franco Battiato. Una ventata di novità nella stagnate cultura musicale italiana.

Suoni elettronici – per l’appunto metallici –  la fanno da padrone accostandosi al decadentismo new wave e a ritmi funcky rock e pop anni ottanta costruendo la base su cui cucire gli acuti testi di Fuori dal tempo, Cieli Neri  e Altre forme di vita.

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Altre forme di vita in particolare coglie in pieno il clima di fine XX secolo: il trionfo dell’evoluzionismo di Darwin da una parte e dall’altra la consapevolezza che  l’universo è immenso:  esistono miliardi di galassie, ognuna formata da centinaia di milardi di stelle e Hubble ci sta dicendo che – con ogni  probabilità – attorno a molte stelle si possono sviluppare dischi planetari…

I pianeti ci sono. I Bluvertigo anche.

Ma i pianeti sono abitabili? Cosa significa abitabile? Cos’è la vita?

Per rispondere a queste domande servirebbe un intero corso di laurea in astrofisica e biologia e forse ancora non basterebbe.

L’unico punto di partenza che abbiamo è questo: noi (esseri animali e vegetali abitanti del pianeta Terra) viviamo. E al momento conosciamo solo questo tipo di vita. Tutto ciò che possiamo metterci a cercare è qualcosa di simile a “noi” e pertanto riteniamo abitabile un pianeta che abbia una certa forma, dimensione, composizione, temperatura, pressione atmosferica ecc.

Con molta onestà la scienza si occupa di ciò di cui si può occupare: cercare indizi di vita come la nostra.

In altre parole non possiamo cercare ciò che non conosciamo: non possiamo cercare Mario Rossi in uno stadio pieno di persone sconosciute se non sappiamo come è fatto Mario Rossi.

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Restringiamo quindi il campo alla vita così come noi la conosciamo: già nel 1953 in laboratorio Urey e Miller sono riusciti a sintetizzare amminoacidi, mattoni base della vita, partendo da una miscela di elementi chimici presenti sulla Terra alle origini; abbiamo trovato composti organici – tra cui ammoniaca (NH3), aldeide formica ( H2Co) e persino un composto simile alla citosina, base del DNA – in comete, pianeti , meteoriti e nubi molecolari.

Abbiamo inviato sonde, studiato composizione chimica, scattato immagini, portato a casa materiale dalla Luna e da Marte ma… Al momento non abbiamo trovato alcuna traccia di vita.

A dirla tutta … non sappiamo nemmeno come esattamente la vita si sia formata sulla terra; è come se  avessimo a disposizione tutti i mattoni necessari alla costruzione della vita (un pianeta roccioso abbastanza grande da avere un’atmosfera, una stella – il sole – ora abbastanza tranquilla, la giusta distanza dal sole, la temperatura giusta, l’acqua, il campo magnetico giusto, il satellite – La luna – in grado di stabilizzare l’orbita, le molecole organiche, ecc. ecc.) e casualmente ad un certo punto quei mattoni si siano ordinati e abbiano formato una casa.

 

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Come? Non sappiamo spiegarcelo. Un banale calcolo delle probabilità fatto dal biochimico Robert Shapiro che si formi per tentativi casuali l’RNA con 20 nucleootidi è di 1 su 10^992. Anche mettendo insieme miliardi di miliardi di galassie formate da miliardi di stelle arriviamo ad avere circa 10^30 stelle: la possibilità che attorno ad una stella di formi l’RNA è praticamente nulla.

Eppure noi ci siamo, seppur improbabili. La scienza deve partire da qui e qui ritornare.

E mentre la scienza e la tecnologia conducono la loro estenuante ed elettrizzante ricerca noi siamo liberi di giocare con le immagini e con i suoni, creando cultura, divertimento e regalando piccole gioie quotidiane alla nostra – così improbabile – vita.

Altre forme di vita

 

Un uomo intelligente

Mettendosi gli occhiali

Ha fatto distinzione

Tra gli esseri animali

E quelli vegetali

In terza media scopro

Che i regni sono 5

Fatti a loro volta

Da generi molto diversi tra loro

Diversi tra loro

Diversi tra loro

Se non esistessero i fiori

Riusciresti ad immaginarli

Se non esistessero i pesci

Riusciresti ad immaginarli

In altre zone di questo universo

È facile da realizzare

Che esiste tutto ciò che io non riesco

Ancora ad immaginare

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano altre forme di vita

Oggi ho fatto tardi

Però mi sembra strano

Che solamente noi

Siamo stati generati dal caso

Questo è un po’ egoista

E poco fantasioso

E forse un po’ cattolico

E poco divertente

Molto presuntuoso

molto limitante.

 

Se non ci fossero i funghi

Riusciresti ad immaginarli

Se non esistessero le alghe

Per esempio

Riusciresti ad immaginarle

Le stelle che riesco a vedere

Sono una piccola percentuale

Esiste tutto ciò che io non riesco

Ancora ad immaginare

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

È praticamente ovvio

Che esistano

Altre forme di vita

Forme di vita

Altre forme di vita

Altre forme di vita

Altre forme di vita.

Supermassive Black Hole – Muse

8 giugno 2010. In un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole “supermassive black hole”. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio  Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

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Tutto ha inizio il 6 luglio 2006 quando i Muse pubblicano l’album Black Hole and Revelation inserendo nella lista di canzoni la quasi-ballata Starlight, la potente Supermassive black Hole  (la cui uscita come singolo in Italia è del 19 giugno 2006) e l’epica Knight of Cydonia.

