30 ottobre: Tutte le stelle del rock

via Marconi 48, Bovisio Masciago, ore 21:00

conferenza di Ilaria Arosio

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.

Qualche anno più tardi, l’8 giugno 2010, in un’afosa serata milanese trentacinque mila persone accalcate, urlano all’unisono le parole supermassive black hole. Non sono astrofisici, non sono scienziati; è il pubblico presente allo stadio G. Meazza di San Siro per il concerto dei Muse, rock band inglese, in occasione dell’uscita dell’album “Black Hole and revelation”. Cantano e rimandano a un concetto squisitamente scientifico e specialistico. Einstein l’avrebbe mai immaginato?

David Bowie e i Muse non sono i soli: dai Pink Floyd ai Genesis, passando per i Queen, Pearl Jam, Beatles, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce… a tempo di rock!

***

Ingresso su prenotazione:

328 4822250

Durante la serata verranno raccolti fondi a favore di Emergency

In collaborazione con Altra Bovisio Masciago

Space Oddity, la Luna, Woodstock… Correva l’anno 1969

20 luglio …. la Notte della Luna

Il 20 luglio 1969 la temperatura massima raggiunta a Milano è di 34,4 gradi e la minima non è di quelle che fan dormire sereni: 24.6 gradi anche nelle ore notturne.
Chi può è lontano dalle città, al mare.  Sono in molti ora a potersi permettere le vacanze e a riversarsi sulle coste adriatiche ligure e tirreniche: lo dimostra la trasmissione condotta da un Walter Chiari all’apice del successo andata in onda dal 26 luglio al 6 settembre  “Aiuto è vacanza”, uno spaccato di un paese entrato nel benessere economico.
Ma la notte del 20 luglio non è importante il luogo in cui ci si trova, mare, montagna o città non fa differenza perché tutti sono tra quattro mura davanti a un televisore.

Gianni Rivera, Gigi Riva e Felice Gimondi

Il campionato di calcio del 1968/69 lo vince la fiorentina con 45 punti. al secondo posto con 41 punti il Cagliari portato in vetta da Gigi Riva – capocannoniere con 21 reti. Il Milan terza.
Il riscatto della squadra Milanese avviene con la vittoria della coppa dei campioni: batte 4 a 1 l’Ajax con due gol realizzati sui preziosi assist di Gianni Rivera a Pierino Prati.
 
Al Giro d’Italia vince Felice Gimondi che completa un percorso di 3851 km ricco di salite in 106 ore, 47 minuti e 3 secondi

 Luna: per due giorni non si parla delle contestazioni

Per due giorni i quotidiani, i telegiornali e le radio sono invasi dalla Luna, non si parla d’altro. Quasi come a volersi dimenticare che le nubi all’orizzonte sono nere e cariche di problemi: il 1969 si apre nel pieno della contestazione studentesca che interessa Europa e Italia. In italia dopo l’occupazione delle università, si assiste alla rivolta nelle carceri poi all’autunno caldo delle lotte sindacali in un crescendo di tensione – che culmineranno nel 69 con la Strage di piazza Fontana del 12 dicembre che provoca 17 morti e 88 feriti. E’ il preludio degli anni di piombo; 1969 Aldo Moro è il ministro degli esteri del II governo Rumor.

Easy Rider

Il cinema assorbe e celebra la contestazione; al festival di Cannes,  Luchino Visconti presidente di giuria, premia il film di denuncia sociale “Se..”; Tuttavia la 22° edizione del festival passerà alla storia per la premiazione come opera prima di Easy riders, film cult della ribellione dalle leggi medio-borghesi del quieto vivere, celebrazione della assoluta liberta, del viaggio, road movie per eccellenza; Simbolo della Nuova Hollywood è il film che – secondo George Lucas – ”Più di ogni altro ha cambiato completamente l’idea di che cosa fosse un film di successo, cioè che dovesse avere successo tra i giovani.»

Space Oddity

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.
 
La canzone in effetti parla del Maggiore Tom (Major Tom) e del suo viaggio spaziale; tuttavia, sebbene la vicinanza temporale con l’allunaggio sia sorprendente Bowie dichiarerà di non aver voluto celebrare l’impresa spaziale ma di essersi ispirato principalmente al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio (1968) e al suo senso di alienazione
In contrapposizione alla euforia mondiale di conquista l’atteggiamento del Maggiore Tom è quello della rassegnazione, rinuncia  e accettazione di un destino imposta da altro e altri. Bowie presenta una visione assolutamente disillusa e disincantata del potere e della fama.
Nonostante questo iniziale pessimismo David Bowie tornerà sul tema dello spazio  e della presenza aliena per buona parte della sua carriera creando personaggi come Ziggy Stardust, l’album The rise and fall of Ziggy Stardust and the spider from Mars (1972) e come protagonista nel film di fantascienza L’uomo che cadde sulla terra (1976).

Il festival di Sanremo

Il 19° festival della canzone Italiana – il festival di Sanremo è condotta da Nuccio Costa e Gabriella Farinon; vincono Iva Zanicchi e Bobby Solo con Zingara. Alla gara partecipa come interprete per la prima e ultima volta nella sua carriere anche Lucio battisti che di classifica 9° con Un’avventura. Al Bano vince “Un disco per l’estate” con Pensando a te, Morandi vince canzonissima con “ma chi se ne importa”.
Per dare un’idea Stevie Wonder partecipa al festival di Sanremo accanto a Gabriella Ferri e viene subito scartato.
L’album più venduto è Fabrizio de Andre, volume terzo – I  Beatles con il white album  si piazzano solo al V posto dietro a Gianni Morandi, Lucio Battisti e Mal.

