The fool on the hill – The Beatles

“Il pazzo sulla collina vede il sole tramontare ma con gli occhi della mente vede il mondo girare.”

The fool on the hill è una canzone dei Beatles scritta per la colonna sonora del film Magical Mystery Tour, 1967

Paul McCartney, non ha nemmeno bisogno di scrivere su carta il testo della canzone; ha l’immagine nella sua testa: la figura del pazzo nelle carte dei tarocchi (idea rubata alla design collective the Fool) e la personalità di uno come Maharishi Mahesh Yogi, mistico e guru, fondatore della meditazione trascendentale, della quale i Beatles sono fruitori.

Non c’è nessuna figura di scienziato nella mente di Paul; eppure la metafora è astronomica e così assorbita nell’immaginario collettivo da non avere più bisogno di riferimenti.

Sono troppo efficaci quei versi per fermarsi lì. Dal 1967 ad oggi scrittori, divulgatori e scienziati li hanno sfruttati e inseriti in libri di testo, libri di storia, libri di fisica. Tra gli ultimi a citare i Beatles c’è Carlo Rovelli nel suo libro “L’ordine del tempo”.

Ed ecco che allora tra i folli troviamo:

Il protagonista della Rivoluzione: Niccolò Copernico, che nel moto di Marte scorge l’indizio del moto della Terra.

Dopo di lui, solo per cronologia, il folle condannato: Galileo Galilei che rivede nel moto di Giove e dei suoi satelliti il comportamento della Terra e della Luna.

Quando esce il suo libercolo, il Sidereus Nuncius, il 13 marzo 1610, le 550 copie registrano un tutto esaurito da rockstar. Galileo è il primo a scrivere cosa si vede in cielo con un telescopio: la Luna è un sasso, le stelle sono molte di più di quante non appaiano e attorno a Giove ci sono almeno 4 satelliti che gli ruotano attorno. E’ il 1610 e il libro viaggia per il mondo arrivando fino in Cina in men che non si dica.

Sir Henry Wotton scrive a Robert Cecil, Segretario di Giacomo I, re d’Inghilterra, il 13 marzo 1610, inviando al re una copia del libro di Galileo Sidereus Nuncius :

“Di queste cose … qui si discute dappertutto.  E l’autore rischia di diventare o eccezionalmente famoso o eccezionalmente ridicolo”.

Sappiamo come è andata. Prima pazzo, poi colpevole e infine genio e padre della scienza moderna.

C’è almeno un altro pazzo che con gli occhi della mente ha visto ciò che altri non hanno saputo leggere.

Un uomo che ha seguito i suoi pensieri stando forse fermo su una poltrona. Un uomo che vedeva treni, orologi e raggi di luce; nella sua testa li faceva andare e tornare, mettendosi prima sul treno e poi sulla banchina, provando e riprovando i suoi Gedankenexperiment, esperimenti mentali.

E’ Albert Einstein e questo è più o meno ciò che vede con gli occhi della mente.

Scena 1.

Sono su un treno.

Sono seduto in poltrona e vedo una persona camminare tra le carrozze per raggiungere il vagone ristorante. Misuro la sua velocità: sta andando a 5 km/s rispetto a me (si lo so è molto veloce ma è un esperimento mentale.)

Banchina – Stessa scena ma questa volta siamo sulla banchina.

Passa un treno a 100 km/s. Su quel treno una persona che sta camminando (in direzione del moto del treno) ad una velocità di 5 km/s per raggiungere la carrozza ristorante.

Rispetto a me che sto sulla banchina la persona andrà a 100 km/s (è sul treno) + 5 km/s (si muove rispetto al treno). Sta andando a 105 km/s.

Galileo docet.

Scena 2.

Sono su un treno

Sono seduto in poltrona e vedo una persona davanti a me accendere una torcia. Misuro la velocità della luce che esce dalla torcia: sta andando a 300.000 km/s

Banchina – Stessa scena ma questa volta sono sulla banchina.

Passa un treno a 100 km/s. Su quel treno una persona accende una torcia. Rispetto a me che sto sulla banchina la luce andrà a 100 km/s (è sul treno) + 300.000 km/s (si muove rispetto al treno). Sta andando a 300.100 km/s.

Sbagliato.

Cioè:

100 + 5 = 105 

300.000 + 100 = 300.000. Dovrebbe fare 300.100 e invece fa 300.000.

Lo sentite il fastidio? Lo vedete il crollo di tutta l’impalcatura?

La luce va sempre, rispetto a chiunque a 300.000 km/secondo (per la precisione 299.792,458 km/s nel vuoto), che sia su un razzo, vicino a un buco nero, sulla terra, su un treno o a casa mia.

Punto.

Non ci credete? Misurate!

E’ semplice.

La luce ha una velocità costante.

Quindi?

Le trasformazione galileiane (100+ 5 per intenderci) non funzionano più; il tempo e lo spazio non si misurano come abbiamo sempre fatto per migliaia di anni.

Non ha più senso dire qui e ora perché il mio qui e ora non è il tuo qui e ora, anche se siamo a un metro di distanza ogni cosa che faccio arriva a te poco dopo che io ho compiuto quell’azione.

Il genio di Einstein ricorda molto il genio di Galileo Galilei, un pensiero pulito, essenziale, senza fronzoli; è un genio semplice.

Nei suoi esperimenti mentali un’idea viene portata fino alle sue conseguenze senza pregiudizi, senza farsi imbrigliare dal senso comune.

La velocità della luce è costante quindi devono cambiare spazio e tempo.

Einstein stravolge il senso di spazio e tempo; dopo di lui non ci sarà più un osservatore assoluto, la realtà si spacchetta in infiniti punti di osservazione. Come fa notare Pietro Greco la rappresentazione migliore forse di ciò che succede con lui ce la dà il quadro di Picasso Les Demoiselles d’Avignon; non più un solo punto di vista ma molteplici, la realtà non è più solo una.

Con Einstein diventano possibili cose bizzarre; esistono nell’universo delle macchine del tempo: i buchi neri, corpi celesti la cui gravita è così intensa che niente può sfuggire, nemmeno la luce. Ma non distorcono solo lo spazio, distorcono anche il tempo. Se volessimo prenderci un anno sabbatico e fare un giretto di un anno attorno al buco nero al nostro ritorno sulla terra sarebbero passati 10000 anni.

E’ solo teoria? No! Anno dopo anno le conferme sperimentali della relatività sono arrivate ma è stato necessario aspettare di avere strumenti abbastanza precisi per testarla.

