POP- SCIENCE – La serie…

Per qualcuno è affascinante, per altri un vero e proprio incubo: la scienza divide, unisce, emoziona e irrita. Qualcuno piange davanti all’annuncio dell’onda gravitazionale e altri si arrabbiano davanti alla descrizione di un dinosauro mai visto.

Che cosa pensiamo quando sentiamo pronunciare la parola scienza? Il più delle volte pensiamo a qualcosa di rigido, determinato e grigio; qualcosa che si basa sulla definitezza di teoremi e regole matematiche, di estremamente noioso e scostante.

Ma la scienza è più morbida e sorprendente di quanto non siamo abituati ad immaginare; ed è talmente sotto i nostri occhi che abbiamo smesso di vederla.

Da quando ci svegliamo (con un orologio regolato sul cellulare o sulla radio) a quando andiamo a dormire (guardando una serie televisiva su web, leggendo un libro o ascoltando un .mp3) sfruttiamo conoscenze e competenze sviluppate nei secoli grazie all’applicazione del metodo scientifico (osservazione-ipotesi-esperimento-conferma o rigetto della tesi).

Siamo tutti scienziati ad esempio quando giochiamo a nascondino e dobbiamo cercare i nostri amici: osserviamo la scena, ipotizziamo dove possano essersi nascosti e poi a andiamo a controllare.

La scienza è pop: permea e trasforma ogni nostra azione quotidiana.

Dovrebbe avere un solo grande obiettivo: quello di farci vivere meglio; innanzitutto ci permette di inventare cose utili: i nostri sforzi di comprensione di ciò che ci circonda ci hanno dato gli strumenti della nostra quotidianità come fotocamere negli smartphone, body scanner, pannelli solari, tomografia computerizzata, airbag… Tuttavia non è per questo che ci emozioniamo davanti ad un cielo stellato.

La nostra mente non è fatta per fermarsi a ciò che vede. Uno studio condotto in Gran Bretagna qualche anno fa ha dimostrato che la maggiore parte del tempo noi Homo Sapiens lo passiamo … ad immaginare.

L’immaginazione è un “retaggio” evolutivo sviluppatasi come strumento per programmare il futuro e per ragionare sulla mente degli altri; tuttavia ora che la possediamo è una delle principali fonti di piacere.

La scienza ci fa sognare, regalandoci nuovi orizzonti, nuove idee riempiendo l’immaginario collettivo di visioni, sensazione ed emozioni.

Ci ha dato The dark side of the moon, i sintetizzatori, il velcro, i moon boot, la minigonna, Ziggy Stardust, i coloranti, Lucy in the sky with diamond, Doc Brown, il world wide web, l’ hoverboard, il flusso canalizzatore… Siate sinceri, non vi sentite già meglio?

POP-SCIENCE – La serie…

Al Planetario U.Hoepli di Milano, ore 21:00

  • 11 marzo – Tutte le stelle del rock: 50 anni di astronomia raccontati attraverso una rivoluzione musicale
  • 1 aprile –  Rivestirsi di cielo: Tecnologia e innovazione tra le stelle
  • 6 maggio – “Grande Giove!” Ritorno al futuro. Paradossi temporali, viaggi nel tempo… tra scienza e fantascienza


’39 – Queen

Pubblicata nel 1975 , ’39 è la quinta traccia dell’album A night at opera dei Queen considerato il loro lavoro più rappresentativo, per intenderci quello che contiene Bohemian Rhapsody.

’39 parla di un gruppo di astronauti che, imbarcati in una navicella per un viaggio di un anno ad una velocità prossima a quella della luce, ritornano sulla terra, consapevoli del fatto che mentre per loro è trascorso un solo anno, per i terrestri sono passati migliaia di anni.

Questo che va sotto il nome di  dilatazione dei tempi è un fenomeno previsto dalla relatività speciale di Einstein.