Woodstock

Per chi ha vissuto gli anni della contestazione e della cultura Hippy, il 1969 è l’anno di Woodstock, il festival per eccellenza, quello de i tre giorni di pace musica e rock. In realtà non si svolse a Woodstock ma a Bethel e fu avversato dalle pessime condizione atmosferiche e scarsa organizzazione.  Inaspettatamente 400.000 persone invasero le colline della piccola città e bloccarono le strade dello stato di New York per una 72 ore di musica che vide alternarsi 32 tra i più celebri musicisti e gruppi. Storica la chiusura del Festival con l’inno nazionale statunitense distorto da un immortale Jimi Hendrix.


 Anche i ladri davati alla TV

Per due giorni esiste solo la Luna; gli italiani sono incollati al televisore. E chi non ce l’ha lo va a comprare come Elsa Morante che si piega al fascino della scoperta. Sono in dieci milioni i telespettatori collegati durante le 28 ore di diretta con punte di 19 milioni: vista la nottata speciale i ministeri e gli uffici pubblici l’indomani aprono alle 10:30 e dalla questura di Roma arriva la notizia che nella notte della Luna non è arrivata alcuna segnalazione di furto o scasso. Anche i ladri stavano sognando ad occhi aperti.

Tito Stagno


“Signori, sono le 22 e 17 in Italia, le 15 e 17 a Houston. Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica è frutto della fede dell’uomo” Nessuno se ne può accorgere perchè le trasmissioni sono in bianco e nero ma Tito Stagno è vestito in verde: è il colore che lo accompagna nei momenti più importanti della carriera. In camerino ha una valigia con camice a abito di ricambio; ma – di nuovo nessuno se ne accorge –  in alcuni momenti  della trasmissione sotto la scrivania è in mutande… Per due giorni si alimenta solo con acqua e vitamine per paura di essere colto da un colpo di sonno. Il sonno se lo concede solo quando gli astronauti tornano a Terra: a Fregene su una sdraio sotto il sole.

Papa Paolo VI

Dall’angelus del 20 luglio, Papa Paolo VI
“Oggi è un giorno grande, un giorno storico per l’umanità, se davvero questa sera due uomini metteranno piede sulla Luna […].
Faremo bene a meditare sopra questo straordinario e strabiliante avvenimento […].
Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico. […] Chi è l’uomo? Chi siamo noi, capaci di tanto?
Faremo bene a meditare sul progresso. […] L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano, forse fino alla follia.  È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone?”
La notte del 20 luglio è anche lui davanti alla televisione.

Giornata mondiale LGBT

“Noi siamo ovunque” Questo il motto dei manifestati nei moti di Stonewall; poco dopo l’una di notte a cavallo tra il 27 e il 28 giugno la polizia di New York fa irruzione al Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street a Manhattan con lo scopo di arrestare gli avventori del locale con l’accusa di “indecenza”. Non era la prima retata ma era il momento di affermare e difendere i diritti delle minoranze: la comunità reagisce. La serata si chiudo con 13 arresti e 4 agenti feriti. Seguono diversi giorni di scontri violenti ma la data del 28 acquista un valore simbolico: dal 1969 il 28 giugno si celebra la “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT”.

I Beatles sul tetto del mondo

Il 30 gennaio i Beatles sono sul tetto del mondo; non solo simbolicamente. Salgono fisicamente sul tetto della Apple per un concerto più o meno estemporaneo  in quella che sarà la loro ultima esibizione. Fanno in tempo a suonare per 45 minuti prima che arrivi la polizia chiamata dai vicini disturbati dal rumore. Nel frattempo una folla incredula si accalca sotto l’edificio mentre scorrono le note di Get back, Don’t let mo down, god save the queen. A fine concerto John Lennon ringrazia tutti: “Vorrei ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero di aver passato l’audizione”
Nessuno li vedrà più suonare insieme.

GRANDE GIOVE! Ritorno al futuro…

Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza

Per il ciclo POP- science

Una brillante sceneggiatura, straordinari personaggi cuciti su abili attori e un pizzico di scienza.
Questa la ricetta perfetta di Ritorno al futuro, il film che è diventato un evento culturale degli anni ’80.
Con abile mano Robert Zemeckis, regista, e Bob Gale, sceneggiatore, hanno saputo costruire un’avventura straordinaria nascondendo tra battute, immagini e musica un’impalcatura scientifica di tutto rispetto.
Complice la relatività di Einstein, l’energia nucleare, l’entropia e la creazione di universi paralleli Marty McFly e Doc Brown si sono ritrovati viaggiatori del tempo alle prese con tutti i paradossi logici del caso.
Un incontro per scoprire quanta scienza si nasconde tra le pieghe di questa strabiliante storia e mostrare come la scienza e i film possano servire semplicemente a farci divertire!

La scienza ci fa sognare, regalandoci nuovi orizzonti, nuove idee riempiendo l’immaginario collettivo di visioni, sensazione ed emozioni.

Ci ha dato The dark side of the moon, i sintetizzatori, il velcro, i moon boot, la minigonna, Ziggy Stardust, i coloranti, Lucy in the sky with diamond, Doc Brown, il world wide web, l’ hoverboard, il flusso canalizzatore… Siate sinceri, non vi sentite già meglio?

Ci vediamo al Planetario di Milano

lunedì 6 maggio alle 21:00,

per l’ultimo appuntamento del ciclo POP – science

“Grande Giove!” Ritorno al futuro…

Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza

Informazioni generali
Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/

Domani vado sulla Luna. Come mi vesto?

Se lo saranno pur chiesto gli scienziati della NASA quando Kennedy ha gridato al mondo “Abbiamo deciso di andare sulla Luna”.

Certo non partivano da zero: qualche pilota d’alta quota già indossava tuta pressurizzata e maschere per l’ossigeno. Ma una cosa è star nell’abitacolo di un jet un’altra saltellare sul nostro satellite.