Oggi sappiamo che il tempo scorre in modo diverso sulla Terra e sui satelliti e senza correzioni relativistiche non avremmo nessun navigatore satellitare funzionante. In pianura il tempo scorre in modo diverso rispetto alla montagna e abbiamo le prove che la materia distorce il cammino della luce

Tutte le volte che siamo riusciti a testarla, la relatività ha retto.

Nel 2021 ricorrono i 100 anni dall’assegnazione ad Albert Einstein del premio Nobel per la fisica. Ma forse non tutti sanno che… Einstein non vinse alcun Nobel per la relatività; lo vinse per aver descritto l’effetto fotoelettrico: l’interazione tra luce e materia. Ma questa è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta.

Per ora è sufficiente che, anche voi, ogni volta che sentirete The fool on the hill dei Beatles, penserete a Galileo Galileo e ad Albert Einstein.

Grazie per l’assist Paul!

Goal!

Day after day, alone on a hill
The man with the foolish grin
Is keeping perfectly still
But nobody wants to know him
They can see that he’s just a fool
And he never gives an answerBut the fool on the hill
Sees the sun going down
And the eyes in his head
See the world spinning roundWell on the way, head in a cloud
The man of a thousand voices
Talking perfectly loud
But nobody ever hears him
Or the sound he appears to make
And he never seems to noticeBut the fool on the hill
Sees the sun going down
And the eyes in his head
See the world spinning roundAnd nobody seems to like him
They can tell what he wants to do
And he never shows his feelingsBut the fool on the hill
Sees the sun going down
And the eyes in his head
See the world spinning roundOhh oh-oh-oh-oh ohh-oh-oh
Round and round and round and round and round
He never listens to them
He knows that they’re the fool
They don’t like himThe fool on the hill
Sees the sun going down
And the eyes in his head
See the world spinning roundOhhhh
Round and round and round and round and
Ohhhh

La moda nello spazio

Video lezione in tre puntate

«Fin dall’inizio lei è stata più importante di chiunque altro. Nel 1976 quando è iniziato il punk , è stata ancora in un certo senso significativa, al contrario di Chanel» Stephen Jones

Abiti come fatti di vetro, guanti con unghie laccate, capelli a forme di scarpa, costole cucite in evidenza per mostrare lo scheletro come visto ai raggi x, abiti con cassetti e squarci tra i tessuti per mostrare quella che appare come viva carne.

Potrebbe essere una passerella del 2020 ma questi vestiti hanno sfilato a Parigi negli anni ’30. L’autrice è Elsa Schiaparelli, “l’italiana che disegna vestiti” come la bolla la rivale Coco Chanel.

Elsa Schiaparelli sa che l’abito è comunicazione e lei ha voglia di comunicare la sua ironia, l’insofferenza agli schemi e il suo amore per il surrealismo. Elsa Schiaparelli crea legami, sfrontati, impossibili, tra vecchio e nuovo, tra eleganza e provocazione, tra arte e scienza.

Nipote di Giovanni Virginio Schiaparelli, celebre astronomo italiano e senatore della repubblica, Elsa  si lascia ispirare dai racconti dello zio sul pianeta Marte e le stelle cadenti: nell’inverno del ’38 veste di stelle, pianeti e comete le sue provocatorie clienti.

Prima n°1: Gli Schiaparelli

Cavalca l’innovazione sfruttando i materiali di nuova generazione: il rodhophane , la corteccia degli alberi, la carta, la plastica. e anticipa quello che avverrà con la space age quando Paco Rabanne soppianterà ago e filo per creare 12 vestiti non indossabili… E vestire Barbarella provocatoria paladina dello spazio.

Ma la vera provocazione degli anni ’60 è mandare davvero degli uomini nello spazio, con tute vere che li proteggano dal nulla cosmico. E se sulle passerelle ci si può anche permettere di scherzare e di stare scomodi , nello spazio, quello vero bisogna diventare serissimi. Nessuna azienda è più seria della Playtex, fabbrica di reggiseni che sa perfettamente come adattare il tessuto al corpo; dopo diversi tentativi staranno le sartine della Playtex a dare sicurezza ad Armstrong, Aldrin e Collins cucendo insieme 21 stati di materiale brevettato e fabbricato dalla DuPont.

Puntata n°2: La Space Age

Il sodalizio della NASA con la DuPont non cesserà più. Siamo alla viglia del lancio le più innovativo telescopio spaziale mai progettato, il sostituto dell’Hubble Space Telescope: il James Webb Telescope, che tutti gli astronomi attendono per svelare i nuovi segreti dell’universo. Per funzionare, il JWT dovrà essere protetto dai caldi raggi solari che non farebbero funzionare i suoi strumenti: 5 strati di Kapton e Kevlar – materiali brevettati dalla Dupont – dallo spessore quasi di un capello umano lo isoleranno termicamente rendendo possibile l’osservazione nella banda infrarossa dello spettro elettromagnetico.

Puntata n°3: Che succede?

Forse non tutti gli astronomi sanno che… Per studiare l’universo bisogna avere l’abito giusto!

L’eredità di Schiaparelli è immensa: sono quelli come lei che insegnano ad unire i puntini e guardare sempre più lontano.

Space Oddity, la Luna, Woodstock… Correva l’anno 1969

20 luglio …. la Notte della Luna

Il 20 luglio 1969 la temperatura massima raggiunta a Milano è di 34,4 gradi e la minima non è di quelle che fan dormire sereni: 24.6 gradi anche nelle ore notturne.
Chi può è lontano dalle città, al mare.  Sono in molti ora a potersi permettere le vacanze e a riversarsi sulle coste adriatiche ligure e tirreniche: lo dimostra la trasmissione condotta da un Walter Chiari all’apice del successo andata in onda dal 26 luglio al 6 settembre  “Aiuto è vacanza”, uno spaccato di un paese entrato nel benessere economico.
Ma la notte del 20 luglio non è importante il luogo in cui ci si trova, mare, montagna o città non fa differenza perché tutti sono tra quattro mura davanti a un televisore.

Gianni Rivera, Gigi Riva e Felice Gimondi

Il campionato di calcio del 1968/69 lo vince la fiorentina con 45 punti. al secondo posto con 41 punti il Cagliari portato in vetta da Gigi Riva – capocannoniere con 21 reti. Il Milan terza.
Il riscatto della squadra Milanese avviene con la vittoria della coppa dei campioni: batte 4 a 1 l’Ajax con due gol realizzati sui preziosi assist di Gianni Rivera a Pierino Prati.
 
