Carissimo zio…

1908: da Elsa a Giovanni Virginio (Schiaparelli)

Nei primi decenni del XX secolo chi non voleva uniformarsi all’eleganza comune ma voleva colpire e scardinare le regole del costume doveva fare tappa al numero 21 di Place Vendôme a Parigi ed entrare nello stravagante atelier di Elsa Schiaparelli, unica degna rivale di Coco Chanel nel periodo tra le due guerre e una delle stiliste più innovative di tutti i tempi.

Elsa nasce nel 1890 in via Corsini a Roma, da una poliedrica e aristocratica famiglia italiana di origine piemontese: gli Schiaparelli. Il padre Celestino, celebre arabista, è direttore della biblioteca della Accademia dei Lincei, lo zio Ernesto è direttore del Museo egizio di Torino e lo zio Giovanni è l’astronomo noto per la descrizione dei canali di Marte e direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera dal 1862 al 1900.

Il fratello di mio padre, Giovanni Schiaparelli, era una persona straordinaria. Dirigeva l’Osservatorio di Brera a Milano. […] Gli piacevo perché, diceva, ero nata con la costellazione dell’Orsa Maggiore sulla guancia. Ovviamente, si trattava di nei. Mi portava sempre a guardar le stelle con il suo grande telescopio e, tenendomi in braccio, mi spiegava perché pensava che su Marte abitassero persone come noi; credeva addirittura che lassù ci fosse la mietitura. La sua scoperta dei canali di Marte venne accolta come un grande evento nel mondo dell’astronomia. Lo zio possedeva una villa napoleonica vicino a Milano dove passavo ore felici seduta per terra in un angolo mentre cucinavano la polenta. Per me era una persona semplice, con una grande energia in un piccolo corpo, che scopriva sempre nuovi mondi, che intuiva i misteriosi rapporti tra le stelle e le comete e mi descriveva Marte come se fosse appena tornato dopo averci soggiornato a lungo.(*)

Tra le carte del celebre astronomo, nell’archivio dell’Osservatorio di Brera, troviamo oggi una lettera autografa di Elsa. È raccolta insieme alla poca altra corrispondenza del pur numeroso parentado e subito, solo a guardarla, colpisce per la sua grafia così “eccentrica” e per un orientamento dei fogli quantomeno originale.

Il 20 giugno del 1908, all’approssimarsi dell’onomastico, Elsa scrive allo zio Giovanni la nostra lettera di auguri affettuosi, senza nascondere la sua tristezza e la sua frustrazione nel trovarsi sola, tra i monti svizzeri, in una situazione che lei definisce “esiglio”.

Si tratta probabilmente di uno dei tanti soggiorni in un educandato svizzero gestito da suore, grazie ai quali la famiglia cerca di rimettere sui binari una figlia un po’ troppo fantasiosa e spumeggiante che dapprima pensa di diventare attrice e poi pubblica poemi a sfondo erotico.

Servirà a poco: con la scusa di fare da levatrice a figli di amici, residenti nella campagna londinese, Elsa cerca e trova presto la sua via di fuga per l’indipendenza.

Si sposa a Londra nel 1914 con il conte William de Wendt de Kerlor e, abbandonata a New York dallo stesso conte con la neonata figlia Gogo tra le braccia, incomincia a frequentare gli artisti dell’avanguardia dadaista.

Si trasferisce poi a Parigi, ospitata dalla moglie di François Picabia, il celebre artista, e si reinventa stilista, grazie ad un’intuizione che la porta a creare maglioni con uno strano effetto trompe l’oeil, in collaborazione con una rifugiata armena; particolarmente fortunata è la maglia nera con il fiocco realizzato con la innovativa tecnica della maglia doppia: Schiaparelli è sulla bocca di tutti e non è che l’inizio.

Un maglione con l’immagine di uno scheletro sconvolse i benpensanti ma arrivò sui giornali che a quel tempo non si occupavano molto di moda. Le linee bianche sul maglione seguivano il disegno delle costole, generando un effetto raggi x sulle donne che lo indossavano.(*)

Permeabile a qualunque tipo di arte e fortemente legata all’ala surrealista, Elsa Schiaparelli crea abiti ispirandosi alla scultura, all’industria, ai mezzi di trasporto e allo sport e all’architettura.

Imparò alcune regole riguardo ai vestiti, aiutata probabilmente dalla bellezza che l’aveva circondata durante tutta l’infanzia. I vestiti dovevano ispirarsi all’architettura: non bisogna mai dimenticare il corpo e bisogna usarlo come si usa la struttura in un edificio. Le linee e i dettagli stravaganti o un effetto asimmetrico devono sempre essere in stretto rapporto con questa struttura. Più il corpo viene rispettato più vitalità acquisisce il vestito. Si possono aggiungere imbottiture e fiocchi, si possono abbassare o alzare le linee, modificare le curve, accentuare questo o quel punto ma l’armonia deve restare.(*)

 

Elsa sarà la prima a sviluppare collezioni a tema: Fermati, Guarda e ascolta, Le farfalle, Gli strumenti musicali e quella forse più famosa, Il circo. Ma, per la collezione autunno/inverno 1938/39, Elsa fa un tuffo nel passato; ripensa forse allo zio, al cielo stellato e realizza una collezione che passerà alla storia per la sua potenza iconica: Astrologie (con buona pace degli astronomi che tanto si battono per distinguere la loro disciplina dalle baggianate dell’astrologia).