Il corpo umano è fatto per vivere su un pianeta Terra che ha un’accelerazione di gravità di 9,8 m/s2, una pressione di una Atmosfera (1,01325 bar), una temperatura intorno ai 20 gradi, protetto dai raggi cosmici da uno spesso strato di gas che chiamiamo atmosfera e che contiene ossigeno.

Sulla Luna non c’è nulla di tutto ciò: gravità di un sesto, niente pressione, temperature da -100 a + 100, via libera ai raggi cosmici ma niente ossigeno.

Che ci si può fare? Ci si copre! come l’uomo ormai fa da millenni: c’è chi ritiene che la più grande invenzione dell’uomo sia stato l’ago con il quale ha costruito le prime calzature, le prime pellicce ed ha conquistato le regioni apparentemente meno ospitali del pianeta. Ora si tratta di affinare gli strumenti per conquistare zone ancora meno ospitali…

Dal velcro al goretex passando per il Memory Foam, gli occhiali REVO, i moon boot,  la conquista dello spazio ha richiesto nuovi materiali, nuove tecnologie, nuove idee… e ha contribuito ad abbattere qualche tabù.

Nello spazio ci si va con la geometria, con la matematica, calcoli perfetti di orbite circolari o ellittiche; è il trionfo del progresso scientifico che apre una nuova via da percorrere;  André Courrèges assorbe tutto l’interesse per lo spazio e prima ancora che l’uomo metta piede sulla Luna, nel 1964 fa sfilare in passerella le sue Moon Girls: celebra la geometria attraverso mises stilizzate, triangolari o trapezoidali,  linee dritte, drittissime, caschi enormi, occhiali e gonne corte anzi cortissime… le minigonne.

Le Moon Girls di André Courrèges
«Seguivamo la stessa logica, anche se creavamo moda per persone diverse. […] Nessuno ha inventato la mini, nasceva da una volontà. André Courrèges ha scioccato l’alta moda, portandola nel moderno. Questa è stata la sua rivoluzione. Io ho semplicemente realizzato un desiderio comune e accorciato le gonne per ragazze come me.» Mary Quant

Emblema dell’emancipazione femminile, della volontà di muoversi liberamente, la minigonna è la regina dell’immaginario scientifico di conquista dello spazio: compare infatti per la prima volta nel film Il Pianeta Proibito come abito di scena su idea della costumista Helen Rose nel 1956, dieci anni prima che invadesse passerelle e strade londinesi.  Simbolo del futuro, la minigonna diventa poi parte dell’uniforme standard dell’equipaggio femminile di Star Trek per volontà del produttore Gene Roddenberry.

Certo, la moda futurista di Courrèges la vuole in plastica, da indossare con stivali alti in PVC; gli stilisti della space age infatti – Pierre Cardin e Paco Rabanne tra i tanti – si lasciano ispirare da tecnofibre e dai nuovi materiali sfruttati nella corsa allo spazio.

Alluminio, plastica, plexiglass, carta, fibre ottiche, PVC, vinile, fibra di vetro diventano i tessuti del presente che strizza l’occhio al futuro.

“Paco Rabanne? Non è un sarto, ma un metallurgico” commenta Coco Chanel .

Dallo spazio alla vita quotidiana, dall’estetica al comfort, l’uomo ha fatto della necessità di coprirsi (o scoprirsi) un’arte che ha assorbito le più grandi innovazioni culturali e tecnologiche, comunicando attraverso gli abiti nuove idee e nuovi orizzonti.

Complice un rinnovato interesse per l’astronomia e lo spazio che dalla cinematografia alla letteratura celebra la potenza visionaria di viaggi interplanetari, tunnel spazi-temporali e onde gravitazionali oggi viviamo una nuova “space age”. Avete il vestito giusto per l’occasione?

Ci vediamo al Planetario di Milano lunedì 1 aprile alle 21:00, per

“Rivestirsi di cielo: tecnologia e innovazione tra le stelle”

Informazioni generali

Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/

Don’t stop me now – Queen

Bohemian Rapsody – il film – ha vinto  4 Oscar, 2 Golden globe, una serie lunghissima di premi meno noti ed è candidato al David di Donatello come miglior film straniero. I Queen – la band – ha venduto circa 300 milioni di dischi al mondo e con 40 album pubblicati, il 24 febbraio ha aperto la serata degli Oscar ed è di nuovo in tour negli Stati Uniti; I Queen sono protagonisti del palinsesto televisivo, radiofonico e le loro canzoni si sentono persino fischiettare al parco… E’ un meritatissimo momento d’oro per uno straordinario gruppo che non ha mai avuto riconoscimento dalla critica, arrivata persino a definire la loro musica “banale rock da supermercato”.

Oggi li celebra persino la scienza.

Jabob Jolij, neuroscienziato cognitivo, dell’università di Groningen in Olanda ha messo a punto una formula matematica per individuare la canzone che fa sentire meglio le persone. Ecco qui la formula con tutti i suoi numeri e le operazioni:

Rating = 60 + (0.00165 * BPM – 120)^2 + (4.376 * Major) + 0.78 * nChords – (Major * nChords)

E … The winner is… I Queen con “Don’t stop me now”.

I parametri di valutazione sono: i battiti al minuto (tra i 140 e i 150 al minuto da più energia), l’uso della scala maggiore (la scala maggiore ci fa sentire decisamente meglio) e il numero di accordi. Per quanto riguarda il testo sarebbe meglio che la canzone ci parlasse di qualcosa che ci piace fare –  o, in alternativa, che non abbia alcun senso.