Al Giro d’Italia vince Felice Gimondi che completa un percorso di 3851 km ricco di salite in 106 ore, 47 minuti e 3 secondi

 Luna: per due giorni non si parla delle contestazioni

Per due giorni i quotidiani, i telegiornali e le radio sono invasi dalla Luna, non si parla d’altro. Quasi come a volersi dimenticare che le nubi all’orizzonte sono nere e cariche di problemi: il 1969 si apre nel pieno della contestazione studentesca che interessa Europa e Italia. In italia dopo l’occupazione delle università, si assiste alla rivolta nelle carceri poi all’autunno caldo delle lotte sindacali in un crescendo di tensione – che culmineranno nel 69 con la Strage di piazza Fontana del 12 dicembre che provoca 17 morti e 88 feriti. E’ il preludio degli anni di piombo; 1969 Aldo Moro è il ministro degli esteri del II governo Rumor.

Easy Rider

Il cinema assorbe e celebra la contestazione; al festival di Cannes,  Luchino Visconti presidente di giuria, premia il film di denuncia sociale “Se..”; Tuttavia la 22° edizione del festival passerà alla storia per la premiazione come opera prima di Easy riders, film cult della ribellione dalle leggi medio-borghesi del quieto vivere, celebrazione della assoluta liberta, del viaggio, road movie per eccellenza; Simbolo della Nuova Hollywood è il film che – secondo George Lucas – ”Più di ogni altro ha cambiato completamente l’idea di che cosa fosse un film di successo, cioè che dovesse avere successo tra i giovani.»

Space Oddity

È l’11 luglio 1969 quando esce il singolo di David Bowie Space Oddity; nove giorni più tardi gli americani metteranno per la prima volta il piede sulla Luna e la canzone di Bowie farà da sottofondo musicale alla diretta televisiva della BBC.
 
La canzone in effetti parla del Maggiore Tom (Major Tom) e del suo viaggio spaziale; tuttavia, sebbene la vicinanza temporale con l’allunaggio sia sorprendente Bowie dichiarerà di non aver voluto celebrare l’impresa spaziale ma di essersi ispirato principalmente al capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio (1968) e al suo senso di alienazione
In contrapposizione alla euforia mondiale di conquista l’atteggiamento del Maggiore Tom è quello della rassegnazione, rinuncia  e accettazione di un destino imposta da altro e altri. Bowie presenta una visione assolutamente disillusa e disincantata del potere e della fama.
Nonostante questo iniziale pessimismo David Bowie tornerà sul tema dello spazio  e della presenza aliena per buona parte della sua carriera creando personaggi come Ziggy Stardust, l’album The rise and fall of Ziggy Stardust and the spider from Mars (1972) e come protagonista nel film di fantascienza L’uomo che cadde sulla terra (1976).

Il festival di Sanremo

Il 19° festival della canzone Italiana – il festival di Sanremo è condotta da Nuccio Costa e Gabriella Farinon; vincono Iva Zanicchi e Bobby Solo con Zingara. Alla gara partecipa come interprete per la prima e ultima volta nella sua carriere anche Lucio battisti che di classifica 9° con Un’avventura. Al Bano vince “Un disco per l’estate” con Pensando a te, Morandi vince canzonissima con “ma chi se ne importa”.
Per dare un’idea Stevie Wonder partecipa al festival di Sanremo accanto a Gabriella Ferri e viene subito scartato.
L’album più venduto è Fabrizio de Andre, volume terzo – I  Beatles con il white album  si piazzano solo al V posto dietro a Gianni Morandi, Lucio Battisti e Mal.

Woodstock

Per chi ha vissuto gli anni della contestazione e della cultura Hippy, il 1969 è l’anno di Woodstock, il festival per eccellenza, quello de i tre giorni di pace musica e rock. In realtà non si svolse a Woodstock ma a Bethel e fu avversato dalle pessime condizione atmosferiche e scarsa organizzazione.  Inaspettatamente 400.000 persone invasero le colline della piccola città e bloccarono le strade dello stato di New York per una 72 ore di musica che vide alternarsi 32 tra i più celebri musicisti e gruppi. Storica la chiusura del Festival con l’inno nazionale statunitense distorto da un immortale Jimi Hendrix.


 Anche i ladri davati alla TV

Per due giorni esiste solo la Luna; gli italiani sono incollati al televisore. E chi non ce l’ha lo va a comprare come Elsa Morante che si piega al fascino della scoperta. Sono in dieci milioni i telespettatori collegati durante le 28 ore di diretta con punte di 19 milioni: vista la nottata speciale i ministeri e gli uffici pubblici l’indomani aprono alle 10:30 e dalla questura di Roma arriva la notizia che nella notte della Luna non è arrivata alcuna segnalazione di furto o scasso. Anche i ladri stavano sognando ad occhi aperti.

Tito Stagno


“Signori, sono le 22 e 17 in Italia, le 15 e 17 a Houston. Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica è frutto della fede dell’uomo” Nessuno se ne può accorgere perchè le trasmissioni sono in bianco e nero ma Tito Stagno è vestito in verde: è il colore che lo accompagna nei momenti più importanti della carriera. In camerino ha una valigia con camice a abito di ricambio; ma – di nuovo nessuno se ne accorge –  in alcuni momenti  della trasmissione sotto la scrivania è in mutande… Per due giorni si alimenta solo con acqua e vitamine per paura di essere colto da un colpo di sonno. Il sonno se lo concede solo quando gli astronauti tornano a Terra: a Fregene su una sdraio sotto il sole.

Papa Paolo VI

Dall’angelus del 20 luglio, Papa Paolo VI
“Oggi è un giorno grande, un giorno storico per l’umanità, se davvero questa sera due uomini metteranno piede sulla Luna […].
Faremo bene a meditare sopra questo straordinario e strabiliante avvenimento […].
Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico. […] Chi è l’uomo? Chi siamo noi, capaci di tanto?
Faremo bene a meditare sul progresso. […] L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano, forse fino alla follia.  È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua produzione e nel suo uso impone al proprio padrone?”
La notte del 20 luglio è anche lui davanti alla televisione.

Giornata mondiale LGBT

“Noi siamo ovunque” Questo il motto dei manifestati nei moti di Stonewall; poco dopo l’una di notte a cavallo tra il 27 e il 28 giugno la polizia di New York fa irruzione al Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street a Manhattan con lo scopo di arrestare gli avventori del locale con l’accusa di “indecenza”. Non era la prima retata ma era il momento di affermare e difendere i diritti delle minoranze: la comunità reagisce. La serata si chiudo con 13 arresti e 4 agenti feriti. Seguono diversi giorni di scontri violenti ma la data del 28 acquista un valore simbolico: dal 1969 il 28 giugno si celebra la “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT”.