Il punto di partenza  (dimostarto sperimentalmente) è che la luce ha sempre la stessa velocità rispetto a qualunque osservatore, sia esso fermo o in moto: circa 300000 km/sec nel vuoto.

Quando si ha a che fare con velocità prossime a quella della luce non è possibile comporre le velocità con semplici trasformazioni galileiane ma è necessario ricorrere alle trasformate di Lorenz.

Se cammino a 5 km orari  su un treno che va a 100 km orari la mia velocotà rispetto ad un uomo sulla banchina della stazione sarà di 105 km orari.

Questa legge di composizione delle velocità  non è più utilizzabile  se le velocità sono paragonabili alla velocità della luce.

Qualitativamente, la velocità è definita come spazio percorso / tempo impiegato; se la velocità della luce deve rimanere costante per tutti sia che si stia camminando, o si stia fermi o si stia guidando o si sia su un aereo o un treno (quindi sempre con una velocità diversa) qualcosa nel tempo o nello spazio deve cambiare.

In altre parole tempo e spazio non sono grandezze fisiche assolute come voleva la meccanica classica ma dipendono dal sistema di riferimento.

Nell’idea della canzone è ovviamente presente lo zampino di Brian May,  dottorato in astrofisica nel 2007 con una tesi su “Un’analisi delle velocità radiali della nube zodiacale”. Nell’album la canzone è cantata da lui.

’39

In the year of thirty-nine
Assembled here the volunteers
In the days when lands were few
Here the ship sailed out into the blue and sunny morn
The sweetest sight ever seen
And the night followed day
And the story tellers say
That the score brave souls inside
For many a lonely day
Sailed across the milky seas
Ne’er looked back never feared never cried

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
Write your letters in the sand
For the day I’ll take your hand
In the land that our grand-children knew

In the year of thirty-nine
Came a ship in from the blue
The volunteers came home that day
And they bring good news
Of a world so newly born
Though their hearts so heavily weigh
For the earth is old and grey
to a new home we’ll away
But my love this cannot be
Oh so many years have gone
Though i’m older but a year
Your mother’s eyes from your eyes cry to me

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
Write your letters in the sand
For the day I’ll take your hand
In the land that our grand-children knew

Don’t you hear my call
Though you’re many years away
Don’t you hear me calling you
All your letters in the sand
Cannot heal me like your hand
For my life’s still ahead, pity me.

’39
Nell’ anno ’39
I volontari si riunirono qui
Nei giorni in cui le terre erano scarse
Proprio da qui la nave salpò verso il blu di un mattino di sole
Era il più dolce spettacolo mai visto
E dopo la notte seguiva il giorno
E i narratori narrano
Che quel gruppo di spiriti audaci
Per molti giorni navigarono solitari attraverso i mari lattei
Senza mai guardare dietro, senza avere paura, senza mai piangereNon senti la mia chiamata
Anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Scrivi le tue lettere sulla sabbia
Per il giorno in cui ti prenderò per mano
Nella terra che i nostri nipoti avranno conosciutoNell’anno ’39
Giuse una nave dal blu
Quel giorno i volontari tornarono a casa
Portarono buone notizie
Di un mondo nato da poco
Sebbene i loro cuori fossero pesanti
Poichè la terra è vecchia e grigia
Piccola mia noi andremo via
Ma, mio amore questo non è possibile
Oh sono passati tanti anni,
Sebbene io non sia invecchiato che di un anno
Gli occhi di tua madre dentro ai tuoi piangono per meNon senti la mia chiamata
Anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Scrivi le tue lettere sulla sabbia
Per il giorno in cui ti prenderò per mano
Nella terra che i nostri nipoti avranno conosciutoNon senti la mia chiamata,
anche se sei molti anni lontana da me?
Non senti che ti chiamo?
Tutte le lettere scritte sulla sabbia
Non possono guarirmi come potrebbe fare la tua mano
Per la mia vita a venire abbi pietà di me