Nel testo – come spesso accade nella musica rock – compaiono copiosi riferimenti scientifici: Freddy è una stella cadente che attraversa il cielo, brucia nel cielo a 200 gradi e viaggia alla velocità della Luce… No, non fermatelo: si sta divertendo così tanto… E’ un missile che ha come direzione Marte, in rotta di collisione, è un satellite fuori controllo… brucia nel cielo a 200 gradi e viaggia alla velocità della Luce…

Se è vero che in questi riferimenti “astronomici” potrebbe esserci lo zampino di Brian May, dottorato in astrofisica (e il suo zampino c’è sicuramente nella canzone ’39 che esplora tutti i paradossi della relatività di Einstein) è pur vero che dai Pink Floyd ai Genesis, passando per David Bowie, Pearl Jam, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

Le canzoni e gli album pubblicati tra gli anni 1950 ed oggi rimangono infatti impregnati di quelle tematiche scientifiche che sono state in grado di influenzare il pensiero collettivo nel contesto dei cambiamenti culturali avvenuti nell’ultima metà del secolo scorso: la corsa allo spazio, l’esistenza dei buchi neri, l’espansione dell’universo, l’evoluzionismo di Darwin o la scoperta del bosone di Higgs.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce a tempo di rock!

Ci vediamo al Planetario di Milano lunedì 11 marzo alle 21:00, per

“Tutte le stelle del rock. Cinquanta anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale”

If you wanna have a good time… just give – us – a call!

https://www.facebook.com/events/400278970735379/

Informazioni generali

Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/




Tonight I’m gonna have myself a real good time
I feel alive and the world I’ll turn it inside out – yeah
And floating around in ecstasy
So don’t stop me now don’t stop me
‘Cause I’m having a good time having a good time

I’m a shooting star leaping through the sky
Like a tiger defying the laws of gravity
I’m a racing car passing by like Lady Godiva
I’m gonna go go go There’s no stopping me

I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time just give me a call
Don’t stop me now (‘Cause I’m having a good time)
Don’t stop me now (Yes I’m havin’ a good time)
I don’t want to stop at all

Yeah, I’m a rocket ship on my way to Mars
On a collision course
I am a satellite I’m out of control
I am a sex machine ready to reload Like an atom bomb about to
Oh oh oh oh oh explode

I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic woman of you

Don’t stop me don’t stop me
Don’t stop me hey hey hey
Don’t stop me don’t stop me
Ooh ooh ooh, I like it
Don’t stop me don’t stop me
Have a good time good time
Don’t stop me don’t stop me ah
Oh yeah
Alright

Oh, I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time (wooh)
Just give me a call (alright)
Don’t stop me now (‘cause I’m having a good time – yeah yeah)
Don’t stop me now (yes I’m havin’ a good time)
I don’t want to stop at all
La da da da daah
Da da da haa
Ha da da ha ha haaa
Ha da daa ha da da aaa
Ooh ooh ooh



Non Fermarmi Ora

Stanotte mi divertirò sul serio
mi sento vivo e capovolgerò il mondo, si
e fluttuando qui intorno in estasi
quindi non fermarmi ora, non fermarmi
perché mi sto divertendo, mi sto divertendo

Sono una stella cadente che attraversa il cielo
come una tigre che sfida le leggi di gravità
sono una macchina da corsa che sfila come Lady Goliva
vado, vado, vado, vado,
niente mi può fermare

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te un uomo supersonico

Non fermarmi ora, mi sto divertendo così tanto
mi sto divertendo un mondo,
non fermarmi ora
se vuoi divertirti devi solo chiamarmi
non fermarmi ora (perché mi sto divertendo)
non fermarmi ora (sì mi sto divertendo)
non mi voglio assolutamente fermare

Si, sono un missile che ha come direzione Marte
in rotta di collisione,
sono un satellite fuori controllo
sono una macchina del sesso pronta a ricaricarsi come una bomba atomica che sta per
oh oh oh esplodere

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te una donna supersonica

Non fermarmi, non fermarmi
non fermarmi ehi ehi ehi
non fermarmi, non fermarmi
oh mi piace
non fermarmi, non fermarmi
mi sto divertendo così tanto
non fermarmi, non fermarmi ah
oh sì
va bene!

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te un uomo supersonico

Non fermarmi ora, mi sto divertendo così tanto
mi sto divertendo un mondo,
non fermarmi ora
se vuoi divertirti
devi solo chiamarmi (va bene?)
non fermarmi ora (perché mi sto divertendo)
non fermarmi ora (sì mi sto divertendo)
non mi voglio assolutamente fermare
La da da da daah
Da da da haa
Ha da da ha ha haaa
Ha da daa ha da da aaa
Ooh ooh ooh

POP- SCIENCE – La serie…

Per qualcuno è affascinante, per altri un vero e proprio incubo: la scienza divide, unisce, emoziona e irrita. Qualcuno piange davanti all’annuncio dell’onda gravitazionale e altri si arrabbiano davanti alla descrizione di un dinosauro mai visto.

Che cosa pensiamo quando sentiamo pronunciare la parola scienza? Il più delle volte pensiamo a qualcosa di rigido, determinato e grigio; qualcosa che si basa sulla definitezza di teoremi e regole matematiche, di estremamente noioso e scostante.

Ma la scienza è più morbida e sorprendente di quanto non siamo abituati ad immaginare; ed è talmente sotto i nostri occhi che abbiamo smesso di vederla.

Da quando ci svegliamo (con un orologio regolato sul cellulare o sulla radio) a quando andiamo a dormire (guardando una serie televisiva su web, leggendo un libro o ascoltando un .mp3) sfruttiamo conoscenze e competenze sviluppate nei secoli grazie all’applicazione del metodo scientifico (osservazione-ipotesi-esperimento-conferma o rigetto della tesi).

Siamo tutti scienziati ad esempio quando giochiamo a nascondino e dobbiamo cercare i nostri amici: osserviamo la scena, ipotizziamo dove possano essersi nascosti e poi a andiamo a controllare.