I Beatles sul tetto del mondo

Il 30 gennaio i Beatles sono sul tetto del mondo; non solo simbolicamente. Salgono fisicamente sul tetto della Apple per un concerto più o meno estemporaneo  in quella che sarà la loro ultima esibizione. Fanno in tempo a suonare per 45 minuti prima che arrivi la polizia chiamata dai vicini disturbati dal rumore. Nel frattempo una folla incredula si accalca sotto l’edificio mentre scorrono le note di Get back, Don’t let mo down, god save the queen. A fine concerto John Lennon ringrazia tutti: “Vorrei ringraziare a nome del gruppo e di noi stessi e spero di aver passato l’audizione”
Nessuno li vedrà più suonare insieme.

GRANDE GIOVE! Ritorno al futuro…

Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza

Per il ciclo POP- science

Una brillante sceneggiatura, straordinari personaggi cuciti su abili attori e un pizzico di scienza.
Questa la ricetta perfetta di Ritorno al futuro, il film che è diventato un evento culturale degli anni ’80.
Con abile mano Robert Zemeckis, regista, e Bob Gale, sceneggiatore, hanno saputo costruire un’avventura straordinaria nascondendo tra battute, immagini e musica un’impalcatura scientifica di tutto rispetto.
Complice la relatività di Einstein, l’energia nucleare, l’entropia e la creazione di universi paralleli Marty McFly e Doc Brown si sono ritrovati viaggiatori del tempo alle prese con tutti i paradossi logici del caso.
Un incontro per scoprire quanta scienza si nasconde tra le pieghe di questa strabiliante storia e mostrare come la scienza e i film possano servire semplicemente a farci divertire!

La scienza ci fa sognare, regalandoci nuovi orizzonti, nuove idee riempiendo l’immaginario collettivo di visioni, sensazione ed emozioni.

Ci ha dato The dark side of the moon, i sintetizzatori, il velcro, i moon boot, la minigonna, Ziggy Stardust, i coloranti, Lucy in the sky with diamond, Doc Brown, il world wide web, l’ hoverboard, il flusso canalizzatore… Siate sinceri, non vi sentite già meglio?

Ci vediamo al Planetario di Milano

lunedì 6 maggio alle 21:00,

per l’ultimo appuntamento del ciclo POP – science

“Grande Giove!” Ritorno al futuro…

Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza

Informazioni generali
Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/

Domani vado sulla Luna. Come mi vesto?

Se lo saranno pur chiesto gli scienziati della NASA quando Kennedy ha gridato al mondo “Abbiamo deciso di andare sulla Luna”.

Certo non partivano da zero: qualche pilota d’alta quota già indossava tuta pressurizzata e maschere per l’ossigeno. Ma una cosa è star nell’abitacolo di un jet un’altra saltellare sul nostro satellite.

Il corpo umano è fatto per vivere su un pianeta Terra che ha un’accelerazione di gravità di 9,8 m/s2, una pressione di una Atmosfera (1,01325 bar), una temperatura intorno ai 20 gradi, protetto dai raggi cosmici da uno spesso strato di gas che chiamiamo atmosfera e che contiene ossigeno.

Sulla Luna non c’è nulla di tutto ciò: gravità di un sesto, niente pressione, temperature da -100 a + 100, via libera ai raggi cosmici ma niente ossigeno.

Che ci si può fare? Ci si copre! come l’uomo ormai fa da millenni: c’è chi ritiene che la più grande invenzione dell’uomo sia stato l’ago con il quale ha costruito le prime calzature, le prime pellicce ed ha conquistato le regioni apparentemente meno ospitali del pianeta. Ora si tratta di affinare gli strumenti per conquistare zone ancora meno ospitali…

Dal velcro al goretex passando per il Memory Foam, gli occhiali REVO, i moon boot,  la conquista dello spazio ha richiesto nuovi materiali, nuove tecnologie, nuove idee… e ha contribuito ad abbattere qualche tabù.

Nello spazio ci si va con la geometria, con la matematica, calcoli perfetti di orbite circolari o ellittiche; è il trionfo del progresso scientifico che apre una nuova via da percorrere;  André Courrèges assorbe tutto l’interesse per lo spazio e prima ancora che l’uomo metta piede sulla Luna, nel 1964 fa sfilare in passerella le sue Moon Girls: celebra la geometria attraverso mises stilizzate, triangolari o trapezoidali,  linee dritte, drittissime, caschi enormi, occhiali e gonne corte anzi cortissime… le minigonne.

Le Moon Girls di André Courrèges
«Seguivamo la stessa logica, anche se creavamo moda per persone diverse. […] Nessuno ha inventato la mini, nasceva da una volontà. André Courrèges ha scioccato l’alta moda, portandola nel moderno. Questa è stata la sua rivoluzione. Io ho semplicemente realizzato un desiderio comune e accorciato le gonne per ragazze come me.» Mary Quant

Emblema dell’emancipazione femminile, della volontà di muoversi liberamente, la minigonna è la regina dell’immaginario scientifico di conquista dello spazio: compare infatti per la prima volta nel film Il Pianeta Proibito come abito di scena su idea della costumista Helen Rose nel 1956, dieci anni prima che invadesse passerelle e strade londinesi.  Simbolo del futuro, la minigonna diventa poi parte dell’uniforme standard dell’equipaggio femminile di Star Trek per volontà del produttore Gene Roddenberry.

Certo, la moda futurista di Courrèges la vuole in plastica, da indossare con stivali alti in PVC; gli stilisti della space age infatti – Pierre Cardin e Paco Rabanne tra i tanti – si lasciano ispirare da tecnofibre e dai nuovi materiali sfruttati nella corsa allo spazio.

Alluminio, plastica, plexiglass, carta, fibre ottiche, PVC, vinile, fibra di vetro diventano i tessuti del presente che strizza l’occhio al futuro.

“Paco Rabanne? Non è un sarto, ma un metallurgico” commenta Coco Chanel .

Dallo spazio alla vita quotidiana, dall’estetica al comfort, l’uomo ha fatto della necessità di coprirsi (o scoprirsi) un’arte che ha assorbito le più grandi innovazioni culturali e tecnologiche, comunicando attraverso gli abiti nuove idee e nuovi orizzonti.

Complice un rinnovato interesse per l’astronomia e lo spazio che dalla cinematografia alla letteratura celebra la potenza visionaria di viaggi interplanetari, tunnel spazi-temporali e onde gravitazionali oggi viviamo una nuova “space age”. Avete il vestito giusto per l’occasione?