L’elemento di punta della collezione è la giacca Zodiaco in velluto blu (Fig. 2), con ricami a forma di luna, stelle, pianeti e costellazioni, realizzati dalla celeberrima Maison Lesage; spicca in particolare, sulla spalla, la costellazione dell’Orsa Maggiore, la stessa che lo zio le riconosce sulla guancia e con l’immagine della quale Elsa realizza per sé un’inseparabile spilla.

Antesignana della rivoluzione della Space Age, che arriverà negli anni Sessanta ad opera di Pierre Cardin, André Courrège e Paco Rabanne, la Schiap (come ama chiamarsi lei) sfrutta ogni tipo di materiale per creare vestiti. Realizza abiti con cellophane e vetro, accessori in plexiglass, bottoni di ogni tipo con penne, catene, lucchetti, animali, caramelle ed è la prima a dare risalto alla chiusura a lampo, fino a quel momento nascosta all’interno dei vestiti, mettendola in vista e dandole un senso estetico.

Tra le sue fedeli acquirenti troviamo Katerine Hepburn, Mae West, Gary Cooper e l’angelo azzurro Marlene Dietrich. Proprio ispirandosi al busto che Mae West le lascia in atelier per riprodurre perfettamente le sue misure, Elsa crea la boccetta del profumo Shocking, confezionato con il colore da lei stessa inventato, il rosa shocking

Il colore d’un tratto mi si parò davanti agli occhi: brillante, impossibile, sfrontato, piacevole, pieno di energia, come tutta la luce, tutti gli uccelli e tutti i pesci del mondo messi insieme, un colore proveniente dalla Cina o dal Perù, non occidentale; un colore Shocking, puro e non diluito. Così chiamai il profumo Shocking (*)

Libera la sua fantasia e infrange ogni regola pratica, collaborando con i grandi surrealisti, quali Dalí e Man Ray, che la portano a realizzare opere bizzarre e stravaganti, come il cappello a forma di scarpa o di costoletta d’agnello, il cappotto con i cassetti, i guanti con le unghie o un modello da sera che mostra vistosi strappi da cui appare un fondo rosso come fosse carne viva …

«Un abito Schiaparelli è come un quadro di arte moderna» recita il New Yorker nel 1932.

E, se da un lato troviamo nelle sue collezioni vestiti non indossabili, dall’altro la stilista è convinta che l’abito debba essere a servizio della donna e si inventa vestiti che permettano di essere curata e attraente in qualunque tipo di attività.

Gonne pantalone «graziose, femminili e meno pretenziose delle gonne», indossate dalla tennista Lilí de Álvarez, spalline create per dare l’impressione che la vita fosse più sottile, grembiuli o vestiti da cucina, per permettere alle donne di essere attraenti persino cucinando, o le imbottiture del reggiseno: Elsa Schiaparelli ha in mente una donna libera e indipendente che possa fare tutto senza dimenticare l’estetica.

La Schiaparelli chiude la Maison nel 1954 e si spegne nel sonno il 13 novembre 1973, all’età di 83 anni.

Anche se il suo ricordo rimane opaco e sfuocato, Elsa Schiaparelli, la nipote del grande astronomo, non verrà mai dimenticata nel mondo della moda che, a intervalli, la ricorda come stilista di assoluta avanguardia cui ispirarsi.

Nel 2007 Diego della Valle acquista i diritti del marchio e inizia un lento recupero della maison. Nel 2012 viene realizzata, al Metropolitan Museum of Art di New York, la mostra Impossibile Conversations, in cui vengono accostate due importantissime figure della moda e dell’arte italiana: Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada. Per l’occasione viene realizzata una conversazione impossibile tra le due grandi stiliste, sullo stile di quelle realizzate da Miguel Covarrubias per Vogue negli anni Trenta.

Nel dicembre 2016 esce una rivisitazione della giacca Zodiaco, ad opera di Bertrand Guyon, design director della rinata Maison, che ritrova negli astri, nelle stelle, nei pianeti il marchio indelebile della stilista che, forse, allo zio Giovanni e ai suoi voli pindarici su Marte deve parte della sua fortuna.

Saranno, queste, anche cose inutili ma danno tanto piacere e tanto lavoro a così tanta gente … (*)

 

(*) da Schoking life, Autobiografia di un’artista della moda, Elsa Schiaparelli, 2008

articolo estrattto da “Cieli d’inchiostro” rubrica a cura di Agnese Mandrino · Mauro Gargano · Antonella Gasperini
della rivista “Il Giornale di Astronomia” – n°1 de 2018

Un commento su “Carissimo zio…

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