La scienza è pop: permea e trasforma ogni nostra azione quotidiana.

Dovrebbe avere un solo grande obiettivo: quello di farci vivere meglio; innanzitutto ci permette di inventare cose utili: i nostri sforzi di comprensione di ciò che ci circonda ci hanno dato gli strumenti della nostra quotidianità come fotocamere negli smartphone, body scanner, pannelli solari, tomografia computerizzata, airbag… Tuttavia non è per questo che ci emozioniamo davanti ad un cielo stellato.

La nostra mente non è fatta per fermarsi a ciò che vede. Uno studio condotto in Gran Bretagna qualche anno fa ha dimostrato che la maggiore parte del tempo noi Homo Sapiens lo passiamo … ad immaginare.

L’immaginazione è un “retaggio” evolutivo sviluppatasi come strumento per programmare il futuro e per ragionare sulla mente degli altri; tuttavia ora che la possediamo è una delle principali fonti di piacere.

La scienza ci fa sognare, regalandoci nuovi orizzonti, nuove idee riempiendo l’immaginario collettivo di visioni, sensazione ed emozioni.

Ci ha dato The dark side of the moon, i sintetizzatori, il velcro, i moon boot, la minigonna, Ziggy Stardust, i coloranti, Lucy in the sky with diamond, Doc Brown, il world wide web, l’ hoverboard, il flusso canalizzatore… Siate sinceri, non vi sentite già meglio?

POP-SCIENCE – La serie…

Al Planetario U.Hoepli di Milano, ore 21:00

  • 11 marzo – Tutte le stelle del rock: 50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale
  • 1 aprile –  Rivestirsi di cielo: Tecnologia e innovazione tra le stelle
  • 6 maggio – “Grande Giove!” Ritorno al futuro. Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza


The Sky is a Neighborhood – Foo Fighters

Metti due settimane di vacanza alle Hawaii.

Metti la sgradevole sensazione di non aver chiuso per bene il proprio lavoro: che ci sia ancora qualcosa in sospeso.

Metti una sera sull’erba a guardare il cielo stellato cercando di non pensarci…

Metti Dave Grohl al centro della scena e un video postato su You Tube di Neil deGrasse Tyson, uno dei più famosi e frizzanti astronomi e divulgatori scientifici.

“Ero sdraiato sull’erba guardando la notte stellata delle Hawaii” dice Dave Grohl a Rolling Stonee mi sono ricordato di un video di Neil DeGrasse Tyson che avevo visto, intitolato “The most astounding fact”. Sono sempre stato un osservatore del cielo sin da quando ero piccolo; fissavo il cielo aspettando un segno. E così ho scritto la canzone The Sky is the Neighborhood

Non si perde in fronzoli Neil deGrasse Tyson, il concetto del suo video è semplice: noi siamo polvere di stelle. Gli atomi che compongono il nostro corpo – ossigeno, carbonio, fosforo, azoto… – sono stati creati all’interno delle stelle.

Ogni elemento chimico è composto da un atomo cosiffatto: un nucleo – in cui stanno protoni e neutroni – e gli elettroni che ruotano attorno al nucleo. Ciò che caratterizza ogni elemento chimico è il numero di protoni nel nucleo.

L’elemento più semplice ha 1 protone ed è l’idrogeno – poi troviamo l’elio con 2 protoni, poi il litio con tre, berillio con 4,  boro con 5, carbonio con 6 e così via…

Resti dell’esplosione di supernova osservata nel 1604 – SN1604

A partire da idrogeno e un po’ di elio le stelle, nel loro cuore, in milioni o miliardi di anni cucinano gli elementi chimici più complessi; le stelle più massicce concludono poi la loro vita con una grande esplosione disperdendo gli elementi chimici nell’universo.

E’ andata più o meno così: circa 5 miliardi di anni fa, da una nube di gas e polveri composta da quegli elementi è nato il Sole e attorno a lui otto pianeti; su uno di quei pianeti, che noi chiamiamo Terra, utilizzando gli elementi chimici disponibili – ossia carbonio, azoto ecc.  – è nata la vita.

Ecco come lo spiega Dave Grohl “Sostanzialmente – il video di Neil deGrasseTyson –  parla del fatto che gli atomi che compongono la vita sulla Terra e che costituiscono il corpo umano sono rintracciabili agli albori dell’universo. Stelle che diventano instabili e collassano, esplodono e buttano fuori le proprie viscere e i loro ingredienti fondamentali per la vita vengono sparpagliati per tutto l’universo; nuovi sistemi solari si formano e i pianeti che orbitano attorno alle stelle hanno gli ingredienti per formare la vita. E quando guardi il cileo stellato realizzi che non sei una parte dell’universo, ma l’universo è parte di te. Mi ha davvero toccato”

In soldoni: il 70% del nostro corpo è composto di acqua; l’acqua è un elemento la cui molecola è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno; l’ossigeno è stato sintetizzato in qualche stella che era qui nei “paraggi” miliardi di anni fa e che è esplosa. L’idrogeno no, non deriva dalle stelle; l’idrogeno è arrivato a noi direttamente del Big Bang… Gli atomi di idrogeno che compongono il nostro corpo hanno… 13,7 miliardi di anni.

Che Dave Grohl fosse un attento scrutatore del cielo ce ne eravamo accorti fin dal 1994: chiusa drammaticamente la sua esperienza con i Nirvana (l’8 aprile 1994 Kurt Cobain verrà trovato morto nella sua casa a Seattle), Grohl decide di non darsi per vinto e di provare a dare luce alle più di 40 canzoni che ha già scritto.

In una settimana incide 15 canzoni: Dave Grohl alla voce, Dave grohl alla batteria, Dave Grohl alla chitarra, Dave Grohl a qualunque strumento compaia… ora serve un nome, un nome che abbia il suono di una band – perchè Dave non ha intenzione di far tutto da solo per sempre –

And I called it ‘Foo Fighters’ ‘cause I wanted people to think it was a group.