Ci vediamo al Planetario di Milano lunedì 1 aprile alle 21:00, per

“Rivestirsi di cielo: tecnologia e innovazione tra le stelle”

Informazioni generali

Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/

Don’t stop me now – Queen

Bohemian Rapsody – il film – ha vinto  4 Oscar, 2 Golden globe, una serie lunghissima di premi meno noti ed è candidato al David di Donatello come miglior film straniero. I Queen – la band – ha venduto circa 300 milioni di dischi al mondo e con 40 album pubblicati, il 24 febbraio ha aperto la serata degli Oscar ed è di nuovo in tour negli Stati Uniti; I Queen sono protagonisti del palinsesto televisivo, radiofonico e le loro canzoni si sentono persino fischiettare al parco… E’ un meritatissimo momento d’oro per uno straordinario gruppo che non ha mai avuto riconoscimento dalla critica, arrivata persino a definire la loro musica “banale rock da supermercato”.

Oggi li celebra persino la scienza.

Jabob Jolij, neuroscienziato cognitivo, dell’università di Groningen in Olanda ha messo a punto una formula matematica per individuare la canzone che fa sentire meglio le persone. Ecco qui la formula con tutti i suoi numeri e le operazioni:

Rating = 60 + (0.00165 * BPM – 120)^2 + (4.376 * Major) + 0.78 * nChords – (Major * nChords)

E … The winner is… I Queen con “Don’t stop me now”.

I parametri di valutazione sono: i battiti al minuto (tra i 140 e i 150 al minuto da più energia), l’uso della scala maggiore (la scala maggiore ci fa sentire decisamente meglio) e il numero di accordi. Per quanto riguarda il testo sarebbe meglio che la canzone ci parlasse di qualcosa che ci piace fare –  o, in alternativa, che non abbia alcun senso.

Nel testo – come spesso accade nella musica rock – compaiono copiosi riferimenti scientifici: Freddy è una stella cadente che attraversa il cielo, brucia nel cielo a 200 gradi e viaggia alla velocità della Luce… No, non fermatelo: si sta divertendo così tanto… E’ un missile che ha come direzione Marte, in rotta di collisione, è un satellite fuori controllo… brucia nel cielo a 200 gradi e viaggia alla velocità della Luce…

Se è vero che in questi riferimenti “astronomici” potrebbe esserci lo zampino di Brian May, dottorato in astrofisica (e il suo zampino c’è sicuramente nella canzone ’39 che esplora tutti i paradossi della relatività di Einstein) è pur vero che dai Pink Floyd ai Genesis, passando per David Bowie, Pearl Jam, Police e arrivando a Bruce Springsteen, Radiohead e Coldplay da 60 anni il rock‘n’roll attinge alla scienza e all’astronomia giocando con concetti, formalismi, suoni e parole.

Le canzoni e gli album pubblicati tra gli anni 1950 ed oggi rimangono infatti impregnati di quelle tematiche scientifiche che sono state in grado di influenzare il pensiero collettivo nel contesto dei cambiamenti culturali avvenuti nell’ultima metà del secolo scorso: la corsa allo spazio, l’esistenza dei buchi neri, l’espansione dell’universo, l’evoluzionismo di Darwin o la scoperta del bosone di Higgs.

La scienza ogni giorno ci restituisce immagini, idee e sensazioni che entrano nel bagaglio culturale collettivo; tutti le vivono, molti le colgono e qualcuno le restituisce a tempo di rock!

Ci vediamo al Planetario di Milano lunedì 11 marzo alle 21:00, per

“Tutte le stelle del rock. Cinquanta anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale”

If you wanna have a good time… just give – us – a call!

https://www.facebook.com/events/400278970735379/

Informazioni generali

Quanto costa?
5€ l’intero, 3€ il ridotto per minorenni e over 65
Quanti posti ci sono?
375, è il più grande planetario d’Italia!
C’è la prevendita?
Sì, 200 biglietti sono disponibili al sito http://booking.lofficina.eu
Altrimenti come acquisto il biglietto?
Direttamente al Planetario, a partire da 45 minuti prima dell’inizio dell’evento.
Per altre informazioni
http://lofficina.eu/




Tonight I’m gonna have myself a real good time
I feel alive and the world I’ll turn it inside out – yeah
And floating around in ecstasy
So don’t stop me now don’t stop me
‘Cause I’m having a good time having a good time

I’m a shooting star leaping through the sky
Like a tiger defying the laws of gravity
I’m a racing car passing by like Lady Godiva
I’m gonna go go go There’s no stopping me

I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time just give me a call
Don’t stop me now (‘Cause I’m having a good time)
Don’t stop me now (Yes I’m havin’ a good time)
I don’t want to stop at all

Yeah, I’m a rocket ship on my way to Mars
On a collision course
I am a satellite I’m out of control
I am a sex machine ready to reload Like an atom bomb about to
Oh oh oh oh oh explode

I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic woman of you

Don’t stop me don’t stop me
Don’t stop me hey hey hey
Don’t stop me don’t stop me
Ooh ooh ooh, I like it
Don’t stop me don’t stop me
Have a good time good time
Don’t stop me don’t stop me ah
Oh yeah
Alright

Oh, I’m burnin’ through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mister Fahrenheit
I’m trav’ling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time (wooh)
Just give me a call (alright)
Don’t stop me now (‘cause I’m having a good time – yeah yeah)
Don’t stop me now (yes I’m havin’ a good time)
I don’t want to stop at all
La da da da daah
Da da da haa
Ha da da ha ha haaa
Ha da daa ha da da aaa
Ooh ooh ooh



Non Fermarmi Ora

Stanotte mi divertirò sul serio
mi sento vivo e capovolgerò il mondo, si
e fluttuando qui intorno in estasi
quindi non fermarmi ora, non fermarmi
perché mi sto divertendo, mi sto divertendo

Sono una stella cadente che attraversa il cielo
come una tigre che sfida le leggi di gravità
sono una macchina da corsa che sfila come Lady Goliva
vado, vado, vado, vado,
niente mi può fermare

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te un uomo supersonico

Non fermarmi ora, mi sto divertendo così tanto
mi sto divertendo un mondo,
non fermarmi ora
se vuoi divertirti devi solo chiamarmi
non fermarmi ora (perché mi sto divertendo)
non fermarmi ora (sì mi sto divertendo)
non mi voglio assolutamente fermare

Si, sono un missile che ha come direzione Marte
in rotta di collisione,
sono un satellite fuori controllo
sono una macchina del sesso pronta a ricaricarsi come una bomba atomica che sta per
oh oh oh esplodere

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te una donna supersonica

Non fermarmi, non fermarmi
non fermarmi ehi ehi ehi
non fermarmi, non fermarmi
oh mi piace
non fermarmi, non fermarmi
mi sto divertendo così tanto
non fermarmi, non fermarmi ah
oh sì
va bene!