Da Marte alla comologia passando per l’evoluzione stellare ce n’è da scrivere un manuale di astrofisica.

Cydonia è infatti quella celebre zona di Marte in cui il gioco di ombre restituisce apparenti sculture antropomorfe e, proprio “nella valle di” Cydonia, su Marte, è ambientata la copertina dell’album che vede 4 cavalieri seduti al tavolo in una landa rossa e deserta illuminata da un cielo azzurro in cui compaiono – ovviamente  in lontananza – la Terra e la Luna.

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Il passo straordinario dell’album è però la terza traccia Supermassive Black Hole, degna di un corso da laurea specialistica in astrofisica.

Se l’ipotesi di buchi neri o dell’esistenza di stelle nere è da far risalire – già nella fisica classica – alla fine  del ‘700, l’idea dell’esistenza di buchi neri supermassicci ha solo 50 anni.

1101660311_400E’ il 1963 quando Maarten Schmidt misura la distanza di un oggetto simile ad una stella scoprendo, diversamente da quanto inizilamente pensato, che si trova a miliardi di anni luce di distanza (l’oggetto in questione è 3C 273).

Un rapido conto mostra allo scienziato che per essere visibile a così grande distanza la presunta stella sta emettendo una enorme quantità di energia.
Le conclusioni a cui arriva Schmidt sono che dietro quella sorgente si nasconde qualcosa di più di una semplice stella! Poichè  questo oggetto sembre una stella ed emette onde nella banda radio dello spettro elettromagnetico le viene dato il nome di QUASAR : Quasi stellar Radio sources.

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Immagine del centro della nostra galassia ottenuta dal satellite Chandra a raggi X – La sorgente è nota con il nome di Sagittarius A

Oggi sappiamo che queste sorgenti sono buchi neri supermassicci (da milioni o miliardi di volte la massa del Sole) ospitati al centro di galassie. La loro radiazione deriva dall’energia gravitazionale persa da materiale che cade nel buco nero (formando un disco di materia noto in astronomia come disco di accresimento).

I più recenti studi  ci dimostrano che con ogni probabilità ogni galassia ospita nel proprio nucleo un buco nero, più o meno attivo. Anche la nostra galassia ne ospita uno ma ha solo 4 milioni di volte la massa del sole ed è tendenzialmente quiescente.

Ma cosa se ne fa Metthew Bellamy, front man del gruppo, di un buco nero supermassiccio? Lo usa per veicolare un’immagine:

“Buchi neri e rivelazioni – sono queste le due aree della scrittura che vengono fuori da gran parte delle canzoni dell’album. Una rivelazione su te stesso, qualcosa di personale, genuino, con cui forse le persone possono relazionarsi. Poi i buchi neri, che sono canzoni che provengono dalle più […] sconosciute parti dell’immaginazione »

E di nuovo nelle mani di Bellamy l’astrofisica diventa arte…

SUPERMASSIVE BLACK HOLE

Oh baby don’t you know I suffer?
Oh baby can you hear me moan?
You caught me under false pretences
How long before you let me go?

Oooh…You set my soul alight
Oooh…You set my soul alight

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

I thought I was a fool for no-one
Oh baby I’m a fool for you
You’re the queen of the superficial
And how long before you tell the truth

Oooh…You set my soul alight
Oooh…You set my soul alight

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole

Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

(You set my soul alight)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

(You set my soul)
Glaciers melting in the dead of night
And the superstars sucked into the supermassive

Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole
Supermassive black hole

BUCO NERO SUPERMASSICCIO

tesoro non sai che soffro?
tesoro, non mi senti piangere?
mi hai colto con l’inganno
quanto tempo ci vorrà fino a che
mi lascerai andare via?

mi hai acceso l’anima (è in fiamme)
mi hai acceso l’anima (è in fiamme)

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x2)

credevo di non esser considerato stupido da nessuno
ma baby tu credi io sia uno stupido
sei la regina del superficiale
ma quanto ci vorrà ancora prima che tu dica la verità?

mi hai acceso l’anima (è in fiamme)
mi hai acceso l’anima (è in fiamme)

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x2)

buco nero Supermassiccio
buco nero Supermassiccio
buco nero  Supermassiccio
buco nero Supermassiccio

I ghiacciai si sciolgono alla fine della notte
e la superstar è succhiata nel super-enorme buco nero
mi hai acceso l’anima (è in fiamme) (x4)

buco nero Supermassiccio
buco nero Supermassiccio
buco nero  Supermassiccio
buco nero Supermassiccio

“Tutte le stelle… del Rock!”

“Tutte le stelle del rock”

50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale

 – Conferenza di Ilaria Arosio –


RNS chitarra

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.

Qualche anno più tardi, l’8 giugno 2010, in un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole “supermassive black hole”. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio G. Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

David Bowie e i Muse non sono i soli: dai Pink Floyd ai Genesis, passando per i Queen, Pearl Jam, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

Le canzoni e gli album pubblicati tra gli anni 1950 ed oggi rimangono infatti impregnati di quelle tematiche scientifiche che sono state in grado di influenzare il pensiero collettivo nel contesto dei cambiamenti culturali avvenuti nell’ultima metà del secolo scorso: la corsa allo spazio, l’esistenza dei buchi neri, l’espansione dell’universo, l’evoluzionismo di Darwin o la scoperta del bosone di Higgs.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce a tempo di rock!

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Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

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