Il termine foo fighters venne utilizzato dai piloti dell’aeronautica militare della seconda guerra mondiale per indicare quei fenomeni di Unidentified Flying Object (UFO) sospettati di essere armi segrete impiegate dal nemico.

“I’ve always been kind of a UFO nut, but also, it almost sounded like a gang, you know, like a karate gang or something. Foo Fighters! So yeah, it worked!

Yes Dave, it worked! Dave forma la sua band e porta a compimento 9 album in studio, mischiando pop, metal e punk, scalando le classifiche e diventando un vero e proprio rappresentante della cultura rock

ll 15 settembre 2017 esce Concrete and Gold ultimo capolavoro della band preceduto dai singoli Run e The Sky is the Neighborhood

Per il video di The Sky is the Neigborhood Dave Grohl ritorna agli UFO e ingaggia come protagoniste le sue due figlie:

“E’ strano perchè buona parte del video si base su un sogno che ho fatto 20 anni fa in cui stavo camminando lungo la costa italiana al tramonto; le stelle iniziavano a comparire nel cielo e tutt’a un tratto il cielo si è riempito di milioni di UFO che sciamavano in giro. Poi ognuno è caduto sulla terra e gaurdava in alto e c’erano dei film proiettati in cielo sull’evoluzione dell’uomo , su nuovi territori e su come li avrebbero divisi e perchè noi siamo qui e come siamo stati creati; questo sogno è rimasto con me per tutta la vita…”

Finchè Dave, la connettivina del rock, ha preferito condividerlo con noi…

 

The sky is a neighborhood
So keep it down
The heart is a storybook
A star burned out

The sky is a neighborhood
Don’t make a sound
Lights coming up ahead
Don’t look now

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Mind is a battlefield
All hope is gone
Trouble to the right and left
Whose side you’re on?

Thoughts like a minefield
I’m a ticking bomb
Maybe you should watch your step
Don’t get lost

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t get lost

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

The sky is a neighborhood

The heart is a storybook
A star burned out
Something coming up ahead
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

(The sky is a neighborhood)
Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
(The sky is a neighborhood)
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Johnny B. Goode – Chuck Berry

“Sei in gamba ragazzo, dovresti venire a trovarmi a Chicago e portare qualcosa da lavorarci su”

L’invito viene direttamente dal maestro del blues Muddy Waters ed é rivolto ad un ragazzo che si esibisce regolarmente al Cosmopolitan di St. Louis. Il ragazzo ha 28 anni, due figli, un diploma in acconciatura e cosmetica e qualche guaio con la legge per una rapina a mano armata.  Ma soprattutto ha una pazza voglia di suonare la chitarra e raccontare un po’ della rivoluzione che sta scuotendo gli Stati Uniti, quella celebrata da “Gioventu bruciata“, fatta di bande, flirt, musica, corse in automobili e di ribellione alla morale imperante.

Il suo nome é Charles Edward Anderson Berry, meglio noto come Chuck Berry ed è colui che darà forma, stile, sostanza e ispirazione al rock’ n’roll..

«Quando sento del buon rock, del calibro di quello di Chuck Berry, cado praticamente in ginocchio. Nient’altro della vita mi interessa. Il mondo potrebbe finire e non me ne importerebbe » John Lennon

Nel 1955 su invito di Muddy Waters, Chuck Berry si ritrova a Chicago con due canzoni da far sentire a Leonard Chess: Wee Wee Hours e Maybellene; inaspettatamente sarà la seconda a far breccia nel cuore di Chess che chiede a Berry di eseguirla con più ritmo, sempre più ritmo e sempre più cruda… E gli americani apprezzano: «L’epoca delle chitarre rock & roll comincia qui» dichiara la rivista Rolling Stone posiziona la canzone a  18-esimo posto delle 500 canzoni più belle di tutti i tempi.

Iniziano così gli anni d’oro di Chuck Berry che pubblica uno dopo l’altro grandi successi come Roll Over Beethoven, School Day, Rock and Roll music, Sweet little Sixteen, Carol  e Johnny B. Goode.

E’ il 1958 quando Chuck Berry pubblica Johnny B. Goode, una canzone che canta il sogno americano, il self made man, chi con il duro lavoro e un po’ di abilità riesce a diventare qualcuno. C’è un po’ di lui e del suo inseparabile pianista Johnnie Johnson in questa canzone scritta in realtà tre anni prima, nel 1955; ora sarebbe da verificare se Berry l’abbia scritta prima o dopo il 12 novembre 1955, giorno in cui Marty McFly  la propone all’impreparato pubblico del ballo del liceo “Enchantment Under the Sea” e Marvin Berry è pronto con la cornetta del telefono a far ascoltare il nuovo sound al cugino Chuck.

Insomma Johnny B. Goode non è soltato una delle più celebri canzoni al mondo, al settimo posto della classifica di Rolling Stone, ma è protagonista nel film “Ritorno al Futuro” come esempio perfetto di uno dei più complessi paradossi temporali:  il paradosso della conoscenza.

Alla fine degli anni ’50 Chuck Berry viene – di nuovo – arrestato per essersi intrattenuto con una quattordicenne che lavora in un locale di sua proprietà e la sua carriera subisce una brusca battuta d’arresto.

Il 20 agosto e il 5 settembre 1977  le sonde Voyager 2 e Voyager 1 rispettivamente sono pronte a sulla rampa di lancio per essere lanciata alla volta di Urano e Nettuno la prima e Giove e Saturno la seconda.