Brucio nel cielo, si
200 gradi,
ecco perché mi chiamano Mister Fahrenheit
viaggio alla velocità della luce
farò di te un uomo supersonico

Non fermarmi ora, mi sto divertendo così tanto
mi sto divertendo un mondo,
non fermarmi ora
se vuoi divertirti
devi solo chiamarmi (va bene?)
non fermarmi ora (perché mi sto divertendo)
non fermarmi ora (sì mi sto divertendo)
non mi voglio assolutamente fermare
La da da da daah
Da da da haa
Ha da da ha ha haaa
Ha da daa ha da da aaa
Ooh ooh ooh

POP- SCIENCE – La serie…

Per qualcuno è affascinante, per altri un vero e proprio incubo: la scienza divide, unisce, emoziona e irrita. Qualcuno piange davanti all’annuncio dell’onda gravitazionale e altri si arrabbiano davanti alla descrizione di un dinosauro mai visto.

Che cosa pensiamo quando sentiamo pronunciare la parola scienza? Il più delle volte pensiamo a qualcosa di rigido, determinato e grigio; qualcosa che si basa sulla definitezza di teoremi e regole matematiche, di estremamente noioso e scostante.

Ma la scienza è più morbida e sorprendente di quanto non siamo abituati ad immaginare; ed è talmente sotto i nostri occhi che abbiamo smesso di vederla.

Da quando ci svegliamo (con un orologio regolato sul cellulare o sulla radio) a quando andiamo a dormire (guardando una serie televisiva su web, leggendo un libro o ascoltando un .mp3) sfruttiamo conoscenze e competenze sviluppate nei secoli grazie all’applicazione del metodo scientifico (osservazione-ipotesi-esperimento-conferma o rigetto della tesi).

Siamo tutti scienziati ad esempio quando giochiamo a nascondino e dobbiamo cercare i nostri amici: osserviamo la scena, ipotizziamo dove possano essersi nascosti e poi a andiamo a controllare.

La scienza è pop: permea e trasforma ogni nostra azione quotidiana.

Dovrebbe avere un solo grande obiettivo: quello di farci vivere meglio; innanzitutto ci permette di inventare cose utili: i nostri sforzi di comprensione di ciò che ci circonda ci hanno dato gli strumenti della nostra quotidianità come fotocamere negli smartphone, body scanner, pannelli solari, tomografia computerizzata, airbag… Tuttavia non è per questo che ci emozioniamo davanti ad un cielo stellato.

La nostra mente non è fatta per fermarsi a ciò che vede. Uno studio condotto in Gran Bretagna qualche anno fa ha dimostrato che la maggiore parte del tempo noi Homo Sapiens lo passiamo … ad immaginare.

L’immaginazione è un “retaggio” evolutivo sviluppatasi come strumento per programmare il futuro e per ragionare sulla mente degli altri; tuttavia ora che la possediamo è una delle principali fonti di piacere.

La scienza ci fa sognare, regalandoci nuovi orizzonti, nuove idee riempiendo l’immaginario collettivo di visioni, sensazione ed emozioni.

Ci ha dato The dark side of the moon, i sintetizzatori, il velcro, i moon boot, la minigonna, Ziggy Stardust, i coloranti, Lucy in the sky with diamond, Doc Brown, il world wide web, l’ hoverboard, il flusso canalizzatore… Siate sinceri, non vi sentite già meglio?

POP-SCIENCE – La serie…

Al Planetario U.Hoepli di Milano, ore 21:00

  • 11 marzo – Tutte le stelle del rock: 50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale
  • 1 aprile –  Rivestirsi di cielo: Tecnologia e innovazione tra le stelle
  • 6 maggio – “Grande Giove!” Ritorno al futuro. Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza


The Sky is a Neighborhood – Foo Fighters

Metti due settimane di vacanza alle Hawaii.

Metti la sgradevole sensazione di non aver chiuso per bene il proprio lavoro: che ci sia ancora qualcosa in sospeso.

Metti una sera sull’erba a guardare il cielo stellato cercando di non pensarci…

Metti Dave Grohl al centro della scena e un video postato su You Tube di Neil deGrasse Tyson, uno dei più famosi e frizzanti astronomi e divulgatori scientifici.

“Ero sdraiato sull’erba guardando la notte stellata delle Hawaii” dice Dave Grohl a Rolling Stonee mi sono ricordato di un video di Neil DeGrasse Tyson che avevo visto, intitolato “The most astounding fact”. Sono sempre stato un osservatore del cielo sin da quando ero piccolo; fissavo il cielo aspettando un segno. E così ho scritto la canzone The Sky is the Neighborhood

Non si perde in fronzoli Neil deGrasse Tyson, il concetto del suo video è semplice: noi siamo polvere di stelle. Gli atomi che compongono il nostro corpo – ossigeno, carbonio, fosforo, azoto… – sono stati creati all’interno delle stelle.

Ogni elemento chimico è composto da un atomo cosiffatto: un nucleo – in cui stanno protoni e neutroni – e gli elettroni che ruotano attorno al nucleo. Ciò che caratterizza ogni elemento chimico è il numero di protoni nel nucleo.

L’elemento più semplice ha 1 protone ed è l’idrogeno – poi troviamo l’elio con 2 protoni, poi il litio con tre, berillio con 4,  boro con 5, carbonio con 6 e così via…

Resti dell’esplosione di supernova osservata nel 1604 – SN1604

A partire da idrogeno e un po’ di elio le stelle, nel loro cuore, in milioni o miliardi di anni cucinano gli elementi chimici più complessi; le stelle più massicce concludono poi la loro vita con una grande esplosione disperdendo gli elementi chimici nell’universo.

E’ andata più o meno così: circa 5 miliardi di anni fa, da una nube di gas e polveri composta da quegli elementi è nato il Sole e attorno a lui otto pianeti; su uno di quei pianeti, che noi chiamiamo Terra, utilizzando gli elementi chimici disponibili – ossia carbonio, azoto ecc.  – è nata la vita.