Sono due sonde identiche e a bordo di entrambe  viene messo un disco placcato in oro su cui sono registrati alcune immagini e suoni rappresentativi del pianeta Terra, nella remota possibilità che una forma di vita aliena – in grado di far funzionare un grammofono – lo recuperi dallo spazio interstellare.

Il Voyager Golden Record, così è chiamato il disco, riporta sulle copertina informazioni sulla nostra posizione nell’universo, le nostre conoscenze in merito alla struttura dell’atomo di idrogeno, e su come vada ascoltato un disco per grammofono.

E’ una commissione guidata da Carl Sagan che deve scegliere i pezzi da inserire nel disco: suoni naturali di pioggia, vento, mare e tuoni, canto di uccellini e versi di animali, saluti di abitanti della terra in 55 lingue diverse, un discorso del presidente Jimmy Carter e 90 minuti di suoni prodotti dagli abitanti della terra, qualcosa di cui le varie nazioni possano dirsi orgogliose;  un biglietto da visita dell’umanità.

Per la Germania ci sarà Bach, per la Russia Stravinsky, per Italia Beethoven interpretato dal quartetto italiano e per gli Stati UnitiChuck Berry con la travolgente Johnny B. Goode!

Nel 1977 Chuck Berry si trova a cavallo tra l’album Chuck Berry pubblicato con la Chess Records nel 1975 e l’album  Rock it pubblicato nel 1979 con ATCO Records e passa il suo tempo sui palchi e a strimpellare la sua chitarra riproponendo i suoi cavalli di battaglia.

E chissà dove si trova esattamente la sua Johnny B. Goode incisa sul Voyager Golden Record quando Chuck Berry si esibisce alla Casa Bianca al cospetto di Jimmy Carter il 1° giugno 1979

Quello che sappiamo è che quando Chuck Berry si spegne, a 90 anni e cinque mesi, il 18 marzo 2017, ha appena finito di incidere il suo nuovo album “Chuck” e le sonde Voyager si trovano nello spazio interstellare a circa 20 miliardi di chilometri dal Sole.

E se un giorno intelligenti esseri alieni recuperassero il Voyager Golden Record, seguissero le istruzione contenute e venissero a trovarci… potremmo anche vederli scendere dall’astronave al passo dell’anatra!

Johnny B. Goode!

 

Deep down in Louisiana close to New Orleans,
Way back up in the woods among the evergreens…
There stood a log cabin made of earth and wood,
Where lived a country boy named Johnny B. Goode…
who never ever learned to read and write so well,

But he could play a guitar just like ringing a bell.

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

He used to carry his guitar in a gunny sack
or sit beneath a tree by the railroad track.
Oh, the engineers would see him sitting in the shade,
strumming with the rhythm that the drivers made.
The people passing by they would stop and say
Oh my what that little country boy could play

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

His mother told him: “Someday you will be a man,
And you will be the leader of a big old band.
Many people coming from miles around
To hear you play your music when the sun go down
Maybe someday your name will be in lights
Saying Johnny B. Goode tonight.”

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

***

Nella bassa Louisiana, vicino a New Orleans
nel profondo della foresta tra i sempreverde
c’era una capanna fatta di terra e legno
dove viveva un ragazzo di campagna chiamato Johnny B. Goode
non imparò mai a leggere ne a scrivere bene
ma suonava la chitarra come fosse un campanello

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Portava la sua chitarra in una borsa di pelle
Si sedeva sotto l’albero vicino alle rotaie
Vecchi ingegneri lo vedevano seduto nell’ombra
suonava con il ritmo che davano i conducenti
quando la gente passava si fermava e diceva
Oh, che suoni riesce a fare quel piccolo ragazzo di campagna

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Sua madre gli diceva un giorno sarai un uomo
sarai a capo di una grande banda musicale
molta gente viene da lontano
e ti sente suonare mentre scende il tramonto
forse un giorno il tuo nome sarà su un insegna
che dice Stasera Johnny B. Goode

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

 

 

 

 

“Noi e l’Universo”

“Noi e l’universo”

Consapevoli e felici del nostro posto nel cosmo

– conferenza di Ilaria Arosio –

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Ad ogni nostro battito di ciglia la Terra compie centinaia di chilometri; lo fa da quando è nata, miliardi di anni fa, silenziosa e costante; e noi con lei.

Sopra le nostre teste nell’azzurro del cielo, in un angolo grande quanto l’unghia del nostro pollice, si nascondono migliaia di galassie; ognuna di loro è formata da centinaia di miliardi di stelle; stelle e galassie che nascono, vivono, evolvono e si trasformano.

Noi siamo parte di questa immensità; la consapevolezza di quanto ci avvolge, del suo profondo e continuo mutare, ci restituisce orizzonti ampi verso cui volgere il pensiero e il respiro.

È stato spesso detto che l’astronomia è un esercizio di umiltà: non siamo che minuscoli punti dell’infinito cosmo; eppure lo sforzo umano di comprensione dell’universo, il tentativo di spingere sempre un po’ più in là le colonne d’Ercole della conoscenza è un’impresa grandiosa e commovente.

La consapevolezza delle enormi distanze e degli astronomici tempi ci mette tra le mani una grande responsabilità: “quella di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto” (cit. Carl Sagan).

Sarà un viaggio con i piedi radicati a Terra e lo sguardo rivolto al Cielo.

“L’universo è pieno di cose magiche in paziente attesa che le nostre facoltà mentali si affinino”. (Bertrand Russell).

***

Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

***

 

 

Show must go on – Queen

“Empty Spaces,

what are we living for?”

Non esiste verso che affiori alla mente con più forza davanti a questa fotografia.

Già, perchè di una fotografia si tratta: scattata dalla Sonda Cassini il 12 aprile 2017 quando era nei pressi di Saturno, ad una distanza dalla Terra di un miliardo e 400 milioni di chilometri.