Ecco come lo spiega Dave Grohl “Sostanzialmente – il video di Neil deGrasseTyson –  parla del fatto che gli atomi che compongono la vita sulla Terra e che costituiscono il corpo umano sono rintracciabili agli albori dell’universo. Stelle che diventano instabili e collassano, esplodono e buttano fuori le proprie viscere e i loro ingredienti fondamentali per la vita vengono sparpagliati per tutto l’universo; nuovi sistemi solari si formano e i pianeti che orbitano attorno alle stelle hanno gli ingredienti per formare la vita. E quando guardi il cileo stellato realizzi che non sei una parte dell’universo, ma l’universo è parte di te. Mi ha davvero toccato”

In soldoni: il 70% del nostro corpo è composto di acqua; l’acqua è un elemento la cui molecola è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno; l’ossigeno è stato sintetizzato in qualche stella che era qui nei “paraggi” miliardi di anni fa e che è esplosa. L’idrogeno no, non deriva dalle stelle; l’idrogeno è arrivato a noi direttamente del Big Bang… Gli atomi di idrogeno che compongono il nostro corpo hanno… 13,7 miliardi di anni.

Che Dave Grohl fosse un attento scrutatore del cielo ce ne eravamo accorti fin dal 1994: chiusa drammaticamente la sua esperienza con i Nirvana (l’8 aprile 1994 Kurt Cobain verrà trovato morto nella sua casa a Seattle), Grohl decide di non darsi per vinto e di provare a dare luce alle più di 40 canzoni che ha già scritto.

In una settimana incide 15 canzoni: Dave Grohl alla voce, Dave grohl alla batteria, Dave Grohl alla chitarra, Dave Grohl a qualunque strumento compaia… ora serve un nome, un nome che abbia il suono di una band – perchè Dave non ha intenzione di far tutto da solo per sempre –

And I called it ‘Foo Fighters’ ‘cause I wanted people to think it was a group.

Il termine foo fighters venne utilizzato dai piloti dell’aeronautica militare della seconda guerra mondiale per indicare quei fenomeni di Unidentified Flying Object (UFO) sospettati di essere armi segrete impiegate dal nemico.

“I’ve always been kind of a UFO nut, but also, it almost sounded like a gang, you know, like a karate gang or something. Foo Fighters! So yeah, it worked!

Yes Dave, it worked! Dave forma la sua band e porta a compimento 9 album in studio, mischiando pop, metal e punk, scalando le classifiche e diventando un vero e proprio rappresentante della cultura rock

ll 15 settembre 2017 esce Concrete and Gold ultimo capolavoro della band preceduto dai singoli Run e The Sky is the Neighborhood

Per il video di The Sky is the Neigborhood Dave Grohl ritorna agli UFO e ingaggia come protagoniste le sue due figlie:

“E’ strano perchè buona parte del video si base su un sogno che ho fatto 20 anni fa in cui stavo camminando lungo la costa italiana al tramonto; le stelle iniziavano a comparire nel cielo e tutt’a un tratto il cielo si è riempito di milioni di UFO che sciamavano in giro. Poi ognuno è caduto sulla terra e gaurdava in alto e c’erano dei film proiettati in cielo sull’evoluzione dell’uomo , su nuovi territori e su come li avrebbero divisi e perchè noi siamo qui e come siamo stati creati; questo sogno è rimasto con me per tutta la vita…”

Finchè Dave, la connettivina del rock, ha preferito condividerlo con noi…

 

The sky is a neighborhood
So keep it down
The heart is a storybook
A star burned out

The sky is a neighborhood
Don’t make a sound
Lights coming up ahead
Don’t look now

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Mind is a battlefield
All hope is gone
Trouble to the right and left
Whose side you’re on?

Thoughts like a minefield
I’m a ticking bomb
Maybe you should watch your step
Don’t get lost

The sky is a neighborhood
The sky is a neighborhood
Don’t get lost

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

The sky is a neighborhood

The heart is a storybook
A star burned out
Something coming up ahead
Don’t look now

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

(The sky is a neighborhood)
Oh my dear
Heaven is a big band now
Gotta get to sleep somehow
(The sky is a neighborhood)
Bangin’ on the ceiling
Bangin’ on the ceiling
Keep it down

Johnny B. Goode – Chuck Berry

“Sei in gamba ragazzo, dovresti venire a trovarmi a Chicago e portare qualcosa da lavorarci su”

L’invito viene direttamente dal maestro del blues Muddy Waters ed é rivolto ad un ragazzo che si esibisce regolarmente al Cosmopolitan di St. Louis. Il ragazzo ha 28 anni, due figli, un diploma in acconciatura e cosmetica e qualche guaio con la legge per una rapina a mano armata.  Ma soprattutto ha una pazza voglia di suonare la chitarra e raccontare un po’ della rivoluzione che sta scuotendo gli Stati Uniti, quella celebrata da “Gioventu bruciata“, fatta di bande, flirt, musica, corse in automobili e di ribellione alla morale imperante.

Il suo nome é Charles Edward Anderson Berry, meglio noto come Chuck Berry ed è colui che darà forma, stile, sostanza e ispirazione al rock’ n’roll..

«Quando sento del buon rock, del calibro di quello di Chuck Berry, cado praticamente in ginocchio. Nient’altro della vita mi interessa. Il mondo potrebbe finire e non me ne importerebbe » John Lennon

Nel 1955 su invito di Muddy Waters, Chuck Berry si ritrova a Chicago con due canzoni da far sentire a Leonard Chess: Wee Wee Hours e Maybellene; inaspettatamente sarà la seconda a far breccia nel cuore di Chess che chiede a Berry di eseguirla con più ritmo, sempre più ritmo e sempre più cruda… E gli americani apprezzano: «L’epoca delle chitarre rock & roll comincia qui» dichiara la rivista Rolling Stone posiziona la canzone a  18-esimo posto delle 500 canzoni più belle di tutti i tempi.

Iniziano così gli anni d’oro di Chuck Berry che pubblica uno dopo l’altro grandi successi come Roll Over Beethoven, School Day, Rock and Roll music, Sweet little Sixteen, Carol  e Johnny B. Goode.

E’ il 1958 quando Chuck Berry pubblica Johnny B. Goode, una canzone che canta il sogno americano, il self made man, chi con il duro lavoro e un po’ di abilità riesce a diventare qualcuno. C’è un po’ di lui e del suo inseparabile pianista Johnnie Johnson in questa canzone scritta in realtà tre anni prima, nel 1955; ora sarebbe da verificare se Berry l’abbia scritta prima o dopo il 12 novembre 1955, giorno in cui Marty McFly  la propone all’impreparato pubblico del ballo del liceo “Enchantment Under the Sea” e Marvin Berry è pronto con la cornetta del telefono a far ascoltare il nuovo sound al cugino Chuck.