La sonda Cassini, chiamata così in onore dell’astronomo Giovanni Domenico Cassini  è stata lanciata il 15 ottobre 1997 alla volta di Saturno con l’obiettivo di studiare il meraviglioso pianeta, con il suo splendido sistema di anelli e i suoi promettenti (in termini di vita) satelliti.

La sonda ha concluso la sua vita con uno straordinario tuffo nell’atmosfera di Saturno, preceduto da ripetuti volteggi tra gli anelli. Dopo aver trovato un’atmosfera attorno a Encelado e del propilene su Titano, poco prima della fine della sua missione (15 settembre 2017) Cassini scatta questa foto della Terra.

E fotografa la nostra vera dimensione.

Poco prima della fine della missione sulla Terra di Freddy Mercury, il 14 ottobre 1991 i Queen pubblicano il singolo Show must go on .

E cantano la nostra vera dimensione.

Si tratta in realtà dell’ultima traccia dell’album Innuendo, pubblicato nel febbraio del 1991. Show Must go on è una poesia nata dalle mani di Brian May che si appoggia su una successione di accordi scritta da John Deacon. Brian temeva che Freddy, gia debilitato dalla malattia, non riuscisse a prendere le note richieste dalla canzone con la sua solita potenza; ma al momento dell’incisione Freddy sorprende tutti: beve un bicchiere di vodka e dichiara: “Cazzo se lo farò!”

« The Show Must Go On è venuta fuori dalla riproduzione di una sequenza effettuata da Roger e Deacon, con me che iniziai a lavorarci sopra. All’inizio, si trattava solo di vari accordi messi assieme, ma sentivo dentro di me che sarebbe potuta diventare qualcosa di importante. Ne iniziai a parlare anche con Freddie e, dopo esserci seduti insieme, decidemmo il tema del brano e scrivemmo i primi versi. Ho sempre pensato che sarebbe stato importante farla perché avevamo a che fare con cose che erano difficile da discutere, in quel momento. Ma nel mondo della musica, tutto si può fare. » Brian May, 1994

Poche cose hanno senso davanti all’immagine della Terra fotografa da Cassini

Una è questa pietra miliare della musica.

L’altra sono le parole di Carl Sagan:

«Guardate quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. […]

Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. . […]

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte.

È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere.

Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.

Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto»

In realtà Carl Sagan scrive questo testo a partire da quest’altra immagine: una foto scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1 quando si trovava a 6 miliardi di km dalla Terra. E’ lo stesso Carl Sagan a suggerire di ruotare la sonda e scattare la foto in direzione del nostro pianeta. Questa foto è nota con il nome di Pale Blue Dot

“Riesco a volare, amici miei
Lo spettacolo deve continuare
Lo spettacolo deve continuare
Lo affronterò con un largo sorriso
Non mi arrenderò mai
Avanti con lo spettacolo
Sarò l’attrazione principale, esagererò
Devo trovare la volontà di andare avanti
Avanti con lo…
Avanti con lo spettacolo
Lo spettacolo deve continuare…”

Là – qui – in quel minuscolo puntino, lo spettacolo deve continuare!

E lo spettacolo continuerà, occupandoci più gentilmente l’uno dell’altro, preservando e proteggendo il pallido punto blu. Buon 2018!

SHOW MUST GO ON – QUEEN

Empty spaces – what are we living for
Abandoned places – I guess we know the score
On and on
Does anybody know what we are looking for

Another hero another mindless crime
Behind the curtain in the pantomime
Hold the line
Does anybody want to take it anymore

The show must go on
The show must go on
Inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on

Whatever happens I’ll leave it all to chance
Another heartache another failed romance
On and on
Does anybody know what we are living for
I guess I’m learning
I must be warmer now
I’ll soon be turning round the corner now
Outside the dawn is breaking
But inside in the dark I’m aching to be free

The show must go on
The show must go on – yeah
Ooh inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on

Yeah, oh oh oh

My soul is painted like the wings of butterflies
Fairy tales of yesterday will grow but never die
I can fly – my friends

The show must go on – yeah
The show must go on
I’ll face it with a grin
I’m never giving in
On with the show

I’ll top the bill
I’ll overkill
I have to find the will to carry on
On with the
On with the show

The show must go on, go on, go on, go on, …

***

Spazi deserti, per cosa viviamo?
Luoghi abbandonati, forse noi conosciamo già la partitura
Avanti e ancora avanti, qualcuno sa
cosa stiamo cercando…
Un altro eroe, un altro insensato crimine
dietro le quinte, nella pantomima
Resistere, c’è qualcuno che ce la fa ancora?
Lo spettacolo deve continuare
Lo spettacolo deve continuare
Dentro ho il cuore a pezzi
Il trucco si sta sciogliendo
ma il mio sorriso indugia ancora
Qualunque cosa succeda, lascerò tutto al caso
Ancora dolore, un’altra storia d’amore finita
Avanti e ancora avanti,
qualcuno sa per cosa viviamo?
Forse sto imparando, dovrei essere più cordiale, ora
Presto girerò l’angolo, ora
Fuori inizia ad albeggiare
ma dentro, nell’oscurità, soffro a essere libero
Lo spettacolo deve continuare
Lo spettacolo deve continuare
Dentro ho il cuore a pezzi
Il trucco si sta sciogliendo
ma il mio sorriso indugia ancora
La mia anima è dipinta come le ali delle farfalle
Le fiabe del passato crescono ma non moriranno mai
Riesco a volare, amici miei
Lo spettacolo deve continuare
Lo spettacolo deve continuare
Lo affronterò con un largo sorriso
Non mi arrenderò mai
Avanti con lo spettacolo
Sarò l’attrazione principale, esagererò
Devo trovare la volontà di andare avanti
Avanti con lo…
Avanti con lo spettacolo
Lo spettacolo deve continuare…