Insomma Johnny B. Goode non è soltato una delle più celebri canzoni al mondo, al settimo posto della classifica di Rolling Stone, ma è protagonista nel film “Ritorno al Futuro” come esempio perfetto di uno dei più complessi paradossi temporali:  il paradosso della conoscenza.

Alla fine degli anni ’50 Chuck Berry viene – di nuovo – arrestato per essersi intrattenuto con una quattordicenne che lavora in un locale di sua proprietà e la sua carriera subisce una brusca battuta d’arresto.

Il 20 agosto e il 5 settembre 1977  le sonde Voyager 2 e Voyager 1 rispettivamente sono pronte a sulla rampa di lancio per essere lanciata alla volta di Urano e Nettuno la prima e Giove e Saturno la seconda.

Sono due sonde identiche e a bordo di entrambe  viene messo un disco placcato in oro su cui sono registrati alcune immagini e suoni rappresentativi del pianeta Terra, nella remota possibilità che una forma di vita aliena – in grado di far funzionare un grammofono – lo recuperi dallo spazio interstellare.

Il Voyager Golden Record, così è chiamato il disco, riporta sulle copertina informazioni sulla nostra posizione nell’universo, le nostre conoscenze in merito alla struttura dell’atomo di idrogeno, e su come vada ascoltato un disco per grammofono.

E’ una commissione guidata da Carl Sagan che deve scegliere i pezzi da inserire nel disco: suoni naturali di pioggia, vento, mare e tuoni, canto di uccellini e versi di animali, saluti di abitanti della terra in 55 lingue diverse, un discorso del presidente Jimmy Carter e 90 minuti di suoni prodotti dagli abitanti della terra, qualcosa di cui le varie nazioni possano dirsi orgogliose;  un biglietto da visita dell’umanità.

Per la Germania ci sarà Bach, per la Russia Stravinsky, per Italia Beethoven interpretato dal quartetto italiano e per gli Stati UnitiChuck Berry con la travolgente Johnny B. Goode!

Nel 1977 Chuck Berry si trova a cavallo tra l’album Chuck Berry pubblicato con la Chess Records nel 1975 e l’album  Rock it pubblicato nel 1979 con ATCO Records e passa il suo tempo sui palchi e a strimpellare la sua chitarra riproponendo i suoi cavalli di battaglia.

E chissà dove si trova esattamente la sua Johnny B. Goode incisa sul Voyager Golden Record quando Chuck Berry si esibisce alla Casa Bianca al cospetto di Jimmy Carter il 1° giugno 1979

Quello che sappiamo è che quando Chuck Berry si spegne, a 90 anni e cinque mesi, il 18 marzo 2017, ha appena finito di incidere il suo nuovo album “Chuck” e le sonde Voyager si trovano nello spazio interstellare a circa 20 miliardi di chilometri dal Sole.

E se un giorno intelligenti esseri alieni recuperassero il Voyager Golden Record, seguissero le istruzione contenute e venissero a trovarci… potremmo anche vederli scendere dall’astronave al passo dell’anatra!

Johnny B. Goode!

 

Deep down in Louisiana close to New Orleans,
Way back up in the woods among the evergreens…
There stood a log cabin made of earth and wood,
Where lived a country boy named Johnny B. Goode…
who never ever learned to read and write so well,

But he could play a guitar just like ringing a bell.

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

He used to carry his guitar in a gunny sack
or sit beneath a tree by the railroad track.
Oh, the engineers would see him sitting in the shade,
strumming with the rhythm that the drivers made.
The people passing by they would stop and say
Oh my what that little country boy could play

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

His mother told him: “Someday you will be a man,
And you will be the leader of a big old band.
Many people coming from miles around
To hear you play your music when the sun go down
Maybe someday your name will be in lights
Saying Johnny B. Goode tonight.”

Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny Go! Go!
Go Johnny go! Go! Johhny B. Goode

***

Nella bassa Louisiana, vicino a New Orleans
nel profondo della foresta tra i sempreverde
c’era una capanna fatta di terra e legno
dove viveva un ragazzo di campagna chiamato Johnny B. Goode
non imparò mai a leggere ne a scrivere bene
ma suonava la chitarra come fosse un campanello

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Portava la sua chitarra in una borsa di pelle
Si sedeva sotto l’albero vicino alle rotaie
Vecchi ingegneri lo vedevano seduto nell’ombra
suonava con il ritmo che davano i conducenti
quando la gente passava si fermava e diceva
Oh, che suoni riesce a fare quel piccolo ragazzo di campagna

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

Sua madre gli diceva un giorno sarai un uomo
sarai a capo di una grande banda musicale
molta gente viene da lontano
e ti sente suonare mentre scende il tramonto
forse un giorno il tuo nome sarà su un insegna
che dice Stasera Johnny B. Goode

Vai!Vai!Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, vai!
Vai, Johnny, Vai Johnny B. Goode

 

 

 

 

“Noi e l’Universo”

“Noi e l’universo”

Consapevoli e felici del nostro posto nel cosmo

– conferenza di Ilaria Arosio –

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Ad ogni nostro battito di ciglia la Terra compie centinaia di chilometri; lo fa da quando è nata, miliardi di anni fa, silenziosa e costante; e noi con lei.

Sopra le nostre teste nell’azzurro del cielo, in un angolo grande quanto l’unghia del nostro pollice, si nascondono migliaia di galassie; ognuna di loro è formata da centinaia di miliardi di stelle; stelle e galassie che nascono, vivono, evolvono e si trasformano.

Noi siamo parte di questa immensità; la consapevolezza di quanto ci avvolge, del suo profondo e continuo mutare, ci restituisce orizzonti ampi verso cui volgere il pensiero e il respiro.

È stato spesso detto che l’astronomia è un esercizio di umiltà: non siamo che minuscoli punti dell’infinito cosmo; eppure lo sforzo umano di comprensione dell’universo, il tentativo di spingere sempre un po’ più in là le colonne d’Ercole della conoscenza è un’impresa grandiosa e commovente.

La consapevolezza delle enormi distanze e degli astronomici tempi ci mette tra le mani una grande responsabilità: “quella di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto” (cit. Carl Sagan).

Sarà un viaggio con i piedi radicati a Terra e lo sguardo rivolto al Cielo.

“L’universo è pieno di cose magiche in paziente attesa che le nostre facoltà mentali si affinino”. (Bertrand Russell).

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Vedi gli appuntamenti in programma della conferenza

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